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La terra è come un ponte per attraversare un fiume:
serve solo a sostenere i nostri piedi.
Noi siamo in questo mondo, ma non siamo di questo mondo,
giacché tutti i giorni diciamo:
"Padre nostro che sei nei cieli…"
(Giovanni Maria Vianney, "Pensieri scelti")


Ultimo aggiornamento: 09 Maggio 2026 (Floréal - Sarcloir)


Il Padre nostro di Dalì: quando la preghiera si fa in immagini

Partiamo dal prezzo - Di cosa si tratta - Le immagini -

Partiamo dal prezzo

Non è un approccio né fine, né culturale, eppure la cosa che più mi fa pensare, e che quindi tratto per prima, di questo libro è il prezzo che ho pagato per l'acquisto: 5 (cinque) Euro! Dovrei esserne orgoglioso e soddisfatto, e invece questa cosa mi rattrista.
Stiamo parlando di un libro d'arte, dalle dimensioni generose (32 x 25 cm), di qualità, con un contenuto importante dal punto di vista artistico, e soprattutto (dal punto di vista economico) in tiratura limitata e numerata. Ovviamente l'ho trovato su una bancarella, per essere precisi a Piazzola sul Brenta, quindi stiamo parlando di usato, però cinque euro sono pochi. Si potrebbe pensare ad un venditore poco avveduto (non credo che ne esistano), ma scritto a matita in un risguardo possiamo vedere il prezzo precedente come usato, con cui si voleva venderlo, secondo le migliori intenzioni, a 15 Euro, e sarebbe stato pochino anche così.
Intendiamoci: sono felice del mio acquisto, non sono un masochista che vuol pagare di più per essere soddisfatto, ma il mio pensiero va ai libri in generale, alla cultura, alla lettura. Il mio pensiero va alla voglia che sta svanendo di scoprire, di imparare, di crescere.

Di cosa si tratta

Si tratta delle tavole del "Padre nostro" di Salvador Dalì che curiosamente Wikipedia data al 1965: sulle maggior parte delle tavole trovo riportato 1966, tranne sulla prima che è datata 1962. Poco importa: il periodo era quello del "misticismo nucleare" come l'aveva definito lui stesso, il 1965 era l'anno in cui aveva incontrato Amanda Lear, e in generale aveva appena celebrato il Concilio Vaticano II con la "Madonna Sistina (Orecchio di papa Giovanni)". Il libro sull'Angelus di Millet del quale ho parlato in questa pagina è arrivato una decina di anni dopo, forse come frutto successivo di questo periodo.
Dalì era cattolico, anche se la biografia su Wikipedia parla qua e là di riavvicinamenti, lui non si era mai realmente allontanato dalla religione. In vecchiaia si definì un mistico cattolico.
Non deve stupire quindi che oltre a soggetti sacri classici, come le crocefissioni, abbia affrontato quello che sotto certi punti di vista potremmo definire uno dei soggetti più complicati da trasporre in pittura, ovvero la preghiera simbolo dei cristiani: il padre nostro.
Se tutta la passione è descritta per immagini, essendo un fatto avvenuto, questa preghiera è di per sé un'astrazione. L'Ave Maria sarebbe già molto più facile, rappresentando almeno nella prima parte l'annunciazione, ovvero il saluto dell'Angelo a Maria.

Le tavole sono otto:

1) Pater noster, qui es in caelis,
2) sanctificetur nomen tuum,
3) adveniat regnum tuum,
4) fiat voluntas tua, / sicut in caelo, et in terra.
5) Panem nostrum quotidianum da nobis hodie; / et dimitte nobis debita nostra, / sicut et nos dimittimus debitoribus nostris;
6) et ne nos inducas in tentationem
7) sed libera nos a malo.
8) Amen.

Come scelta dei versi della preghiera viene usata la versione latina, non esattamente quello originale delle vulgate. In pratica non viene tenuto l'aggettivo "supersubstantialem" riferito al "pane nostro", ma viene usato il "quotidianum" arrivato poi nelle lingue volgari con l'italiano.
Poi risultando le pagine forse un po' pochine come quantità, nel libro sono riportate le traduzioni nelle principali lingue moderne.
Per completare l'elenco del contenuto c'è l'introduzione di Miguel A. Acevedo, la dedica a papa Paolo VI, i disegni di angeli e il frontespizio con la composizione di due "Paternoster" incrociati sulla "n" centrale che ricorda la "crux dissimulata" del Sator, ma senza le lettere eccedenti.
Infine la casa editrice "Editorial Casariego" da qualche ricerca in Internet mi sembra sia stata specializzata in facsimile, e uso il passato perché non riesco a trovare un sito ufficiale (sbaglio io a cercare probabilmente).

