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Dove ci sono bambini c'è l'età dell'oro.
(Novalis)
I bambini sanno qualcosa che
la maggior parte della gente ha dimenticato.
(Keith Haring)
Ultimo aggiornamento: 08 Agosto 2026 (Thermidor - Carline)
Libri solo per bambini? - I due liocorni - Il leone si è addormentato - La tartaruga
Libri solo per bambini?
In generale i libri per bambini hanno in realtà tre tipi di target:
1) i bambini propriamente detti, cioè quelli che lo sono per ragioni anagrafiche
2) chi coltiva il proprio
"fanciullino"
di pascoliana memoria
3) chi (come me) giudica i libri indipendentemente dal genere in cui sono classificati, o peggio in cui sono relegati dal sentire comune,
e li giudica semplicemente belli o brutti, interessanti o noiosi, geniali o stereotipati, e via valutando.
Questi tre libri di cui sto per parlare sono tecnicamente libri per bambini e quindi già nella fattura pensati a tal scopo, come dice anche il nome della collana con la crasi
"indistruttilibri", ovvero "indistruttibili + libri"; perciò sono cartonati non solo nella copertina, ma anche nelle singole pagine.
Non sono pergamene né libri fatti con carta di stracci (come si enfatizza in una famosa scena de "La nona porta"),
ma ci si può lo stesso aspettare che siano più duraturi di tante edizioni economiche in brossura.
Possiamo immaginare (sperare) che anche gli inchiostri siano all'altezza, quindi non tossici,
essendo pensati per quella primissima infanzia in cui i bimbi mettono tutto in bocca.
Insomma il contrario del famoso
Shadows from the Walls of Death
("libro realizzato nel 1874 dal chimico statunitense Robert C. Kedzie [...] in sole cento copie, di cui quattro giunte a oggi,
il volume ha la caratteristica di possedere un livello tossico e potenzialmente letale di arsenico.
Contiene infatti campioni di carta da parati prodotta con colori a base di tale sostanza, sulla cui pericolosità l'autore intendeva in tal modo sensibilizzare il pubblico").
Il testo dei libri coincide con il testo della canzone del titolo, con aggiunte le illustrazioni di artisti di alto livello come sono, in questi tre casi, Altan e Silvia Ziche.
Infine, trattandosi di una canzone, allegato al libro c'è anche il CD con la canzone stessa più altre attinenti.
E dalla presenza del CD si capisce che stiamo parlando di libri di una decina d'anni fa.
Ad essere onesti, anche se non trovo più la collana nel sito della
Gallucci Editore,
mi sembra che questi produca ancora libri analoghi con allegato il CD: chapeau!
Ormai purtroppo, mala tempora currunt, chi domina il mercato ha deciso di massimizzare i profitti evitando il più possibile di ridistribuirli:
i CD che davano lavoro a tante persone li stanno facendo sparire. Eppure anche con questo, cronologicamente ultimo, tipo di supporto fisico chi acquistava musica,
che è bene immateriale, riceveva un oggetto, qualcosa di tangibile che dava qualche soddisfazione in più.
Al di là della collana, proviamo a guardarli uno per uno.
I due liocorni
Parto dalla canzone e come al solito faccio riferimento alla pagina di Wikipedia relativa:
I due liocorni è una nota canzone, scritta dalla cantautrice Marina Valmaggi per il testo e dalla stessa Valmaggi con Roberto Grotti per la musica
[...] Il brano, molto diffuso soprattutto in ambienti scout, ha un testo particolare che racconta la storia dell'arca di Noè e del raduno di alcuni animali:
due coccodrilli, un orangotango, due piccoli serpenti, un'aquila reale, il gatto, il topo, l'elefante, ma appunto non si vedono solo i due liocorni.
[...] Nel 1967, il gruppo The Irish Rovers pubblicava la canzone "The Unicorn" [...] Nel 1968, otto anni prima della versione italiana,
il gruppo francese Les Compagnons de la Chanson pubblicava il 45 giri "La licorne", composto da Jean Broussolle, che riporta la stessa leggenda e presenta un ritornello molto simile
[...] Infatti, la versione italiana "I due leocorni" degli Zafra riporta la stessa leggenda e presenta un ritornello che recita:
"Ci son due coccodrilli ed un orango tango / Due piccoli serpenti, un'aquila reale / Un gatto, un topo e l'elefante: non manca più nessuno /
Solo non si vedono i due leocorni". Né gli autori della canzone "La licorne" né gli autori de "I due leocorni" hanno mai menzionato le canzoni che le hanno precedute.
Questo fa supporre che possa trattarsi di un caso di plagio o di criptomnesia (plagio inconsapevole).
Nel 2007, l'editore Gallucci ha pubblicato un libro con la loro canzone I due liocorni illustrata dai disegni di Silvia Ziche.
