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Ultimo aggiornamento: 20 Dicembre 2025 (Frimaire - Pelle)

La psicoanalisi consente di interpretare
solo ciò che è suscettibile di interpretazione.
L'arte fantastica e l'arte simbolica le offrono
numerose occasioni d'intervento:
in esse abbonda il delirio più o meno evidente.

(René Magritte, "Scritti")









Il "dalirio" sull'Angelus di Millet

Un libro noto, ma ... - Cominciamo dal quadro - Dalirio: il delirio di Dalí - La madre terra - I fenomeni secondari - Conclusione tranchant

Un libro noto, ma ...

Per chi si occupa di arte, per gli appassionati di Salvador Dalí o di Jean-François Millet il libro in questione, ovvero Il mito tragico dell'Angelus di Millet, non è certo una novità, anzi probabilmente se chi ne sa più di me prosegue con la lettura rischia di trovare da ridire: non sono uno storico dell'arte abbiate pietà.
Per tutti gli altri che ignoravano l'esistenza di questa interessante, pazzesca analisi, spero di fare cosa gradita, e in particolare poi per chi ignorava che Dalí fosse anche uno scrittore. Per costoro segnalo che questo non è il solo libro dell'artista catalano: ce ne sono altri (rimando al link a Wikipedia di cui sopra) altrettanto interessanti e pazzeschi.
Insomma: non dovrei parlarne, dovrei volare più basso e lasciare questo volume a chi ne sa, però come dicevo mi farebbe piacere farlo scoprire a chi, tra i miei "venticinque lettori", ne ignorava l'esistenza, in modo da sentirmi un po' utile.

Cominciamo dal quadro

Mi autocito non per mancanza di modestia, ma è solo per non ripetere le cose. Ho parlato Millet a proposito di Barbizon e dei Barbizonniers in questa pagina:

Millet è stato qualcosa di più e l'ha ben capito Dalí che ha scritto un intero libro su di un suo solo quadro, "L'angelus" (e di questo libro mi riprometto di parlarne prima o poi). Nella casa di Millet ora convertita a museo, ho provato ad accennare alle teorie di Dalí al gestore, ma questi le ha cassate subito come sciocchezze. Evidentemente il mondo non è ancora pronto.

Questa ridente cittadina agreste con i suoi dintorni è stata scoperta da Millet come locus amoenus per la sua semplicità, tranquillità, bellezza, insomma perché perfetta fonte ispiratrice delle sue opere. Poi sono arrivati tutti gli altri artisti sulla scia, ma tra tutti il punto di riferimento è rimasto Millet e infatti il museo del paese è stato fatto a casa sua.
Comunque è in questo contesto rurale che emerge il Millet più vero, del quale però Wikipedia ci offre la lettura un po' più banale, indubbiamente corretta, ma forse un po' troppo terra terra:

Dopo gli esordi, indirizzati alla produzione di ritratti e di dipinti a soggetto storico-mitologico ed erotico-galante, Millet si orientò definitivamente verso la fonte più vera e sentita della sua ispirazione artistica: la vita agreste. I suoi quadri, in tal senso, furono rivoluzionari, poiché egli conferì ai suoi contadini una solennità e una dignità quasi eroica che verranno interpretati, in un clima segnato dalle lotte di classe, come un forte segno di emancipazione.

Millet stesso ci racconta che puntava a valorizzare, ad eroicizzare i contadini, però nelle sue opere c'è qualcosa in più. Se un'opera d'arte è una collaborazione tra Dio e l'uomo, come sosteneva André Gide, nell'Angelus in particolare la parte umana è stata ridotta: questo quadro è un'esplosione come ha rilevato Dalí, ma non solo lui, e se è diventato un vero e proprio meme, con variazioni e adattamenti c'è un suo perché. Un esempio su tutti: è stato copiato, e leggermente reinterpretato, anche da Van Gogh con matita, acquerello, gessetto.
Tra queste copie una l'ho acquistata anch'io: si tratta di una stampa che ho comprato al museo Millet di Barbizon. Secondo il custode è una stampa originale di un signore (ho rimosso il nome) che aveva "pochi gradi di separazione" con Millet stesso (ho rimosso anche questo). Insomma per farla breve: è una stampa carina e definisce bene le figura del quadro, ma che poi valga effettivamente qualcosa, questo lo dubito.
Volendo aggiungere qualcosa alla lettura, diciamo così, "convenzionale" del dipinto, possiamo ricordare il famoso libro di Mircea Eliade, "Il sacro e il profano", dove la valenza del profano è semplicemente di luogo, non di mancanza di religiosità. Il "pro-fanum" è il luogo all'esterno del recinto sacro dove solo i sacerdoti possono accedere, ma anche nel profano (nel nostro caso nel campo) ci si rivolge verso il sacro (i contadini che pregano). Quella che dovrebbe essere una preghiera a cui si viene richiamati dal suono delle campane, viene espressa qui in un'immagine silenziosa, nella quale però il silenzio è assordante (classico esempio per la figura dell'ossimoro).
Tutto molto poetico, ma poi arriva Dalí ...

