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Ultimo aggiornamento: 25 Luglio 2026 (Thermidor - Armoise)



Questa fue la vera arte, che discopre la nostra confisa ignorantia,
et detestabile praesumptione et publico et damnosissimo errore.
Questo è quello chiaro lume che dolcemente ne invita
alla sua contemplatione per illuminare gli nostri obscurati ochii.

("Hypnerotomachia Poliphili", cap.V, p.57)

Villa Nichesola-Conforti - Da un'antica guida turistica - L'Accademia Filarmonica

Una magnifica villa del '500 a Ponton



Villa Nichesola-Conforti

Siamo a Ponton, ufficialmente in Valpolicella, ma dal mio punto di vista siamo praticamente in Val d'Adige, ai confini con la zona del lago di Garda. Quando si arriva dalla statale che va a Trento, si passa necessariamente da qua, perché come dice il nome, "Ponton", c'è il ponte che consente di attraversare l'Adige per poi dirigersi o verso Sega, Calmasino, Bardolino, insomma il lago, oppure verso Affi, Bardolino, Garda, insomma il lago, meta turistica per eccellenza ormai sovraffollata.
Ma a Ponton invece regna la tranquillità, nonostante il grosso ponte percorso senza sosta dagli automezzi. In riva all'Adige è stata creata l'Oasi Ponton, luogo suggestivo e pittoresco; però la perla più preziosa, non solo del paese ma dell'intero circondario, è senz'altro Villa Nichesola-Conforti.


Mappa
Mappa


Da Wikipedia: "è uno degli esempi più significativi di villa rinascimentale in Valpolicella. L’interno conserva tre sale affrescate con soggetti mitologici dal pittore veronese Paolo Farinati (1524-1606)". Come se non bastasse l'attuale proprietario l'ha trasformata in una Villa-Museo in continua crescita, in particolare per le stampe antiche di pregio tra le quali, un esempio su tutti, molte sono quelle di Piranesi (Giambattista, ma anche del figlio Francesco).

La visita è solo su prenotazione, e possibilmente cercando di fare gruppo, poiché il prezzo della visita è veramente irrisorio (se non ricordo male 10 Euro), e per quanto il proprietario sia motivato non dai soldi ma dalla passione, un minimo di ritorno per un'ora e più di visita ci deve essere.
Curiosamente la villa è più visitata da stranieri che da italiani, e in particolare i veronesi sono proprio pochi.

Da un'antica guida turistica

Riguardando la pagina di Wikipedia di cui sopra, mi sono chiesto se era il caso di mettere una pagina anch'io: non solo il testo, ma anche le immagini su Wikipedia sono piuttosto articolate, cosa può aggiungere un umile turista dilettante come me? Però ci provo lo stesso, e partirei col riportare il bel passaggio di un altro Giovanni Battista, non Piranesi ma Da Persico, che nella sua "Descrizione di Verona e la sua provincia" cita la villa in questione:

Divergendo per un miglio dalla regia strada trovasi Ponton in riva dell' Adige, luogo un tempo assai rinomato per la villa di Fabio Nichesola, da Cesare suo figlio renduta più celebre, raccoltovi parecchie spezie di fiori e di piante esotiche oltre a romane lapidi con iscrizioni, e bassi rilievi. Queste, al numero di trenta, lasciò egli per testamento all' Accademia de' Filarmonici, e furono come le faville, che nell' animo del Maffei, secondo ch' ei lasciò scritto, accesero l'ardore di fondarvi il museo veronese. Tra quelle piacemi ricordare la rarissima in bronzo ad onore di Marco Gavio Squilliano veronese (*) fattagli com'egli argomenta, dagli ufiziali del suo tribunale in Vicenza, dov' egli era Curatore o amministratore dell' ordine pubblico. Passò quel bronzo a Padova, donde, per riacquistarlo a Verona, suggiugne il Maffei (**) di aver comperato per 400 ducati veneti un intéro museo : di tanto merito ei tenne cotesta epigrafe. Si ricordan si fatte cose, perchè, oltre la conservazione de ' monumenti, veggasi il buon effetto, che importò alla patria l'avere un benemerito cittadino, qual fu il Nichesola, lasciate quelle sue lapidi ad una pubblica Accademia. Ma di questa villa, rimota cagione della celebrità, in cui venne il nostro museo, non altro resta che alcune pitture in tre stanze di fatti mitologici a colori ed a chiaroscuro del Farinati, e stipiti di porte che hanno il breve Horti, cancellatovi, non è molto, per la leggerezza, nè senza barbarie, il Nichesolii sull' altro listello sormontato dalla piramide. Questa semplice epigrafe bastava a ricordare, che qui fu uno de' primi giardini botanici dopo il risorgimento delle lettere ; e qui, come soggiunge Ciro Pollini, ove rigogliose vegetavano peregrine stirpi australi , crescono ora sterpi ed ortiche. Racconta Giulio dal Pozzo, che dall'Adige presso Ponton fu estratta una bellissima colonna di serpentino della lunghezza di circa sette piedi con epigrafe, donde sapeasi ch' era stata mandata in dono a un imperatore da un re d' Egitto.