Al di là dei plagi, consapevoli o meno, la storia è piuttosto semplice e ripresa nella sua base dalla Genesi;
l'unico particolare aggiunto è quello dei due liocorni, od unicorni che dir si voglia, mancanti all'appello.
Questo particolare viene interpretato dalla bravissima
Silvia Ziche
con l'accattivante ironia che la contraddistingue: i due liocorni prima si nascondono sghignazzando,
e poi alla fine (spoiler) li troviamo sani e salvi, poco distanti dall'arca, con due salvagenti da bambini che continuano a sghignazzare.
L'interpretazione della canzone risponde perfettamente allo scetticismo sull'esistenza di questo animale:
se non si riescono a vedere è perché non vogliono essere visti, è già dai tempi di Noè che si nascondono e, secondo l'aggiunta di Silvia Ziche,
ridendo pure alle nostre spalle.
Colgo l'occasione data dal tema per segnalare la mia pagina su gli
unicorni a Verona.
Un ultimo appunto su Silvia Ziche: mi piace molto come disegnatrice, adoro alcuni suoi tratti distintivi come le borse sotto gli occhi che dispensa spesso a piene mani,
o gli occhi a mezz'asta accompagnati da un fumetto con tre puntini sospensivi ("...") che non dicendo niente dice tutto.
Mi piace come sceneggiatrice di fumetti con personaggi suoi, ma anche come sceneggiatrice di fumetti Disney del mondo dei paperi, ma ...
e qui arriva la nota dolente, spero sempre che la smetta di occuparsi di sceneggiature con Topolino.
Evidentemente secondo lei Topolino è troppo perfettino per cui cerca in tutti i modi di bistrattarlo, cercando forse di trasformarlo in un altro Paperino.
Non so cosa siano le sue intenzioni, ma questo snaturare il personaggio è proprio brutto: se non ti piace Topolino, non occupartene, è molto più semplice.
Il punto più basso lo raggiunge senz'altro col bodyshaming. Non sono un fanatico del politicamente corretto, ma il bodyshaming è a prescindere una pratica odiosa.
Prendere in giro, umiliare Topolino (anche se è solo un personaggio) perché è basso, significa far passare un messaggio orrendo che verrà prima o poi traslato anche nella vita reale.
Il leone si è addormentato
Partiamo anche qui dalla pagina di Wikipedia della canzone, e scopriamo anche qui una cosa non molto bella su copyright:
Wimoweh - The Lion Sleeps Tonight, meglio conosciuta come The Lion Sleeps Tonight (Il leone si è addormentato, nella versione in italiano),
è una canzone scritta e portata al successo negli anni quaranta da Solomon Linda e The Evening Birds e, successivamente,
negli anni sessanta nella versione di Hank Medress con il suo gruppo The Tokens.
[...] Dalla Gallo Record Company, all'epoca avente l'unico studio di registrazione in Sudafrica,
ottenne solo una tassa per l'incisione (10 shillings) e nessun diritto d'autore.
Mbube iniziò a diventare un gran successo a partire dal Sudafrica e negli anni quaranta vendette centomila copie.
[...] Solomon Linda morì nel 1962, in grande povertà.
Una delle più famose (in assoluto) canzoni della storia della musica, una delle più interpretate, riproposte, tradotte e usate come colonna sonora,
ha avuto un autore che non ci ha guadagnato nulla ed è morto in povertà.
Gli eredi di Solomon Linda nel 2004 hanno dovuto aprire un contenzioso con la Disney Company per vedere riconosciuti i diritti nell'uso della canzone
come colonna sonora del film "Il re leone". L'azienda è stata "accusata di aver guadagnato circa 1,6 milioni di dollari per l'uso della canzone nel suo film".
Quando sento la polemica sull'intelligenza artificiale che ruba "imparando" dal lavoro degli autori umani,
comincio a pensare che forse la prima lezione che l'intelligenza artificiale ha imparato da autori, interpreti e produttori sia proprio quella di rubare.
Di cosa si lamentano questi signori? Hanno fatto scuola!
Vorrei sottolineare poi una cosa che forse può passare inosservata: parliamo di "canzone", ma "The Lion Sleeps Tonight" non segue la classica "forma canzone",
con strofe e ritornello, come il novanta percento delle canzoni che sentiamo nei media.
C'è il ritornello, ma la forma è quella del
botta e risposta,
con le due voci che si parlano.
Curiosamente un dovuto riconoscimento alla canzone, quindi non una semplice interpretazione, ma una ricerca del senso originale,
avvenne nel 1952 (Solomon Linda la scrisse nel 1939) grazie ad un cantautore newyorchese:
Nel 1952 il gruppo folk The Weavers di Pete Seeger, su invito della Folkways Records, incise la sua versione intitolata Wimoweh,
che associava il coro della canzone originale che ripete uyimbube (che significa "tu sei un leone", ritrascritto a orecchio come wimoweh per approssimazione fonetica)
con le linee melodiche originali che Solomon Linda aveva improvvisato vocalmente nell'incisione del 1939.
