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Ultimo aggiornamento: 11 Aprile 2026 (Germinal - Romaine)
Pensa i bei giorni d’un autunno addietro,
Vill’Amarena a sommo dell’ascesa
coi suoi ciliegi e con la sua Marchesa
dannata, e l'orto dal profumo tetro
di busso e i cocci innumeri di vetro
sulla cinta vetusta, alla difesa....
(Guido Gozzano, "La signorina Felicita ovvero la Felicità")
Introduzione facoltativa - Illasi - Un giretto per il paese - La cantina Santi - Chiese - La straziante storia di Ginevra - Keep calm and come on Illa
Introduzione facoltativa
Per i diversamente veronesi diciamo che la provincia di Verona è per metà sulle Prealpi a nord, e per metà sulla pianura padana a sud.
La parte nord è costituita così da una serie di valli che potremmo dire formano un pettine degradando con le colline verso la pianura.
Se consideriamo la Val Squaranto
il punto attorno al quale ruota l'universo, ad est di questa parallelamente troviamo un po' più piccolina la
Valle di Mezzane,
e più ad est ancora l'amena Val d'Illasi.
E più o meno al centro della valle troviamo
l'omonimo paese
Illasi dista 22 chilometri da Verona. Rispetto al capoluogo è in posizione nord est.
È uno dei primi paesi che si incontrano salendo la verdeggiante Val d'Illasi, che prende il nome dall'omonimo torrente (dagli abitanti chiamato semplicemente "Progno").
Situato nella fascia pedemontana ai piedi delle prime alture dei Monti Lessini, confina a nord con Tregnago,
ad est con Cazzano di Tramigna, a sud con Colognola ai Colli e ad ovest con Lavagno e Mezzane di Sotto.
[...] Il nome Illasi sembra derivi dal nome di Illasius o Gelasius, un veterano dell'esercito romano, a cui fu dato un appezzamento di terra.
Come si può capire dai panorami qui sotto, Illasi è quasi un sinonimo di vino: è sia sulla strada del vino Valpolicella che sulla strada del vino Soave. Non stupiscano i nomi: se Soave è un po' più in là, la Vapolicella è addirittura nella parte ovest della provincia, ma le rispettive DOC abbracciano comunque tutta la parte nord, e per sottolineare quest'appartenenza nella frazione di Cellore di Illasi, c'è la manifestazione "Valpolicellore", bellissima crasi godibile anche dal punto di vista organolettico.
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Illasi
La sintesi della sintesi di Wikipedia: la storia millenaria di Illasi in pochissime (e male assortite) parole!
Come dice Wikipedia si parte dalla preistoria con la necropoli di Arano, si prosegue con l'età romana con la distribuzione di appezzamenti di terreno ai legionari,
che tradizionalmente da soldati diventavano poi agricoltori. Uno di questi, come detto sopra, sembra che abbia dato il nome al paese,
nonché al torrente e all'intera vallata.
Ci sono tracce dell'età barbarica sia a Cellore che alla chiesetta di Santa Giustina. In epoca medievale la "curia" di Illasi arrivava fino all'attuale Lavagno,
spezzettata in vari piccoli insediamenti, ma il pezzo forte di questo periodo è senz'altro il castello che vedremo successivamente.
Infine in età veneziana arriva qui pesantemente la
famiglia Pompei,
fedelissima della Serenissima, che oltre al castello ormai dismesso riceve in feudo il paese.
Non stupiamoci quindi di vedere il cognome Pompei sia nella
villa Pompei Carlotti
che nella villa Perez-Pompei-Sagramoso, di cui è attuale proprietaria quest'ultima famiglia, che è anche proprietaria del castello.
Villa Bonuzzi invece non è citata su Wikipedia, pur essendo di poco successiva alle altre due.
La tomba 46 rinvenuta nella necropoli di Arano è visibile al
Museo archeologico nazionale di Verona.
