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Ultimo aggiornamento: 06 Settembre 2025 (Fructidor - Hotte)

Fabulam Graecanicam incipimus. Lector intende: laetaberis.
Iniziamo una favola greca. Ascolta, lettore: ti divertirai.
(Lucio Apuleio, "Le metamorfosi")

Un argomento divisivo - Museo archeologico del Teatro Romano (MATR) - Artemide Efesina - Altre vestigia - La zona di ubicazione - El bacanàl del gnoco - La statua di Iside

Vestigia Isidis Veronae

Un argomento divisivo

L'argomento in questione è quello dei culti misterici:

Con il termine misteri (dal greco [mysterion], poi latinizzato in mysterium) si indicano i culti di carattere esoterico che affondano le loro radici nelle antiche iniziazioni primitive e arcaiche e che si diffusero in tutto il mondo greco antico e mediorientale, con un particolare sviluppo in età ellenistica e successivamente romana.
Si differenziavano dalle religioni ufficiali, perché si trattava di riti esercitati da gruppi ristretti, entro i quali era vietato l'accesso ai comuni profani. Venivano praticati spesso nei templi, il cui aspetto esteriore era quello di scuole, dove la conoscenza costituiva un tutt'uno con la disciplina pratica, i cui segreti erano custoditi e insegnati da cerchie riservate di maestri-sacerdoti.
[...]
In seguito la tradizione dei misteri sarebbe sopravvissuta attraverso il Medioevo cristiano nelle forme delle correnti mistiche dei Cavalieri Templari, del Graal, o della scuola di Chartres, spesso dando luogo a società segrete o a movimenti accusati di eresia come quello dei Catari. Queste scuole, insieme ad altri influssi provenienti da più parti, avrebbero preparato il terreno al rinnovamento operato in età moderna dalla confraternita dei Rosacroce, la cui origine rimane avvolta da un'aura di leggenda.
Nella massoneria, che rivendica le proprie origini dai misteri dell'antico Egitto oltre che del Tempio di Salomone, si ritrovano le modalità con cui per essere ammesso, il discepolo deve dimostrare di voler aspirare alla saggezza spirituale, e di saper dominare le passioni fisiche per poter essere condotto ad una serie di esperienze sottili sul piano astrale.

Questa continuazione in età moderna ha portato alla creazione di due gruppi, i detrattori e i sostenitori. I primi principalmente seguono il pensiero dominante scientista che sopporta al limite la presenza di altre religioni (perché a ben guardarla questa fede nella scienza potremmo catalogarla anch'essa tra le religioni ateiste (che non credono in divinità). Ma anche le altre religioni occidentali in generale sono avverse a questi culti.
I sostenitori invece si muovono tutti nell'ambito esoterico, spesso mettendo tutto quello che attiene a quest'ambito in un unico calderone.
Se gli esoteristi spesso arruolano anche tutto ciò che non è attinente, ma è famoso e apprezzato, spesso lasciando intendere che sono a conoscenza di qualche segreto ultimo, i detrattori cercano di minimizzare e ridicolizzare fino al punto di negare anche l'evidenza, sperando forse di arrivare ad una damnatio memoriae.
Anche chi si muove nel mezzo cercando serenamente di capire senza preconcetti, è comunque soggetto alla regola ferrea del metodo scientifico applicato a tutti gli ambiti umani: bisogna sempre "dimostrare" qualsiasi ipotesi al di là di ogni ragionevole dubbio, quindi con documenti ineccepibili. Ora in un contesto segreto, celato agli occhi dei più, pretendere di trovare documentazione di insegnamenti orali, iniziazioni personali, riti misterici che non andavano svelati è un controsenso.
Parlare di Iside vuol dire parlare di uno dei culti misterici per eccellenza: se questa divinità egizia si è diffusa in tutta Europa prima nel mondo ellenico e poi in quello romano (e oltre, vedi ad esempio l'impero seleucide), è riuscita a farlo forse proprio grazie ai misteri ad essa associati. E' quindi ragionevole supporre che laddove ci fosse un Iseo, un tempio dedicato a Iside, ci fosse anche una celebrazione dei misteri, magari in un luogo discosto, recesso.
E arriviamo così a Verona.
Oggi è il 6 settembre: in quest'esatto giorno nel 1492 Cristoforo Colombo salpò da La Gomera (Canarie), l'ultimo porto prima di attraversare per la prima volta l'oceano Atlantico. Salpiamo anche noi in questo piccolo oceano di vestigia e ipotesi, a volte fantasiose ma che spero rispettino la regola di Apuleio di cui sopra: "Ascolta, lettore: ti divertirai".

