* HOME * * FORTEANA *

Ultimo aggiornamento: 06 Dicembre 2025 (Frimaire - Ajonc)

"Temo", disse infine,
"che la Domanda e la Risposta si escludano a vicenda.
La conoscenza dell'una preclude logicamente la conoscenza dell'altra.
È impossibile che entrambe possano mai essere conosciute nello stesso Universo."

"I'm afraid," he said at last,
"that the Question and the Answer are mutually exclusive.
Knowledge of one logically precludes knowledge of the other.
It is impossible that both can ever be known about the same Universe.”

(Douglas Adams, "Life, the Universe and Everything", Prak, cap.34)










Chi siamo? La nave di Teseo, Benjaman Kyle e Dorothy Eady

(T)ontologia da due soldi - La nave di Teseo - Benjaman Kyle - Dorothy Eady

(T)ontologia da due soldi

Quasi come proseguimento dell'ultima pagina di questa sezione, "Fort filosofo", mi butto sulla domanda delle domande, quella che (spoiler) dovrebbe avere per risposta "42". I nerd di Douglas Adams avranno già capito.
La domanda del titolo, "chi siamo?", o meglio "cosa siamo?", "qual è la nostra essenza?", sembrerebbe diversa dalla domanda ontologica ma in realtà la risposta implica a mio avviso anche una risposta alla domanda suprema. Se siamo solo un grumo di cellule, un ammasso di atomi, che si è combinato casualmente, possiamo accettare l'ipotesi atea e la pagina finirebbe qui, il resto sarebbero speculazioni inutili; se propendiamo più per un'ipotesi creazionistica (seppure indiretta, operata attraverso leggi fisiche ben precise) la discussione si articola maggiormente.
Spero di riuscire a trattare un argomento che è già di per sé interessante con argomentazioni un po' inusuali. Per farlo farò un "hop", "step" e "jump", come nel salto triplo:
- l'hop è un paradosso filosofico, quello della nave di Teseo, che lascia di suo una domanda aperta
- lo step è quello di una malattia mentale, l'amnesia, che confuta la risposta forse più intuitiva alla domanda precedente
- e il jump che dovrebbe comprendere l'atterraggio è dato da un "dannato" forteano che la scienza chiamerebbe follia o semplice esibizionismo.
La questione è: chi è che indossa quel vestito che sembra essere in vendita nel "Giudizio universale" di Michelangelo?
Ma adesso che ho preso la rincorsa, procediamo con ordine, sempre tenendo presente i limiti dello scrivente, più che di ontologia parlerei quindi di "tontologia".

La nave di Teseo - manga

La nave di Teseo

Il paradosso della nave di Teseo dovrebbe essere piuttosto noto però come sempre, dato che non so chi sta leggendo (ad esempio in questo momento il sito è molto "visitato" dal Vietnam), oltre a rimandare alla solita Wikipedia per un'analisi più dettagliata, ne riporto anche la sintesi:

Plutarco narra in Vite parallele che la nave in legno sulla quale viaggiò il mitico eroe greco Teseo fosse conservata nel corso degli anni, sostituendone le parti che via via si deterioravano. Giunse quindi un momento in cui tutte le parti usate in origine per costruirla erano state sostituite, benché la nave stessa conservasse esattamente la sua forma originaria. Ragionando su tale situazione (la nave è stata "completamente sostituita", ma allo stesso tempo la nave è rimasta "la" nave di Teseo), la questione che ci si può porre è: la nave di Teseo si è conservata oppure no? Ovvero: l'entità (la nave), modificata nella sostanza ma senza variazioni nella forma, è ancora proprio "la stessa" entità, o le somiglia soltanto?