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Un giretto per il paese
Non siamo nella bellissima Val Squaranto (caput mundi), non siamo a
Montorio,
decisamente più scenografico e affascinante, però anche ad Illasi è piacevole passeggiare, e non si può dire che sia un anonimo paesino come tanti altri.
Entrando in centro colpiscono subito tre cose: la bellissima Villa Pompei Carlotti di cui sopra e il municipio del 1890,
tendenzialmente un po' kitsch, ma simpatico e l'adiacente enorme piazza Polonia.
Se il tronco intagliato è piacevole e di buon gusto,
non mi sento di dire altrettanto del monumento che a mio avviso è poco rispettoso dei caduti che dovrebbe commemorare:
sembra che il soldato ironicamente cerchi la fantomatica "Libertà" che dà il nome alla piazza.
Comunque, nel complesso, il giro tra vie, capitelli, case e corti è piacevole.
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La cantina Santi
Come dicevo parlare di Illasi significa parlare anche di vino, di tradizione e passione enologica.
Quindi andiamo alla cantina più antica del paese che è Santi: 1843.
Mi concentro sull'architettura per restare in linea col resto della pagina, ma ovviamente qui ci sarebbe da soffermarsi anche sulla parte enologica,
o meglio ancora sulla parte organolettica.
Ovviamente il pezzo forte è l'Amarone però, anche se Valpolicella e Ripasso hanno da dire la loro,
quello che stupisce di più è il Soave che qui con il legno riesce a dare il meglio di sé.
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Chiese
Con questa pagina non cerco di essere né esaustivo né inventariale.
Quindi visto che faccio tutto per mio divertimento, metto quello che voglio, quello che mi sembra più carino.
Per questo mi soffermo un po' più sulla parrocchiale e su Sant'Anna, la chiesetta del '300 che ha avuto la sfortuna, o l'ironia,
di diventare proprietà delle sorelle Cipolla, come il nome dell'ortaggio che in veronese si chiama "seola":
da qui in poi è diventata la chiesa delle seole.
Forse anche Santa Giustina sarebbe molto bella se ... si potesse visitare, anzi se solo ci si potesse avvicinare.
E' in una proprietà privata e non ho osato chiedere di entrare, mi sono limitato a fare un foto dall'esterno.
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La straziante storia di Ginevra
Arriviamo così al castello, che già di per sé è affascinante. Da Wikipedia:
Un'opera decisamente notevole per le possibilità del tempo, e un interessante rompicapo per archeologi e studiosi. Infatti la struttura principale (un maschio affiancato ad un cassero, configurazione semplice ma massiccia quasi unica in Europa) è di epoca prescaligera, e non è chiaro quale potente possa avere realizzato un'opera così tecnologicamente avanzata (l'ampio arco romanico all'interno del maschio trova corrispondenti solo in simili manufatti, comunque più piccoli, in alcune case torri di nobili famiglie cittadine) senza lasciare tracce documentali.
Se dell'epoca prescaligera non si hanno notizie certe, anzi non si hanno notizie, sul dopo sappiamo che
ha avuto un passaggio, probabilmente una ricostruzione, con quella canaglia di
Ezzelino da Romano
(ne ho parlato a proposito delle origini del
drago Tarantasio).
L'ha descritto bene Dante nella Commedia: "E quella fronte c'ha 'l pel così nero, / è Azzolino".
Insomma: era nero fuori e nero dentro per capirci.
A questo punto facciamo entrare in qualche modo Shakespeare, perché come ci dice Wikipedia, anche se è
"edificato nel X secolo, divenne di proprietà, nel XIII secolo, della potente famiglia dei Montecchi".
Insomma se tutto fosse andato per il verso giusto Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti avrebbero forse potuto soggiornare da sposi nel castello di Illasi,
ma la tragedia è sempre in agguato!
Infine arriva agli Scaligeri, ma non direttamente:
"Nel 1279 venne donato a Niccolò della Scala, figlio di Mastino I da parte del pontefice papa Niccolò III,
riconoscente verso gli Scaligeri per la cattura da parte di questi, a Sirmione, di un gruppo di eretici Albigesi (Catari)".