(*) Nel Museo n. 3.
(**) Mus. Ver. p. CXVI.

Quanto affermato dal Da Persico resta valido anche ai giorni nostri. Come ci conferma anche Wikipedia:

La collezione di antichità di Cesare Nichesola comprendeva più di sessanta epigrafi latine e due greche. Alla morte del Nichesola, nel 1612, le epigrafi furono trasferite, su mandato dei Rettori veneti, nel cortile dell’Accademia Filarmonica di Verona, e nel Settecento esse andarono a costituire il nucleo originario dell’odierno Museo Lapidario Maffeiano di Verona.

Insomma per vedere il museo "Nichesola" completo bisogna recarsi poi anche ai portoni della Bra.
Quest'aggancio con la "Accademia de' Filarmonici" come la chiama il Da Persico, ci offre lo spunto per un'analisi di più ampio respiro sulla nostra villa, un'analisi forse un po' azzardata, ma a mio avviso interessante.

L'Accademia Filarmonica

Ho già scritto due pagine sui libri di Luigi Pellini: una sull'Elmo di Oppeano e l'altra sulla nascita di Verona tra architettura, mistica e metafisica. Il focus dell'autore in base a questi due titoli (ma anche di altri) dovrebbe essere chiaro: rintracciare, cercare di ricostruire un substrato esoterico a Verona nei secoli, sulla scia di quanto fatto da Umberto Grancelli sull'impianto di Verona Romana.
Quest'anno è uscito un nuovo libro dell'autore in collaborazione con Daniele Bressan: "Spiritualità segrete a Verona - Un itinerario intorno alla famiglia Della Torre". Qui gli autori riprendendo il filo dall'impianto sacro della città nell'antichità, proseguono con una spiritualità iniziatica medievale tra catari e Scaligeri, per poi arrivare ad interrogarsi su un rinascimento che altrove ha manifestamente riscoperto tradizioni antiche, gnostiche e neoplatoniche, mentre in una Verona ormai lontana dalla signoria Scaligera e sottomessa a Venezia, questa nuova ondata sembrava latitare.
Fu di fatto Giorgio Gemisto Pletone la scintilla che da Firenze fece infiammare il rinascimento italiano:

Giorgio Gemisto, detto Pletone (Costantinopoli, 1355 circa – Mistra, 1452), è stato un filosofo neoplatonico bizantino, che influì sulla riscoperta di Platone nella cultura umanistica del primo Rinascimento italiano, in particolare su Marsilio Ficino e Cosimo de' Medici che poi fondarono l'Accademia neoplatonica di Firenze nel 1462, e che fu portatore di un ideale di unificazione delle diverse religioni.

Il fenomeno non riguardò solo Firenze ma si espanse anche, ad esempio, alla nostra vicina Mantova: basta fare un giro a Palazzo Te, al Palazzo Ducale o alla "Sala dei Dodici Mesi" di palazzo D'Arco per rendersene conto.
E Verona quindi? Restò veramente esclusa? I due autori si sbilanciano:

Siamo dell'idea che non solo l'Accademia di Ficino, con le sue filiazioni, servì da riferimento anche per i veronesi (cosa del tutto plausibile quantomeno per prossimità geografica con quelle di Venezia e di Vicenza), offrendo un modello utile a catalizzare tutta una sincretica eredità sapienziale, ma che le accademie della città scaligera fossero in qualche modo già preesistenti, informalmente, come circoli privati riuniti intorno a famiglie come i Della Torre.
[...]
A nostro avviso, delle numerose compagini accademiche sorte anche a Verona tra cinque e seicento (letterarie, poetiche, musicali ...), quella che potenzialmente piò aver convogliato l'ambiente erudito filosofico-spirituale. e quindi forse esoterico, del circolo del Giberti e dei suoi accoliti più vicino al neoplatonismo, è l'Accademia Filarmonica.

E qui arriviamo al punto cruciale. Il libro si concentra sulla famiglia Della Torre, quindi segnala come edifici sapienziali, possiamo forse azzardare iniziatici, edifici legati a questa famiglia, in primis la villa di Fumane. Però da quanto detto finora possiamo affermare che la villa Nischesola-Conforti è per definizione implicitamente legata all'Accademia Filarmonica. Ce lo dice il Da Persico, ce lo dice il Maffei, ce lo dice il nucleo originale della collezione iniziale di epigrafi lapidarie dell'attuale museo Lapidario Maffeiano.

Ma non basta: analizziamo la villa.
Basterebbe il ninfeo a certificare un certo tipo di ambiente:

Un ninfeo era primariamente, nella civiltà romana e anche in quella greca, un luogo sacro alle ninfe ma, con il passare degli anni, divenne, grazie alle sue vasche e giochi d'acqua, anche un luogo in cui passare momenti in attività leggere e rilassanti (il cosiddetto otium per i Latini, contrapposto al negotium).