Il paradosso si ripropone spontaneamente in vari ambiti, ma quello più immediatamente associabile è quello umano. Ripropongo qui le prime quattro pagine del manga omonimo (confidando di non violare copyright, ma di fare tutto sommato pubblicità), perché mi sembra che sintetizzino bene il concetto dove istintivamente potremmo andare a parare:

E cosa succederebbe se al posto dell'imbarcazione ci fosse un essere umano?
Sembra che ogni giorno nel corpo umano muoiano e nascano trecento miliardi di cellule.
Nel giro di alcuni mesi si verifica pertanto un ricambio cellulare quasi totale nell'organismo di un determinato soggetto, ma ciò non significa che quest'ultimo diventi un'altra persona.
Tutto ciò che siamo oggi ...
... è il risultato delle esperienze vissute ... dei ricordi ...
e del nostro passato.
(Toshiya Higashimoto, "La nave di Teseo")

La scienza tende a cercare, e di conseguenza a trovare, una regola che bisogna prendere per vera fin che non si dimostra il contrario. Le eccezioni o "non esistono" (vedi rasoio di Occam) oppure non fanno altro che dimostrare la regola.
Personalmente (e fortaneamente) invece tendo sempre a guardare le eccezioni, e in questo caso ce ne sono diverse: ad esempio chi era veramente Billy Milligan? Abbiamo tutti un ricambio cellulare continuo nel nostro corpo, però normalmente una persona può dire "sono cambiato ma sono sempre io", nel caso di Billy Milligan quale delle sue 24 personalità avrebbe potuto dire "questo sono sempre io"?

Preferisco però analizzare un'altra eccezione tutto sommato più comune: l'amnesia.

Benjaman Kyle

Benjaman Kyle

Avrei indifferentemente potuto parlare di Jezebel Blythe o di Daniela Adamcova o di altri esempi analoghi, ma ho scelto Benjaman Kyle perché il suo è un caso eclatante ed è ben documentato anche in Wikipedia:

Benjaman Kyle è lo pseudonimo di un uomo che soffre di amnesia retrograda, ritrovato in stato d'incoscienza il 31 agosto 2004 e la cui identità è rimasta ignota fino al 2015. Quel giorno, verso le 5:00-6:00 del mattino, un uomo nudo e privo di sensi viene trovato nei pressi di un ristorante Burger King dal capo della filiale del fast food, all'incrocio tra l'uscita 87 dell'Interstate 95 e l'Highway 17, a Richmond Hill, in Georgia; l'uomo è steso accanto ai cassonetti del ristorante. Portato all'ospedale, si scopre che l'uomo soffre di amnesia retrograda e non riesce a ricordarsi com'è finito in mezzo a quei rifiuti; ha completamente perso la memoria, non sa come si chiama e non si riconosce nel proprio viso.

Ovviamente potrei citare l'amnesia senza entrare nello specifico di un caso, ma così facendo la mia dissertazione resterebbe qualcosa di astratto: guardiamolo in faccia questo simpatico signore con i baffi, perché stiamo parlando di lui. (Non so perché ma mi sembra che assomigli un po' a Francesco Gabbani).
Mr. Kyle ha stabilito un record essendo "stato l'unico cittadino statunitense a essere incluso nella lista delle persone scomparse pur essendo noto il luogo in cui vive", quindi possiamo dire che il suo caso è stato riconosciuto sia legalmente che scientificamente, e comunque non avrebbe avuto nessun interesse a simulare questa sua condizione che gli ha creato enormi problemi anche solo per avere assistenza medica.
Undici anni dopo il suo ritrovamento presso il fast food, nel settembre del 2015, grazie ad un test genetico ha scoperto di chiamarsi William Burgess Powell. Ma possiamo veramente dire così?
Ora secondo la definizione di cui sopra, "Tutto ciò che siamo oggi è il risultato delle esperienze vissute, dei ricordi", William Burgess Powell dovremmo dire che è morto tra il 30 e il 31 agosto 2004: cosa ne è rimasto dei suoi ricordi, dei suoi affetti, delle sue esperienze? Nulla! Non si riconosce neanche il corpo che vede allo specchio, il corpo che si ritrova come Benjamin Kyle.
Sempre prendendo per buona la definizione potremmo dire che Benjamin Kyle è un neonato che si ritrova in un corpo vecchio e usurato, che ha come unici vantaggi il saper parlare, camminare, insomma compiere le azioni più normali di un adulto senza doverle imparare da zero. Questo perché in questi casi le amnesie colpiscono solo una parte del cervello, lasciando inalterato il resto.
Eppure qualcosa non torna.
Qualcosa ci dice che forse "William Burgess Powell" è ancora lui, anche se ha cambiato nome, anche se non si ricorda più di sé stesso. Ma qui dovremmo scomodare la religione per trovare una continuità tra William e Benjamin. Dovremmo ricorrere al concetto di "anima", di "spirito", e così facendo temo che ci troveremmo contro molti scienziati e molti filosofi.
Avevo parlato di amnesia anche a proposito di "50 volte il primo bacio", la cui vicenda è stata ispirata da un caso reale, quello di Michelle Philpots. Come si può intuire a mio avviso questa malattia si presta per considerazioni filosofiche.