Un giorno dovrò fare una pagina su questo triste episodio della storia degli Scaligeri,
ma per ora vorrei far notare che è stato un dono extra: Alberto li ha imprigionati prima e bruciati poi non per avidità di possedimenti,
ma principalmente per far togliere la scomunica alla città "ghibellina" di Verona.
Saltiamo tutti gli altri passaggi e torniamo a Dante. Il sommo poeta infatti ha avuto un forte connubio con la città di Verona.
Tanto per cominciare ha posto Cangrande della Scala in paradiso:
Lo primo tuo rifugio, il primo ostello
sarà la cortesia del gran Lombardo
che' in su la scala porta il santo uccello;
ch'in te avrà si benigno riguardo
che del fare e del chiedere tra voi due
fia primo quel che, tra gli altri è più tardo
Wikipedia dice che gli studiosi ormai concordano nel dire che si trattava in realtà di Bartolomeo della Scala: poco importa la famiglia è quella.
Di sicuro a Cangrande però ha dedicato l'intera terza cantica, quella del Paradiso.
Ma oltre a tutto questo, a Verona Dante ha lasciato i suoi eredi, e tra questi in particolare ci interessa l'ultima:
"Ginevra Alighieri
(Verona, 1532 – Verona, 1567 circa) è stata una nobile italiana, sposa di Marcantonio Serego e madre di Pierluigi che,
per disposizione testamentaria dell'ultimo discendente in linea maschile di Dante, Francesco Alighieri,
aggiunse al cognome paterno anche quello materno, dando origine ai Serego-Alighieri".
Qui abbandoniamo Wikipedia, che non ci dice nulla di più, e ci avventuriamo tra la storia e un tocco di leggenda.
Siamo nel 1592 ad Illasi, e in zona troviamo un altro nobile:
Virginio Orsini
secondo duca di Bracciano.
Questi è stato costretto a fuggire perché accusato dal conte Girolamo Pompei di Illasi di aver stuprato il 22 novembre la sua bella e giovane moglie Ginevra.
A sua volta lei era stata accusata di aver ucciso con quindici pugnalate, a dicembre dello stesso anno, la sua guardia del corpo Gregorio Griffo, uomo d'armi fedele al marito,
vendicandosi perché era stato proprio Griffo ad introdurre Orsini nella sua camera da letto. Questa è la versione ufficiale.
Ho trovato anche un'altra versione, tutto sommato verosimile, che però non cambia l'esito della vicenda:
in realtà durante le assenze del conte Ginevra si era consolata con la sua guardia del corpo Gregorio Griffo,
e inevitabilmente qualcuno (pare qualcuna delle ancelle gelose) aveva informato il marito.
Il conte non potendo dare ufficialmente la colpa ad un suo fedelissimo, aveva accusato Virginio Orsini, non rinunciando però alla vendetta verso Griffo.
La sostanza non cambia.
Fin qui la storia, e mi sembra che ci siano gli atti del processo a documentare quantomeno gli eventi principali.
Poi c'è la leggenda: siccome di lei non si è saputo più nulla, narra la leggenda che il marito l'abbia murata viva nel castello.
Da allora il fantasma di Ginevra si aggira tra le mura del castello (il che potrebbe spiegare perché questo non venga ristrutturato).
Nel XIX secolo è arrivato il coup de théâtre, quando è stato trovato lo scheletro ancora incatenato di una donna in una stanza segreta del castello.
Ovviamente si è pensato subito a Ginevra.
Era lei? Pare di no, ma pare anche che le urla del fantasma non si sentano più da allora.
Quello che mi affascina sempre moltissimo sono le coincidenze, e qui ce ne sono ben due, una per ciascuna versione.
Tutte e due partono dalle stesse terzine dell'Inferno della "Divina Commedia" dell'avo di Ginevra, ovvero Dante Alighieri.