Le immagini

Se le immagini dovessero essere valutate dal punto di vista simbolico, si parte con una totale incongruenza: al posto del "Padre nostro", cioè della prima persona della Trinità, troviamo un Cristo crocefisso, la seconda persona. E' pur vero che nel vangelo di Giovanni (14,9) troviamo la famosa frase "Chi ha visto me ha visto il Padre", però non credo che il senso della tavola sia quello, o perlomeno non solo quello.
Avrebbe avuto più senso rappresentare il non rappresentabile con il solo cielo, per non dire con il solito triangolo con l'occhio. Dalì non voleva trasmettere un simbolo, un segno, voleva coinvolgerci in un sentimento tanto magnifico quanto doloroso, di sofferenza.
Qui c'è un Dio che si è fatto uccidere per redimere: la smorfia indecifrabile sul volto del Cristo ci attira verso quel cielo color terra, quasi un ossimoro, dove la figura del Crocefisso si confonde, è appena decifrabile tra le nuvole.
Il papa genuflesso, pregante, è piccolissimo, come succedeva negli standard medievali, ed è l'unica cosa ben definita insieme alla ferita del costato che gocciola sangue. Il Padre nostro che è nei cieli è un Dio sofferente, e la sofferenza è certificata dalla smorfia di dolore, ma è anche misericordioso e compassionevole: il suo sguardo è rivolto in basso, verso di noi.

Non voglio essere inventariale, vado a salto e passo al "adveniat regnum tuum". Qui siamo in una pura rappresentazione informale: il Regno di Dio non può e non deve essere rappresentabile con forme terrestri. La rappresentazione con forme conosciute può andare bene per avvicinare le menti semplici.
Il Messia che arriva con un esercito per conquistare la terra non è il Regno di Dio che arriva, ma è una semplificazione per menti non pronte alla rivelazione, però in parte è anche l'unica piccola concessione dell'immagine: l'unico oggetto riconoscibile è una mitra, che se da una parte Wikipedia ci dice che è simbolo di "dignità e autorità" dei vescovi, dall'altra è anche un simbolo di "guerra agli avversari della verità", come fa trasparire la formula d'imposizione della mitra al neovescovo:

Noi poniamo, o Signore, sul capo di questo tuo prelato e avversario un elmo di forza e di salvezza, affinché, con il volto adornato e il capo armato delle corna di entrambi i Testamenti, egli appaia terribile agli avversari della verità; e, per tua grazia, possa essere un forte sfidante per loro, che hai adornato il volto del tuo servo Mosè con la comunione della tua parola e lo hai adornato con le corna più splendenti della tua gloria e verità; e hai comandato che una tiara fosse posta sul capo del tuo sommo sacerdote Aronne. Per Cristo nostro Signore.

Impónimus, Dómine, cápiti hujus antístitis et agonistæ tui gáleam munitiónis et salútis, quátenus decoráta fácie, et armáto cápite, córnibus utriúsque Testaménti terríbilis appáreat adversáriis veritátis; et, te ei largiénte grátiam, impugnátor eórum robústus exsístat, qui Móysi fámuli tui fáciem ex tui sermónis consórtio decorátam, lucidíssimis tuæ claritátis ac veritátis córnibus insigniisti: et cápiti Aaron Pontíficis tui tiáram impóni jussísti. Per Christum Dóminum nostrum.

E arriviamo all'ultima immagine, l'Amen, che è poi quella riportata in copertina.
Tutto ciò che appariva confuso e cupo, ora appare luminoso e chiaro: una silhouette si staglia su un cielo che si espande dal giallo al verde scuro. Il papa con la mitra, genuflesso e orante, è anch'esso più nitido.
E' l'amen originario, non quello grossolanamente tradotto come "così sia", ma come dice Wikipedia:

L'avverbio ebraico ámén significa soprattutto "certamente", "in verità". Etimologicamente è connesso con il verbo ámán, che significa (in forma base, cioè qal) "educare". Importanti sono però i significati derivati: nel nifal significa "esser certo, sicuro", "esser veritiero, vero", per cui anche "resistere", nella forma di hifil credere. Il sostantivo derivato emet significa "ciò che è stabile e fermo", quindi "verità". In questo senso appare per esempio nel Nuovo Testamento, quando Gesù enuncia principi fondamentali, che introduce con questa parola "amen": "Amen, amen, dico a voi" — con il significato: "In verità vi dico", "Ciò che dico, è vero e certo".

E' il punto di arrivo che era anche punto di partenza: il cielo che prima ci appariva cupo e confuso, ora ci appare per quello che è. Come dice San Paolo (8:22-24):

Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Poiché nella speranza noi siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo?

Ecco quindi l'ambizioso obiettivo di Dalì: "ciò che si spera, se visto, non è più speranza", però bisogna trascendere le immagini e guardarle con gli occhi del cuore.

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Autore: Salvador Dalì
Titolo: Pater noster
Tipologia: cartonato
Dimensione volumi: 32 X 25 cm
Pagine: 60
Editore: Editorial Casariego
Anno di pubblicazione: 1992
ISBN: 84-86760-29-1
Prezzo pagato: 5 euro

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