Dalirio: il delirio di Dalí

"Il manoscritto di questo libro andò perduto il giorno in cui partimmo da Arcachon, qualche ora prima dell'occupazione tedesca": questo l'incipit del prologo sottotitolato "Nuove considerazioni generali sul meccanismo del fenomeno paranoico dal punto di vista surrealista". Ora di questa fuga da Arcachon ne dà traccia solo Wikipedia in francese:

Quando la Francia entrò in guerra nel 1939, Dalí e Gala erano a Parigi, che lasciarono per Arcachon dove frequentarono diversi artisti, tra cui Leonor Fini. Poco prima dell'invasione tedesca, partirono per la Spagna e poi per il Portogallo. Dalí, che aveva fatto una deviazione a Figueres per vedere la famiglia, si unì a Gala a Lisbona, da dove partirono per New York dove vivevano anche molti intellettuali francesi in esilio.

A costo di essere dispersivo, devo dire che mi ricorda molto la celeberrima scena del film "Casablanca" (vedi anche questa pagina), quando Rick e Sam stanno partendo dalla stazione di Parigi prima che arrivino i Tedeschi. Chiusa parentesi romantica.
L'intero libro ritrovato era stato frutto di un "fenomeno paranoico", come lo chiama l'autore, durante il quale all'artista appariva continuamente il quadro durante il giorno. Come specifica esplicitamente, non sognava mai questo quadro.
L'interpretazione di base dell'opera viene offerta già nel prologo: la coppia è raccolta in preghiera davanti ad un punto ben preciso dove sta la tomba del figlio morto. Millet dietro suggerimento di amici aveva voluto evitare effetti troppo melodrammatici per cui aveva nascosto la bara dipingendoci sopra. A riprova di questa sua teoria Dalí aveva insistito per ottenere un'analisi ai raggi X dell'opera, ritrovando in questa riscontro di quanto affermato. Personalmente non sono un esperto di radiografie ma la lettura mi sembra un po' incerta, chissà se con i mezzi attuali si riuscirebbe a far di meglio.

La madre terra

C'è una frase in dialetto veronese che sembra politicamente scorretta, estremamente volgare e offensiva nei confronti delle donne: "oltate che te aro!". Sostanzialmente si tratta dell'invito dell'uomo, del marito, nei confronti della donna, della moglie, a voltarsi, cioè a mettersi supina, in modo da poter procedere all'accoppiamento, laddove l'accoppiamento viene associato in modo agreste all'aratura che precede di un attimo la semina.
Chiaramente in una cultura dominante dove si vuole dividere drasticamente il sesso dalla procreazione, questa frase può sembrare estremamente patriarcale, da uomo dominante che vuole soggiogare la donna. Ebbene, Dalí rovescia completamente questo punto di vista riproponendola esplicitamente come matriarcale. Il sagace artista che probabilmente non conosceva questo invito dialettale veronese, riprende in egual modo il concetto partendo da una un'immagine folcloristica americana dell'Ottocento, dove si vede l'uomo letteralmente "usato" come un attrezzo, un aratro nello specifico, che però richiama contemporaneamente la carriola che si vede sullo sfondo del dipinto.

Guardiamola. Questa madre, che potrebbe essere certo una variante della madre fallica con la testa d'avvoltoio degli egizi, utilizza suo marito "spersonalizzato" bizzarramente in carriola per sotterrare suo figlio e farsi nel contempo fecondare, poiché lei stessa è la terra-madre nutrice per eccellenza. La "doppia immagine" del fallo-cactus ci appare come un'inequivocabile allusione al desiderio di castrare lo sposo [...]

tornando al dipinto, nella seconda parte del libro entrerà più nel dettaglio spiegando quello che definisce "L'atteggiamento di attesa della donna", ovvero "l'immobilità che prelude a imminenti violenze", quella del canguro e del pugile, ma soprattutto della mantide religiosa.
Dovrebbe essere evidente già così, seppur con la mia sintesi brutta e lacunosa, che questo quadro all'apparenza puro e banale, nasconde agli occhi dell'autore, ma anche del lettore a mano a mano che si procede con la lettura, una potenza inaudita ed è su questa che ritorna spesso nel libro, ma in particolare nella seconda parte: "Fenomenologia dell'Angelus. Attività paranoico-critica esercitata sui fenomeni secondari".