I ninfei spesso erano fatti per assomigliare a grotte (e il nostro non fa eccezione) e per far questo Plinio il Vecchio notò che spesso si usava la pietra pomice. Dal giardino dei Boboli a Palazzo Te possiamo notare come ambienti simili siano sempre presenti in contesti analoghi di neoplatonismo. Erano finte grotte dedicate semplicemente all'otium e agli svaghi, o ambienti adatti per meditare, trascendere o semplicemente raccogliersi in sé stessi?

Però il pezzo forte di villa Nichesola-Conforti sono senz'altro le tre sale: la Sala delle Divinità, la Sala Verde e la Sala Rossa, nelle quali paganesimo e mito la fanno da padroni. L'autore dei dipinti è quel Paolo Farinati che "secondo lo storico Luigi Antonio Lanzi, [...] fu sin da subito attratto dagli stili di Giulio Romano e del Parmigianino": Giulio Romano è l'autore delle più enigmatiche pitture di Palazzo Te e il Parmigianino fu dichiaratamente un alchimista come ci certifica lo stesso Vasari. Farinati fu probabilmente anche allievo di quel Brusasorzi che il libro di cui sopra annovera tra l'entourage di vescovo Giberti.

I soggetti delle pitture di queste sale sono classici: la dea Cerere, madre di Proserpina, legata ad un culto ctonio ed iniziatico, celebrata col Caereris mundus, la fossa che metteva in comunicazione col mondo dei morti aperta solo tre giorni all'anno; poi c'è "Artemide-Diana, dea della caccia, della verginità, del tiro con l'arco, dei boschi e della Luna, durante il sincretismo religioso dell'età imperiale venne ulteriormente identificata con altre divinità femminili orientali". Ancora: nella Sala Verde troviamo Latona, e sul suo significato alchemico rimanderei a Fulcanelli.

Non ultimo considererei anche l'orientamento: affacciato verso l'Adige, l'intero complesso risulta orientato ad est come le chiese antiche, come una nave che solca lo spazio per raggiungere il sorgere del sole.

Insomma, pensare questa villa come un normale edificio residenziale di campagna risulta a mio avviso forzoso. Chi l'ha pensata, costruita e frequentata aveva idee che trascendevano la normale estetica.
Ma comunque la si pensi, una visita la merita.

Ingresso verso l'Adige
Ingresso verso l'Adige
Ingresso verso l'Adige
Ingresso verso l'Adige
Cortiletto
Cortiletto
Corte
Corte
Corte
Corte
Corte
Corte
Fregi
Fregi
Giardino
Giardino
Giardino
Giardino
Giardino
Giardino
Giardino
Giardino
Giardino
Giardino
Giardino
Giardino
Ninfeo
Ninfeo
Ninfeo
Ninfeo
Ninfeo
Ninfeo
Ninfeo
Ninfeo
Obelisco
Obelisco
Sala Divinità: Diana
Sala Divinità: Diana
Sala Divinità: Mercurio
Sala Divinità: Mercurio
Sala Divinità: Idra (disegno preparatorio)
Sala Divinità: Idra (disegno preparatorio)
Sala Divinità: Cerere
Sala Divinità: Cerere
Sala Verde: Latona
Sala Verde: Latona
Sala Verde: Nettuno
Sala Verde: Nettuno
Sala Verde: Venere e Adone
Sala Verde: Venere e Adone
Sala Verde: Minerva
Sala Verde: Minerva
Sala Verde: Incendio di Troia
Sala Verde: Incendio di Troia
Sala Verde: disegni preparatori
Sala Verde: disegni preparatori
Sala Rossa: Estate, Cerere e Pomona
Sala Rossa: Estate, Cerere e Pomona
Sala Rossa: Mercurio e Fortuna
Sala Rossa: Mercurio e Fortuna
Sala Rossa: Atena e Poseidone
Sala Rossa: Atena e Poseidone
Louis Jacob, Perseo e Andromeda
Louis Jacob, Perseo e Andromeda
Francesco Piranesi, Amore e Psiche
Francesco Piranesi, Amore e Psiche
Giorgio De Chirico, I cavalli mediterranei
Giorgio De Chirico, I cavalli mediterranei
Dea Fortuna
Dea Fortuna
Vincenzo Franceschini, Diana Efesina
Vincenzo Franceschini, Diana Efesina
Stanza museo
Stanza museo
Stanza museo
Stanza museo
Stanza museo
Stanza museo
Stanza museo
Stanza museo
Stanze museo
Stanze museo
Stampe
Stampe
Jean-Antoine Duclos, Diana e Atteone
Jean-Antoine Duclos, Diana e Atteone
Giardino
Giardino
Giardino
Giardino
Giardino
Giardino
Giardino
Giardino
Altra stanza museo
Altra stanza museo
Giambattista Piranesi, Tempio della Tosse
Giambattista Piranesi, Tempio della Tosse
Altra stanza museo
Altra stanza museo

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