Museo archeologico del Teatro Romano (MATR)

Credo che Umberto Grancelli sia stato tra i primi a supporre l'esistenza di un Iseo presso il Teatro Romano. Oggi l'ipotesi è abbastanza accertata al punto che il MATR dedica un'intera vetrina a Iside, dalla quale cito testualmente il cartellino esplicativo:

IL SANTUARIO A ISIDE E SERAPIDE
Nella zona del teatro era situato un luogo di culto dedicato alle divinità di origine egizia Iside e Serapide e a loro figlio Arpocrate (la versione greco-romana di Horus).
Nel santuario, attivo soprattutto dal II sec. d.C., vennero collocati diversi altari votivi. Negli scavi effettuati nel teatro sono inoltre venuti in luce diversi frammenti di sculture in pietre originarie dell'Egitto e in marmo bianco.

Già quella delle "pietre originarie dell'Egitto" è una questione interessante, al pari di quella degli obelischi originali egizi portati nelle piazze di alcune delle più importanti città del mondo (Roma, Londra, New York, Parigi e altre ancora) con gran dispendio di risorse. Anche in questo caso: alcuni sostengono una valenza magica altri invece non si limitano solo a negare l'esistenza della magia, ma negano anche la possibilità che ci abbia creduto chi ha fortemente voluto la costosa operazione.
Nel caso delle pietre della vetrina stiamo parlando di dimensioni più ridotte, però il dubbio resta: perché farle arrivare dall'Egitto con tutto il marmo che abbiamo a Verona? In questa pagina su Lione ho messo la foto di una delle "quattro colonne monolitiche che sostengono la crociera del transetto realizzate in granito grigio (sienite), forse proveniente dall'Egitto" della Basilica Saint-Martin d'Ainay (cfr. Wikipedia FR). Non c'era niente di più comodo per fare delle colonne?
Comunque la testa della sfinge del MATR è di sienite esattamente come ("forse") le colonne di Saint-Martin d'Ainay.
In fondo alla pagina ho messo le immagini anche di altre vestigia presenti.

Artemide Efesina

Per passare qualche sala più in là, prima dobbiamo stabilire la connessione tra Iside e Artemide Efesina, o Diana Efesina.

In questa regione, la Signora di Efeso, era adorata soprattutto come dea della fertilità, una figura simile alla dea frigia Cibele e molto diversa dall'Artemide greca. Mentre le statue greche ritraggono Artemide come una giovane con arco e frecce, le statue provenienti da questa zona la mostrano con il busto coperto di protuberanze rotondeggianti che sono state interpretate sia come seni che come testicoli di toro.
[...] È opinione quasi universalmente riconosciuta che ella fosse un'antica divinità orientale, il cui culto fu scoperto dai Greci nella Ionia quando essi vi si stabilirono, e che per alcune peculiarità da loro scoperte, le applicarono il nome di Artemide.
[...]Solo nel periodo post-classico si possono trovare rappresentazioni di un'Artemide che porta la corona lunare, simbolo della sua identificazione con la dea Luna, mentre nei tempi più antichi, sebbene questa identificazione fosse già presente, questo tipo di iconografia non fu mai usata.

La corona lunare la collega strettamente a Iside come riportato anche su Wikipedia:

[Iside] In tempi tolemaici era connessa con la pioggia, che alcuni testi egizi chiamano "Nilo nel cielo", con il sole come protettore della barca di Ra, e con la luna, probabilmente perché era legata alla dea della luna Artemide tramite una connessione con una dea egizia della fertilità, Bastet.

In questa pagina sugli unicorni, ho avuto occasione di parlare del "Museo di Ludovico Moscardo". In questo libro nella pagina dedicata a Iside il collegamento è ancor più evidente:

Crederono gli antichi che Iside fosse anco la Terra, overamente la Natura delle cose, che al Sole sono soggette: come scrive Macrobio. Da qui viene che era raffigurato il corpo di questa Dea con continuate poppe, a guisa di quella, che alimentasse tutte le cose dell'Universo.