I fenomeni secondari

Dalí parte dalla sua personale ossessione per questo quadro, per poi constatare come in realtà sia estesa e dilagante.

Nel giugno 1932 si presenta d'improvviso al mio spirito, senza che alcun ricordo recente né associazione cosciente possa darne un'immediata spiegazione, l'immagine dell'Angelus di Millet. Tale immagine costituisce una rappresentazione visiva nettissima a colori. E' pressoché istantanea e non dà seguito ad altre immagini. Ne sono grandemente impressionato, grandemente turbato, poiché, nonostante nella mia visione di tale immagine tutto "corrisponda" esattamente alle riproduzioni del quadro da me conosciute, essa "mi appare" nondimeno assolutamente modificata e carica di una tale intenzionalità latente che l'Angelus di Millet diventa "d'improvviso" per me l'opera pittorica più inquietante, più enigmatica, più densa, più ricca di pensieri inconsci che sia mai esistita.

E da qui in poi i fenomeni secondari.
Un episodio che descrive ricorda molto la scena del purè di "Incontri ravvicinati del terzo tipo", che è stata talmente iconica da essere ripresa anche dai Simpson: il protagonista che aveva avuto un incontro ravvicinato del secondo tipo, aveva ricevuto una sorta di imprintig che gli faceva visualizzare una montagna. In preda ad un impulso ossessivo compulsivo a tavola si mette a modellare questa montagna col purè (nel caso di Homer è un tendone da circo), tra gli sguardi esterrefatti della famiglia. Per Dalí questa scena si concretizza in spiaggia quando si scopre ad impilare dei ciottoli per formare le due figure del quadro.
Ma gli episodi non sono solo personali: un venditore di riproduzioni di quadri famosi si è trovato a vendere quasi solo le riproduzioni dell'Angelus a dei contadini svizzeri persi nelle montagne che probabilmente non avevano mai visto prima il quadro. E se l'effetto purè/ciottoli può dare l'impressione che il soggetto sia impazzito, per qualcuno possiamo togliere ogni dubbio: un signore è entrato al Louvre e ha cominciato a colpire l'Angelus col risultato poi di essere stato internato in manicomio. Così come in manicomio c'era anche Van Gogh "ossessionato da Millet nel momento più grave della sua follia, un'ossessione che l'induce a copiare a modo suo parecchi quadri di Millet da cartoline postali".
Quest'ossessione non colpisce solo Dalí e non è strettamente legata ad una riproduzione fedele del quadro: Breton condivide con lui l'esperienza provata nell'Île-de-Sein di fronte ai due menhir. dove quello leggermente ricurvo rappresenta la donna. Lo stesso Dalí ritrova poi le figure anche in una famosa opera di De Chirico, "Il ritorno del figliol prodigo", seppure i due manichini non sono distanziati (l'immagine che ripropongo nel link è quella della mostra in corso in questo momento a Modena).
Poi naturalmente lo ritrova anche in cartoline in tutte le sfumature e in un servizio da te, che cita più volte e ripropone in fotografia. Insomma Dalí era (ed è) in buona compagnia per quello che riguarda l'ossessione verso l'Angelus.

Conclusione tranchant

Salvador Dalí non era sposato con Gala Éluard Dalí: era in completa simbiosi con lei. Ovunque nei suoi scritti fa riferimento a Gala, e mostra sempre di tenere in grande considerazione le sue opinioni.
Quindi anche per questo libro lascerei a lei l'ultima parola:

Fino a prova contraria, nessun'altra spiegazione, altrettanto provvisoria, sembra essere più probabile della mia.
Commentando tale evento, Gala mi disse: "Se questo risultato fosse una prova, sarebbe davvero meraviglioso; ma se tutto il libro fosse solo una pura costruzione dello spirito, allora sarebbe sublime!"

Autore: Salvador Dalí
Titolo: Il mito tragico dell'Angelus di Millet
Editore: Abscondita
Copertina: Brossura
Pagine: 152
Anno di pubblicazione: 2000
Dimensioni: 22 × 13 cm
ISBN: 9-788884-162557
Prezzo: 20 Euro

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Radiografia dell'Angelus
Radiografia dell'Angelus
Immagine folcloristica americana dell'Ottocento
Immagine folcloristica americana dell'Ottocento
Stampa copia dell'Angelus di Millet
Stampa copia dell'Angelus di Millet

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