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Ultimo aggiornamento: 30 Maggio 2026 (Prairial - Fraise)



Per incontrare la bellezza a volto svelato,
per attingere alla ricchezza della sua grazia,
occorre mediante una trans-ascendenza,
mediante un superamento del sensibile e dell'intelligibile
oltrepassare le porte del Tempio ed è l'icona.
(Pavel Nikolaevic Evdokimov)

Un sigillo, un'icona e un komboloi

L'acquisto è nato in un viaggio in Grecia. Sono passato davanti ad un negozio di articoli religiosi e seguendo una mia naturale inclinazione ho deciso di comprare dei souvenir: mi rendo conto che detta così l'operazione suona irrispettosa. E dev'essere esattamente quello che ha pensato il negoziante che mi ha guardato molto male, specificando che erano oggetti che avevano senso solo per i fedeli ortodossi.
In realtà non solo li ho acquistati con il massimo rispetto, ma anche con molta simpatia verso la chiesa ortodossa, una particolare simpatia che estendo a tutte le chiese cristiane orientali. E non si tratta di semplice ecumenismo da cattolico: è una vera e propria ammirazione per delle manifestazioni di fede che raramente si vedono in Italia tra i cattolici.
E per fortuna che c'è, giustamente, l'ecumenismo che ci fa superare quei due passaggi storici, e cioè il concilio di Calcedonia del 451 e il Grande Scisma del 1054, attenuandone le questioni religiose tuttora irrisolte. Oggi più che mai non c'è bisogno di divisioni, ma di compattezza contro quello che personalmente definisco un agnosticismo materialista, una cieca obbedienza al consumismo che tollera la religione solo se fa spendere soldi, se crea consumi.

Cliccare sulle immagini per vederle ingrandite.



  Sigillo pròsfora   Sigillo pròsfora

Si tratta di un sigillo per la pròsfora che "è una piccola pagnotta di pane lievitato dal quale vengono ricavate delle porzioni per la divina liturgia (eucaristia) nelle liturgie ortodosse e cattoliche di rito greco". Sempre da Wikipedia evinciamo che gli ingredienti sono farina bianca, lievito, sale e acqua (fatta eccezione per la Chiesa greco-ortodossa di Gerusalemme). Dato che "qualsiasi membro della chiesa che abbia una buona reputazione e la cui coscienza sia pulita può preparare le prosfore", la vendita dei sigilli è piuttosto diffusa nei negozi.
Ma a cosa servono questi sigilli?

Una prosfora è composta da due pezzi rotondi separati di pasta lievitata, che sono posti uno sopra l'altro e cotti insieme per formare una sola pagnotta. Questa doppia pagnotta rappresenta le due nature di Cristo: umana e divina. Prima della cottura, ogni prosfora è stampata con un sigillo speciale chiamato sphragis o Panagiari, che di solito porta, tra le altre cose, l'immagine di una croce con le lettere greche IC XC NIKA ("Gesù Cristo conquista") attorno alle braccia della croce. Questa immagine cotta nel pane funge da guida per il sacerdote che lo taglierà.

Non conosco il greco, ma mi sembra di distinguere bene le succitate lettere greche "IC XC NIKA" nel sigillo in mio possesso.

  Icona di San Nectarios di Egina  


Precisiamo subito: le vere icone

erano scritte su tavole di legno, generalmente di tiglio, larice o abete. Sul lato interno della tavoletta in genere era effettuato uno scavo che veniva chiamato “scrigno” o "arca", in modo da lasciare una cornice in rilievo sui bordi. La cornice, oltre a proteggere la pittura, rappresenta lo stacco tra il piano terrestre e quello divino in cui viene posta la raffigurazione. Sulla superficie veniva incollata una tela con colla di coniglio, che serviva ad ammortizzare i movimenti del legno rispetto agli strati superiori. La tela veniva infatti ricoperta con diversi strati di colla di coniglio e gesso, che opportunamente levigati, con pelle di pesce essiccata o carte vetrate, consentivano di ottenere una superficie perfettamente liscia e levigata, adatta ad accogliere la doratura e la pittura, detta levkas. A questo punto si iniziava a tratteggiare il disegno.

