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Ultimo aggiornamento: 02 Agosto 2025 (Thermidor - Brébis)
I matti sono punti di domanda senza frase
Migliaia di astronavi che non tornano alla base
Sono dei pupazzi stesi ad asciugare al sole
I matti sono apostoli di un Dio che non li vuole
Mi fabbrico la neve col polistirolo
La mia patologia è che son rimasto solo
Ora prendete un telescopio, misurate le distanze
E guardate tra me e voi, chi è più pericoloso?
(Simone Cristicchi, "Ti regalerò una rosa")
Premessa - NOF4 - Due Trafeli lungimiranti - Questo libro - Cos'hanno da dirci
Premessa
Questo libro non solo è bello, ma è anche interessante ed istruttivo, però non era quello che cercavo.
Il libro che cercavo di fatto è "N.O.F.4 Il libro della vita", edito da Bandecchi e Vivaldi, casa editrice che ha deciso di non passare da Amazon o da Unilibro,
il che mi crea qualche problema di acquisto on line.
Sono problemi miei ovviamente, e comunque posso sempre ordinarlo in libreria se prima o poi mi ricordo.
Aggiungo anche che questo libro non è solo bello, interessante ed istruttivo,
ma ha anche tutte le caratteristiche per essere presente in questa mia umile raccolta di libri che io considero originali,
poi spiegherò perché.
NOF4
Nannetti Oreste Fernando, o NOF4, o Nanof come si firmava,
era un matto. Tecnicamente era un matto: era ospite di un manicomio, quello di Volterra, e per la precisione di manicomi ne aveva passati più d'uno.
Però Wikipedia più correttamente e con più poesia ci dice che era un incisore, un'artista.
Con una fibbia, unico oggetto di metallo concessogli, ha inciso 180 metri di muro in 15 anni, riempiendo ogni spazio possibile,
tranne quello dove c'erano seduti tre pazienti catatonici (i "sordomuti"), lì ha dovuto girarci attorno.
Ha inciso quello che gli dicevano le voci: nel libro viene descritto chiaramente un elettroshock che gli avevano fatto,
e da allora, da quando "l'elettricità gli è entrata in testa", le voci gli hanno parlato, ma non ininterrottamente.
Loro mi hanno scelto, io sono il santo con la cellula fotoelettrica, sono moro, secco, naso a y, testa lunga, testa sottile,
e bocca stretta, sulla foto la tengo aperta anche se non si dovrebbe farlo, non è educazione tenere la bocca aperta
[...] sembro un attore da fotoromanzi, ero un giovanotto allora, come sta oggi il nostro giovanotto, dicevano le infermiere dell'Ospedale Forlanini,
ma non è per questo che mi hanno scelto, è per via della mia mano che è speciale, può ricevere informazioni nel sistema telepatico,
io le scrivo sul muro di questo Ospedale Psichiatrico di Volterra, avamposto missilistico nucleare,
telestazione catodica territoriale, tutto procede bene, grado colonnello, rame, 1600 rosso, ottone, 1700 giallo, acciaio,
1800 bianco, carbonio, 1900 nero, la mano è più lenta della voce, gli dico parlate più adagio, poi mi correggo,
gli dico parlate più adagio per favore, ma loro non mi badano, parlano in fretta e anche se parlano in fretta io capisco tutto,
sento ogni singola parola che mi dicono attraverso il sistema telepatico
(pagg. 91-92)
I medici erano d'accordo: "finché sta tranquillo lasciatelo scrivere". E lui era tranquillissimo: uno dei pazienti che dava meno problemi, subito dopo i catatonici.
Due Trafeli lungimiranti
Non sono riuscito ancora ad appurare se lo stesso cognome sia stata una coincidenza oppure se questi due eroi erano parenti,
fatto sta che se l'opera di NOF4 è stata valorizzata e riprodotta (dell'originale è rimasto poco) è grazie a due signori che di cognome facevano Trafeli.
Il primo è Mino Trafeli,
"scultore e partigiano" ci dice la solita Wikipedia, che dedica un intero paragrafo della pagina di quest'artista alla sua
scoperta di NOF4
Nel 1980 Trafeli viene incaricato di allestire un ambiente per far conoscere la legge 180 che superava la condizione repressiva dei manicomi.
[...]