La canzone venne accreditata sotto il nome di Solomon Linda e "Paul Campbell" (Campbell era lo pseudonimo dei quattro membri del gruppo).
In una registrazione Seeger stesso spiega che la canzone «si riferisce ad una vecchia leggenda degli Zulu, e riguarda il loro ultimo re, conosciuto come "Chaka il leone".
La leggenda dice che Chaka non è morto quando gli Europei hanno assunto la direzione del paese, ma è semplicemente addormentato ed un giorno si risveglierà».
Questa leggenda del re "Chaka il leone" assomiglia in modo sorprendente alla leggenda di re Artù per la quale egli non è morto, ma giace addormentato ad Avalon,
e si risveglierà quando la Britannia, o forse il mondo intero, saranno nel momento di massimo pericolo.
Però l'interpretazione del maestro Altan
in questo libro ci porta in tutt'altra direzione.
Il leone qui rappresenta il pericolo, e il fatto che dorma fornisce un periodo di pace e tranquillità per tutti.
La cosa che non finirà mai di stupirmi di questo storico disegnatore italiano, è la dicotomia tra le sue opere rivolte ai bambini e quelle rivolte ad un pubblico adulto.
I disegni sono quelli, la mano è quella, ma l'impostazione è totalmente diversa, quasi opposta.
Rivolgendosi ad un pubblico adulto, Altan non è solo vignettista satirico, ma anche autore di graphic novel,
e in entrambi i casi i suoi personaggi sono il massimo del cinismo e del disincanto verso la vita e il prossimo.
Ovviamente anche nei fumetti propriamente detti c'è sempre una vena umoristica che accompagna la storia, ma si tratta spesso di un umorismo nero.
Viceversa quando Altan si rivolge ai bambini ha un tocco leggero, poetico, con un annullamento totale di tutto ciò che ci può essere di negativo nell'universo.
La tartaruga
Di nuovo Altan, questa volta con toni più scherzosi come si conviene alla canzone in oggetto, ma non per questo meno delicato o poetico.
Mi verrebbe da dire che questo è proprio l'Altan della simpaticissima
Pimpa.
Per quello che riguarda la canzone, sulla
pagina di Wikipedia
non c'è nessuna zona grigia (diciamo così): gli autori sono Bruno Lauzi, per il testo, Pippo Baudo e Pippo Caruso per la musica.
E' stato un disco d'oro e sicuramente gli autori hanno incassato il dovuto compenso, a differenza del povero Solomon Linda di cui si diceva prima.
Infine non c'è stato nessun plagio, però ...
Non voglio fare il rompiscatole: diciamo che l'idea era nell'aria, diciamo che si sono ispirati ad un format che era piaciuto ai bambini ma, evidentemente, anche agli adulti.
Fatto sta che questo brano è del 1975, ma solo due anni prima nell'edizione del 1973 dello Zecchino d'oro, aveva partecipato la canzone di
Walter Valdi
"La tartaruga sprint":
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Walter Valdi - "La tartaruga sprint" |
Bruno Lauzi - "La tartaruga" |
Picasso diceva: "I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano"; ma non è il nostro caso, sembra piuttosto che l'idea di questi simpatici animali che corrono sia piuttosto vincente,
visto che ancor oggi si incappa in video di persone che mettono un mini-skateboard sotto le pance delle proprie tartarughe per vederle sprintare per casa.
Un'ultima nota sugli autori.
Bruno Lauzi insieme a Umberto Bindi, Fabrizio De André,
Gino Paoli, Giorgio Calabrese e Luigi Tenco fu parte integrante della famosa Scuola Genovese dei cantautori.
Eppure, a mio avviso, ebbe più successo come interprete che come cantautore in purezza.
Intendiamoci: non che come cantautore non fosse bravo, ma se come interprete ti presenti con "Amore caro, amore bello" di Battisti, è possibile che le tue canzoni passino in secondo piano.
Per tirarlo un po' verso Verona, vorrei ricordare che nel film "Arrivano i gatti" (di
vicolo Miracoli ovviamente),
Bruno Lauzi era il direttore del supermercato che compare nel surreale epilogo.
Pippo Baudo invece Wikipedia lo presenta come
"conduttore televisivo, autore televisivo e conduttore radiofonico italiano", ed effettivamente è per questi ruoli che è famoso.
Però è stato anche un musicista, me lo ricordo suonare bene il pianoforte, ma soprattutto è stato autore non solo de "La tartaruga",
ma anche di "Donna Rosa", per dire.
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