Dorothy Eady

Dorothy Eady

Nell'ultimo salto, quello più lungo, atterriamo in un puro dannato forteano. Anche qui avrei potuto fornire altri esempi, uno di questi avrebbe potuto essere anche quello citato all'inizio di Billy Milligan, ma ho optato per Dorothy Eady perché oltre ad essere un esempio eclatante è anche ben dettagliato su Wikipedia:

Dorothy Louise Eady, dopo il matrimonio nota come Bulbul Abdel Meguid e conosciuta anche come Omm Sety e Om Seti (Blackheath, 16 gennaio 1904 – El Araba El Madfuna, 21 aprile 1981) è stata una scrittrice ed egittologa inglese, custode del Tempio di Seti I ad Abido
[...]
Dorothy Louise Eady nacque a Londra nel 1904 da Reuben Ernest Eady, un sarto, e Caroline Mary Frost e crebbe in una città costiera. All'età di tre anni, dopo essere caduta da una rampa di scale, iniziò a mostrare strani comportamenti, chiedendo di essere "portata a casa". Inoltre, aveva sviluppato la sindrome dell'accento straniero. L’insegnante della scuola domenicale chiese ai suoi genitori di allontanarla dalla classe perché paragonò il cristianesimo alla religione egiziana "pagana", venne espulsa anche da una scuola femminile di Dulwich dopo essersi rifiutata di cantare un inno che invocava Dio affinché "maledicesse i mori egiziani".

Durante una visita con i suoi genitori al British Museum, osservando una fotografia nella sala esposizioni del tempio di Seti I, esclamò "C'è la mia casa! Dove sono gli alberi? Dove sono i giardini?". Corse quindi per le sale delle stanze egiziane, "tra i suoi popoli", baciando i piedi delle statue. Lì conobbe E. A. Wallis Budge, che la incoraggiò a studiare i geroglifici egizi.

Il coup de théâtre arriva in fondo alla pagina: "Dorothy Eady fu una dei primi a sostenere che la regina Nefertiti fosse sepolta nella Valle dei Re, e non in quella delle Regine o ad Amarna, e vicino alla tomba di Tutankhamon, suo figliastro. Questa ipotesi è stata sostenuta nel 2015 dall'egittologo Nicholas Reeves e da altri in seguito, i quali sostengono sulla base di alcune indagini archeologiche che la sepoltura sia attigua a quella di Tutankhamon".
Ovviamente i sostenitori della teoria della reincarnazione la citano come ottimo esempio. Personalmente rispetto ma non condivido. Scientificamente si potrebbe ricorrere al concetto di atavismo, ma per dei ricordi così dettagliati si sconfinerebbe poi nella pseudoscienza.
Quindi?
Dato che adoro le citazioni, stavolta scomodo Bob Dylan: "The answer, my friend, is blowin' in the wind".



Accetto, personalmente, che possa esserci una Verità Finale, e che essa possa essere raggiungibile, ma mai in un servizio che sia locale o speciale in una scienza, nazione o mondo.
I accept, myself, that there may be Final Truth, and that it may be attainable, but never in a service that is local or special in any one science or nation or world.
(Charles Fort, "New lands" - Cap.37)

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

* HOME * * FORTEANA *