È in questa fase di verifica delle fonti che Trafeli scopre (nel manicomio di Volterra), il graffito che un internato, Oreste Fernando Nannetti,
noto con lo pseudonimo di NOF4, aveva inciso disegnando e scrivendo sul muro del reparto "Ferri" la sua "cosmogonia interiore".
Questo monumentale "libro della vita" diviene un volume intitolato NOF 4.
L'incontro con questo graffito consolida alcune delle interessanti ipotesi della riflessione trafeliana sullo spazio, sul tempo, sulla dimensione chiusa:
si vedano la collocazione delle sculture in "recinti", in prigionie geometriche.
Ma Mino era un artista, un professionista, quindi non ci stupisce che non appena si sia imbattuto in NOF4 e il suo muro ne abbia riconosciuto il valore.
Stupisce piuttosto che Wikipedia non accenni ad Aldo Trafeli, di professione infermiere.
E' grazie a lui, alla sua lungimiranza e alla sua pazienza se il muro prima di sgretolarsi è stato copiato integralmente
e oggi possiamo trovarlo nel succitato libro della Bandecchi e Vivaldi.
Per il nostro libro viceversa Aldo rappresenta il Virgilio di Paolo Miorandi: lo ha accompagnato all'inferno.
Lo ha guidato tra le mura dell'ex manicomio, gli ha raccontato la vicenda di NOF4 di prima mano, gli aneddoti, il contesto,
è stato di fatto la fonte principale dello scritto.
Ed è forse per riconoscenza che l'autore lascia in disparte Mino per parlare soprattutto di Aldo.
Potremmo azzardare anche che nella sua lungimiranza Aldo Trafeli avesse previsto che in generale i muri non durano:
di lì a poco sarebbe stato smantellato quello di Berlino, di cui ho messo qualche foto in
questa pagina,
e forse era anche memore di quello ben più antico del Vallo di Adriano, del quale ho messo qualche foto
quest'altra pagina.
Questo libro
A mio avviso questo non è un libro da portare in spiaggia, sotto l'ombrellone, tra bambini che strillano e tormentoni estivi in sottofondo.
Prendo il termine in inglese perché non mi sembra perfettamente traducibile in italiano:
il mood
del libro è quello di una malinconia autunnale, sono pagine da leggere seduti su di una panchina quando
"Le foglie morte si raccolgono con una pala / Così anche i ricordi e i rimpianti"
(Les feuilles mortes se ramassent à la pelle / Les souvenirs et les regrets aussi).
Sono un tuttologo: sono ignorante su tutto, però uno dei settori più marcatamente carenti per me è quello della narrativa.
Premesso quindi che non sono affidabile (anche) in quest'ambito, affermerò con certezza che la struttura del libro mi è sembrata particolarmente originale.
I capitoli si alternano: ci sono quelli composti da un ininterrotto flusso di coscienza,
spezzato appena da dei numeri paragrafo posti nel mezzo di un periodo, non dopo un qualche segno di interpunzione (i punti fermi non ci sono proprio);
e poi ci sono i capitoli più normali (ma la normalità è relativa ci insegna la psicologia), classificati come "Diario del ritorno".
Un'originalità ulteriore data sempre dal flusso di coscienza è la tecnica di passare da quello che si capisce essere il flusso di coscienza dell'autore,
ai discorsi di Aldo Trafeli posti però sotto forma di flusso continuo anch'essi, fino a quello che poteva essere il flusso di coscienza di NOF4.
A volte è spiazzante, perciò è piacevole, laddove per piacevole bisogna intendere "che porta il lettore verso quel mood novembrino di cui sopra".
Solo le foto in bianco e nero devo dire che mi hanno lasciato un po' indifferente: sono troppo piccole e le didascalie sono a mio avviso in più in questo contesto.
Leggendo il testo l'immagine si incastra da sola, non dovrebbe essere specificato a quale esatta riga bisogna associarla.
Viceversa sono interessanti le osservazioni tecniche sui manicomi: l'autore è uno psicoterapeuta, quindi conosce l'argomento e
insiste particolarmente sulla legge Basaglia, su come abbia riportato un po' di umanità dove c'era un'assurda ingiustizia:
i manicomi non erano luoghi di cura, ma di detenzione, e non riguardavano solo i matti perché in realtà ci entravano molte altre categorie,
dagli alcolizzati ai criminali ai quali gli avvocati riuscivano ad evitare così la galera.