Infine ci sarebbe da citare anche "La ricerca di Iside" di Jurgis Baltrušaitis, dove l'equivalenza tra Diana Efesina e Iside è esplicitata in modo chiaro. Ma su questo libro mi riservo di tornare più dettagliatamente in futuro.
Non ci è dato di sapere il luogo di ritrovamento della statua acefala del MATR: "Statua di Diana venerata nella regione di Efeso in asia Minore (odierna Turchia); marmo. / II secolo d.C. / Collezione Molin di Venezia, poi collezione Giusti del Giardino a Verona".
Sul pettorale troviamo il simbolo del Cancro:

Il suo pianeta dominante è la Luna. A causa delle associazioni negative della parola "Cancro" con l'omonima malattia, alcuni astrologi si riferiscono alle persone nate sotto questo segno come "bambini della luna".
Le associazioni divine con il Cancro nell'astrologia rinascimentale sono Luna/Diana, entrambe dee che rappresentano la Luna, il pianeta che governa il Cancro.

Altre vestigia

Al Museo Miniscalchi-Erizzo (sito ufficiale: Fondazione Museo Miniscalchi-Erizzo) troviamo uno splendido bronzetto di Iside-Fortuna. Purtroppo non è riportato il luogo del ritrovamento, ma ovviamente ci piace pensare che sia Verona.
Sulla figura di Iside-Fortuna ci sono delle immagini anche in questa pagina su Palestrina, dove c'è il Santuario della Fortuna Primigenia.

I luoghi di ritrovamento sono ben segnati invece, nelle vestigia che si trovano nel cortile interno, sotto al porticato, del Museo lapidario maffeiano. Entrando sulla sinistra ci sono due reperti che però sono uno istriano e uno dalmata (vedi le immagini in fondo alla pagina). E' sul lato destro che possiamo trovare l'unica (ma potrei sbagliarmi) testimonianza veronese:

Parte superiore di ara consacrata a Serapide Augusto e Iside Regina da custode del tempio Licinio Gelasio.
Da Verona. II secolo d.C.

Il cartellino non lo dice, ma la mia impressione è che si tratti di marmo rosso di Verona, per cui sulla veronesità del reperto non si discute.

La zona di ubicazione

Ritorniamo al link di cui sopra (che poi riporta ciò che è scritto sul cartellino esplicativo della vetrina), dove si parla genericamente dell'ubicazione: "Nella zona del teatro era situato un luogo di culto dedicato [...]". L'affermazione è senz'altro condivisibile, ma piuttosto generica.
Ritengo più interessante rivolgerci al reietto (dalla soprintendenza ai beni culturali) ed eretico Umberto Grancelli e ai suoi libri sull'impianto della Verona Romana. Non so se c'è qualcuno che mi segue assiduamente (dubito), ma partendo dal presupposto che molti dei pochi lettori siano capitati su questa pagina per caso, per non ripetermi noiosamente vi invito a leggere il paragrafo "Umberto Grancelli" in questa pagina della sezione libri.
Grancelli dal Ritmo Pipiniano evince la presenza di sette templi legati a sette divinità a loro volta legate ai sette giorni della settimana: "Fana et tempIa constructa ad deorum nomina / Lunis, Martis et Minervis, Iovis atque Veneris / et Saturni sive Solis, qui prefulget omnibus.", ovvero "Vi sono templi in stile antico dedicati agli dèi / Luna, Marte e Minerva, Giove e Venere, / e Saturno, e il Sole che splende su tutto.". Se il primo, Sole/Domenica, coincide come posizione all'ultimo, Saturno/Sabato, anche se probabilmente a livelli diversi rispetto al suolo, ed entrambi sono sul/nel Colle di San Pietro, il tempio successivo dedicato a Luna/Lunedì non può essere distante, ed infatti Grancelli lo individua nell'area di San Giovanni in Valle. Ovviamente Iside è "dea dell'amore materno, della Stregoneria, della Luna e della magia", anche se comunque era connessa anche "con il sole come protettore della barca di Ra", quindi questa dea del lunedì, è la dea lunare a cui facciamo riferimento.

Fin qui l'ufficialità sembra quadrare con la ricostruzione di Grancelli, poi però il nostro autore fa un'ipotesi completamente rigettata come eretica. Incrociando il Ritmo Pipiniano di cui sopra, con l'Iconografia Rateriana, individua un tempio a destra del colle, la cui didascalia recita "Orfanum". Il suffisso "fanum" non lascerebbe dubbi sulla natura sacrale dell'edificio, peccato che l'ufficialità abbia deciso che quella lettera che assomiglia ad una "f", potrebbe essere una lettera "g" scritta in modo antico.
Personalmente non sono un esperto di paleografia, ma guardando le altre "g" miniscole attorno all'immagine, queste sono proprio riconoscibilissime e non confondibili con delle "f". Ovviamente stiamo parlando di copie settecentesche di originali ormai perduti, quindi penso sia molto difficile stabilire la precisione della riproduzione.