Partiamo dalla versione ufficiosa: assomiglia in tutto e per tutto alla storia di
Paolo Malatesta e Francesca da Rimini:
Poi mi rivolsi a loro e parla’ io,
e cominciai: "Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.
Ma dimmi: al tempo d’i dolci sospiri,
a che e come concedette amore
che conosceste i dubbiosi disiri?".
E quella a me: "Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottore.
[...]
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse;
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
[...]
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante".
Insomma il parallelismo è perfetto: Ginevra come Francesca, Gregorio come Paolo, Girolamo Pompei come Gianciotto Malatesta e le ancelle gelose come il servo che spiava la coppia.
E anche il finale tragico è, ahimè, uguale.
Passiamo ora alla versione ufficiale: l'incolpevole Ginevra è stata stuprata.
Se il libro galeotto citato da Francesca riguardava il colpevole amore di Lancillotto, la moglie fedifraga sottintesa è senz'altro Ginevra moglie di Artù.
L'omonimia delle due ginevre è evidente.
Però la Ginevra di Artù diventa "Ganhumarae" se cambiamo libro e andiamo a vedere la versione della
Historia Regum Britanniae:
"Nel frattempo, Artù conquista la maggior parte del nord Europa e inaugura un periodo di pace e prosperità che dura fino a quando i romani, guidati da Lucio Tiberio,
chiedono che la Gran Bretagna renda nuovamente omaggio a Roma. Artù sconfigge Lucio in Gallia, con l'intenzione di diventare imperatore, ma in sua assenza,
suo nipote Mordred seduce e sposa Ginevra e si impadronisce del trono".
Personalmente anche andando a vedere il testo originale quel "seduce e sposa Ginevra" lo trovo un po' ambiguo, non mi sembra esattamente un adulterio romantico come quello con Lancillotto:
Libro XIII
CORPORA MORTUORUM SEPELIUNTUR.
Adveniente vero aestate, cum Romam petere affectaret, et montes transcendere incoepisset, nunciatur ei Modredum nepotem suum,
cujus tutelae commiserat Britanniam, ejusdem diademate per tyrannidem et proditionem insignitum esse; reginamque Ganhumaram,
violato jure priorum nuptiarum, eidem nefanda Venere copulatam esse.
I CORPI DEI MORTI VENGONO SEPOLTI.
Ma quando giunse l'estate, mentre era ansioso di andare a Roma e aveva iniziato ad attraversare i monti, venne informato che suo nipote Modred,
alla cui protezione aveva affidato la Britannia, era stato assegnato il diadema per tirannia e tradimento; e che la regina Ganhumara,
in violazione della legge del suo precedente matrimonio, si era unita alla stessa malvagia Venere.
Insomma forse non sarà stata esattamente stuprata come Ginevra Alighieri nei documenti ufficiali, però sembra sia stata più circuita e corrotta,
che romanticamente e spontaneamente innamorata.
Nota fuori regione: per vedere rappresentata questa storia da un fantastico artista romanico, basta andare alla Porta della Pescheria del duomo di Modena, vedi foto accanto.
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Keep calm and come on Illa
Ci ho provato, ma non sono riuscito a resistere alla penosa assonanza tra camomilla e "come on Illa"
(so che nessuno controlla mai la data del calendario rivoluzionario francese, ma "Romaine" significa camomilla, ed è una pura coincidenza).
Ero partito con l'idea di mettere qualche foto e qualche accenno alla solita Wikipedia, ma poi mi sono fatto prendere la mano.
Pur essendo questo sito "Valsquarantocentico" e molto campanilista, bisogna ammettere che anche nelle valli adiacenti c'è qualcosa di bello e interessante.
Quindi, parafrasando l'iniziale citazione di Gozzano, godiamoci
"Illasi a sommo dell’ascesa / coi suoi ciliegi e con la sua contessa / dannata, e l'orto dal profumo tetro".
Anche se in realtà non ci sono profumi tetri, anzi: il profumo dell'Amarone è un vero piacere che porta alla calma meglio della camomilla
(ed è decisamente più buono da bere!).
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