Forse la categoria che indigna di più tra queste era quella dei parenti scomodi dei quali le famiglie volevano sbarazzarsi.
Ne avevo già accennato parlando dello sceneggiato "Dov'è Anna?" in
questa pagina.
In questo sceneggiato Biagio Proietti ci dà uno spaccato preciso della trappola legislativa in cui cadevano dei poveri disgraziati che anche da "sani" non potevano più uscire,
anche se poi nella rappresentazione televisiva il contesto del manicomio è molto edulcorato.
Rispetto alle descrizioni che si leggono in questo libro il manicomio dello sceneggiato è come il
sanatorio per ricchi
di Aby Warburg.
Cos'hanno da dirci
In buona sostanza è un bel libro, ma tornando ab ovo, quello che cercavo io era il contenuto del muro.
Quello che cercavo era per l'appunto "N.O.F.4 Il libro della vita", che riporta esattamente le trascrizioni di Aldo Trafeli, anche se, ci racconta Miorandi,
quando Nannetti ha visto il volume pare abbia detto "Vaffanculo, questo è un falso, quello vero è lassù". Peccato però che quello vero sia quasi scomparso ormai.
A questo proposito metto un link fuori da Wikipedia: il progetto
ManicomiodiVolterra.it merita di essere citato
proprio per il lavoro di recupero e salvaguardia del Muro (tra le altre cose).
Speravo che oltre ad un racconto in questo libro ci fosse almeno qualche estratto del muro (fedele, seppur falso) perché, come dice Wikipedia,
"NOF4, pseudonimo di Fernando Nannetti [...] è stato un incisore italiano"; che poi fosse stato giudicato matto, che fosse in un manicomio,
i suoi rapporti con Trafeli, sono tutte cose interessanti ma secondarie. La questione primaria è un'altra.
Cos'aveva da dirci NOF4?
O meglio: cosa avevano da dirci le voci che sentiva? Dobbiamo considerare la sua opera solo il delirio di un pazzo?
I deliri dei pazzi li sentiamo ogni giorno nelle notizie: criminali che cercano di farci sembrare logiche e giuste le uccisioni di decine, centinaia, migliaia di esseri umani.
Trovo più interessante le stramberie dei matti che cercano di farci sembrare assurdo un mondo che secondo noi è logico.
Parlo al plurale perché come nota giustamente Miorandi, a NOF4 possiamo associare per certi versi anche il succitato Aby Warburg,
ma soprattutto all'opera di NOF4 dobbiamo associare l'altrettanto mastodontica opera di Adolf Wolfi, di cui ho accennato in
questa pagina,
nella quale non parlavo di matti, ma di artisti (outsider).
E parlavo di Adolf Wolfi a proposito di
Francesco Toris, altro artista creatore di un'opera unica ospite di un manicomio (ma questo è secondario).
Thomas Szasz
un altro psichiatra, per molti versi assimilabile a Franco Basaglia, ci ha lasciato tra tante anche questa perla:
"Nel regno animale la legge è mangiare o essere mangiati; nel regno umano, definire o essere definiti".
Ebbene tutti questi artisti sono definiti come
Art Brut.
Fine. Definiti, catalogati, siamo a posto così.
Non sono d'accordo: cos'hanno da dirci tutti questi artisti?
Cos'avevano dentro? Cosa sentivano? Cos'era quel fiume in piena che doveva sfociare in quelle opere monumentali, enormi, complesse, assurde?
Chiudo con una citazione completamente decontestualizzata e forse di dubbio gusto, eppure perfettamente centrata:
Lo sento dentro che viene, che va
Mi fa volare
È come un tuono che viene, che va
Mi fa vibrare
È come il mare che viene, che va
È come il mare che viene, che va
È come un treno che viene, che va
Che viene, che va, che viene, che va
È un suono cosmico, suadente, libero
A volte orgasmico.
(Art Of Love, "Lo sento dentro")
Autore: Paolo Miorandi
Titolo: Nannetti. La polvere delle parole
Editore: Exòrma
Copertina: Brossura
Pagine: 168
Anno di pubblicazione: 2022
Dimensioni: 18 × 12,5 cm
EAN: 978-88-31461-34-4
Prezzo: 16 Euro
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