A qualche decina di metri di distanza dalla chiesa di San Giovanni in Valle troviamo Villa Francescatti sulla quale anche Wikipedia è esplicita: "Sopra il teatro si trovavano tre terrazze, che culminavano in una spianta (dove era stato costruito un tempio), ma buona parte del colle venne terrazzata, divenendo una enorme giardino". Nel giardino Grancelli individua un punto sacro nel "Trono di pipino", dentro alle grotte che ben si sarebbero prestate alla celebrazione dei misteri.

Solo un breve accenno all'Organum, a costo di contraddire anche Grancelli che individua nella zona il tempio di Marte/Martedì. Nella chiesa di Santa Maria in Organo troviamo alcuni simboli che sembrano echeggiare a Iside nei manufatti più famosi della chiesa: le tarsie di Fra Giovanni e la Muleta.
Innanzitutto nelle tarsie c'è una lepre: a memoria non mi risulta di poterla annoverare tra i simboli cristiani, viceversa la solita Wikipedia ci dice che "accompagna le streghe nelle loro azioni [...] Nelle culture orientali, la lepre è uno dei disegni formato dalle macchie lunari". Nel link di cui sopra su Diana Efesina, troviamo che questa dea era identificata anche come Potnia theròn, e a lei "erano sacri: il cervo, il daino, la lepre, la quaglia, l'orso, il cane, il cipresso e l'alloro".
Nelle tarsie del leggio abbiamo anche una bella civetta: difficile pensare a questo animale della famiglia degli strigidi (già il nome!) nell'ambito dell'iconografia cristiana, ma pur essendo il simbolo di Atena, possiamo collegarla ad Iside insieme alla "Muleta". Quest'ultima è una statua in legno frutto di un rinvenimento considerato miracoloso a livello popolare, a cui è stata aggiunta poi una statua del Cristo sempre in legno. Le due statue venivano portate in processione con grande devozione popolare, finché la chiesa non si pose il dubbio su chi era veramente oggetto di questa devozione: il Cristo o la Muleta?

La sensazione di eco pagana con questa figlia d'asino, la Muleta, sarebbe già forte così, senza contare che l'insolita declinazione al femminile dell'animale potrebbe far pensare ad una dea piuttosto che ad un dio. Il dubbio si accresce se pensiamo alla storia riguardante Iside più vicina a noi e nel contempo appartenente alla classicità: Le metamorfosi ovvero L'asino d'oro di Apuleio (II secolo d.C.).
Le vicissitudini del povero Lucio cominciano precisamente nel terzo libro, capitolo 21, quando aiutato dalla serva Fòtide assiste curioso alla trasformazione di Panfile, moglie del suo anfitrione Milone, esperta di magia:

Ora Panfile per prima cosa si spogliò di tutti i suoi ornamenti e, dopo aver chiuso una cassa, ne estrasse diverse piccole scatole dalle quali, dopo aver tolto il coperchio di una di esse e averla strofinata a lungo con i palmi delle mani con l'olio che aveva ricevuto, si unse tutta dal basso verso l'alto, e dopo aver conversato a lungo in segreto con la lampada, scosse le membra con un movimento tremante. Mentre li agitava dolcemente, le sue morbide piume svolazzarono, le sue ali forti crebbero, il suo naso ricurvo si indurirono, le sue unghie furono costrette ad essere uncinate. La civetta diventa Panfile. Così, dopo aver emesso il suo grido lamentoso, la terra, ormai già in pericolo, emerge gradualmente e presto, sollevatasi in alto, vola via a ali spiegate.

Iam primum omnibus laciniis se devestit Pamphile et arcula quadam reclusa pyxides plusculas inde depromit, de quis unius operculo remoto atque indidem egesta unguedine diuque palmulis suis adfricta ab imis unguibus sese totam adusque summos capillos perlinit multumque cum lucerna secreto conlocuta membra tremulo succussu quatit. Quis leniter fluctuantibus promicant molles plumulae, crescunt et fortes pinnulae, duratur nasus incurvus, coguntur ungues adunci. Fit bubo Pamphile. Sic edito stridore querulo iam sui periclitabunda paulatim terra resultat, mox in altum sublimata forinsecus totis alis evolat.

Sempre aiutato da Fòtide, Lucio vuole ripetere la stessa metamorfosi su di sé, ma avendo sbagliato unguento si trasforma in asino. Ecco quindi che civetta e mulo (figlio d'asino) trovano corrispondenza.
Lucio verrà poi salvato, cioè ritrasformato in uomo da Iside durante le celebrazioni per la sua festa.
Le analogie di questa storia con, ad esempio, quella del Pinocchio di Collodi sono evidenti, ma quello che mi interessa in questo contesto sono gli elementi di ricongiungimento con quello che è, anche ufficialmente, un retaggio delle feste Isiache. E questi elementi sono il mulo e il succitato "Trono di Pipino".