Il procedimento poi continua, ma la citazione l'ho messa solo a dare un'idea generale della complessità e della ricercatezza dei materiali. Anche le icone moderne "vere" hanno una procedura analoga, e basta andare in rete per accorgersene dai prezzi relativi che sono a questo punto comprensibili: si va da centinaia a migliaia di Euro.
Poi però si trovano anche le "icone dei poveri" come questa: stampate in modo industriale e con i prezzi coerentemente bassi, dai dieci ai venti Euro. Non siamo ancora nell'ambito del trash definito da Labranca come l'emulazione fallita di qualcosa di famoso o prezioso, che per motivi di basso budget o mancanza di talento diventa in parte esilarante e in parte creativo perché spesso, con la contaminazione, crea qualcosa di nuovo.
Insomma qui non siamo a livello di certi cataloghi che offrono ai poveri insieme ai prodotti "imitazioni scadenti" anche l'illusione di sentirsi come i ricchi, anzi più dei ricchi perché il prodotto, solitamente in materiale "infrangibile" o "antiurto" (plasticaccia), è arricchito da aggiunte subculturali o massimaliste esilaranti. No: icone come questa sono solo una copia a basso budget perché fatta con tecnica e materiali economici, ma dal punto di vista estetico rispecchiano l'originale.

Il santo raffigurato è Nectarios di Egina, un santo (solo ortodosso, da quel che capisco) relativamente moderno (1846-1920) che è stato un prelato, pastore ed educatore.
Dopo un'onorata e brillante carriera sacerdotale ed episcopale tra Grecia ed Egitto, nel 1908 si ritirò come monaco nel Convento della Santissima Trinità. La cosa per cui è più famoso è l'inno mariano da lui composto, l'Agni Parthene, "che tanta fortuna ha riscosso in tutte le lingue liturgiche dell'ortodossia mondiale".


  Rosario - komboloi   Rosario - komboloi


Tecnicamente è un rosario, ma come specifica Wikipedia alla voce Komboloi:

La funzione originaria di conta-preghiere è andata lentamente perdendosi nel tempo e oggi è spesso usato come scacciapensieri oltre ad essere per consuetudine principalmente appannaggio della popolazione maschile greca. Spesso viene usato anche come oggetto atto a tenere occupate le mani, al fine di smettere di fumare o mangiarsi le unghie o ancora aspettare in fila alle poste, o addirittura per smettere di giocare con le cover dei cellulari.

Rispetto agli altri rosari, quello greco ha le palline che possono scorrere, e nella corrispondente pagina in greco troviamo anche le illustrazioni che chiariscono come usarlo, a due mani e a una mano.

Usandolo come conta-preghiere, la preghiera da recitare è la Preghiera di Gesù che nella sua forma più completa è: "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, un peccatore!". Esistono anche le due forme abbreviate: la più semplice possibile: "Signore, abbi pietà", e la più comune "Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me".
La preghiera del cuore è parte integrante dell'Esicasmo, che è sia una dottrina che una pratica ascetica dei monaci orientali. Il fatto di recitare la preghiera con la testa reclinata aveva portato i detrattori ad accusare i monaci di praticare l'onfaloscopia, la contemplazione del proprio ombelico.


  Incensiere

Di questo incensiere ne avevo già parlato in questa pagina dedicata ad incensi ed affini.
Aggiungo solo la splendida citazione da "Sotto falso nome" di Cristina Campo:

Al nardo viene giustamente comparato l'incenso, che ha il potere di disperdere l'angoscia del respiro e si leva al cospetto di Dio de manu Angeli. L'incenso è inesprimibilmente misterioso. Esso è insieme preghiera e qualcosa di più fine, più acuto della preghiera. Compone l'aroma dell'eros con quello della rinuncia, è resa di grazie ed è, come il nardo, qualcosa di soavemente ferale

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