El Bacanàl del Gnoco

Come dicevo l'identificazione di come è stato sostituito il rito di Iside è molto chiara. Dalla solita Wikipedia:

Il Navigium Isidis si teneva in data variabile corrispondente alla prima luna piena seguente l'equinozio di primavera. Il Navigium Isidis è stato poi sostituito dalla celebrazione della resurrezione di Cristo, la Pasqua cristiana, dopo che, nel 391, il cattolicesimo venne ufficializzato come religione dell'Impero Romano; la Pasqua ha mantenuto la datazione legata alla prima luna piena dopo l'equinozio di primavera. Per evitare la sovrapposizione tra Pasqua e Navigium Isidis, il Navigium venne spostato indietro di quaranta giorni, edulcorato e rinominato in Carnevale (carrus navalis). La festa del Navigium Isidis è stata quindi divisa in due dalla Chiesa Cattolica: la parte della resurrezione dello smembrato Osiride è confluita nella Pasqua; la parte della processione delle maschere è confluita nel Carnevale.

Il carnevale a Verona ha un nome ben preciso: "Bacanàl del Gnoco". Non ripeto tutta la storia del precedente link che è presente anche nella pagina di Tommaso da Vico e in quella sul Folclore veronese. Faccio solo notare che gli "gnochi" venivano distribuiti sulla Tomba di Pipino, quello del trono e che Papà del Gnoco, il re del carnevale veronese, sfila a dorso di mulo.
Si potrebbe obbiettare che già partendo dal nome, baccanale, per poi passare alla somiglianza di Papà del Gnoco con Bacco (mulo compreso) il richiamo pagano sembra preciso e diverso da quello isiaco. Eppure nella mia fantasia sfrenata quello scettro rappresentante una forchetta con infilato uno gnocco, rimanda un po' ad un sistro, anche se i rebbi sono verticali e non orizzontali.
La lista delle maschere "tradizionali" (e metto il virgolettato perché molte sono state create in tempi recenti) comprende anche "Madonna Verona", che rappresenta "Verona Centro", e arriviamo così all'ultima clamorosa provocazione.

La statua di Iside

Tante are, un bronzetto, qualche retaggio (più forzato che vero), ma una statua vera e propria che rappresentasse questa dea non c'è?
Mi sono permesso quindi questo ... pasticcio fatto con Paint: credo che sia brutto, ma che renda l'idea.
La statua in questione è la cosiddetta Madonna Verona:

Il monumento più antico della piazza è la fontana sormontata dalla statua denominata Madonna Verona di epoca romana (datata 380) con successive integrazioni medievali. La fontana è opera di spoglio voluta da Cansignorio assemblando pezzi di epoca romana come da tradizione medievale nel periodo gotico in particolare, con grande vasca termale e statua proveniente dal Capitolium si dice un tempo fosse dorata, in occasione dell'opera idraulica di Cansignorio di portare l'acqua del torrente Lorì di Avesa fino a piazza Erbe. La statua è ornata di cartiglio tra le mani e reca impresso il vecchio motto del Comune che così recita "a questa città portatrice di giustizia e amante di lode".

Ho (malamente) sostituito il cartiglio medievale con un sistro, ma ho lasciato la corona che, anche se medievale, è compatibile con Iside Regina. Sarebbe stato altrettanto corretta una corona col disco lunare ma, siccome sono un ottuso renitente alla modernità delle foto con Intelligenza Artificiale (mi sembra poco sportivo), ho preferito lasciare la corona tale e quale.
Certo se la statua proveniva veramente dal Capitolium, cioè dal tempio dedicato alla Triade Capitolina, ci sono poche possibilità che si trattasse di Iside. Inoltre la testa e le braccia sembra siano state aggiunte dopo, probabilmente quando è stata assemblata la fontana.
Eppure non è che per caso, sotto ispirazione della dea, hanno riassemblato la statua com'era in origine?
Dimenticandosi il sistro ovviamente.
Concluderei con la preghiera, che personalmente definirei esplicativa, fatta da Lucio ad Iside:

Regina del cielo, che tu sia Cerere, l'anima del genitore originario del grano, che, rallegrandosi per la scoperta della figlia, la vecchia ghianda strappata al foraggio selvatico, ora coltiva la zolla eleusina con cibo delicato, o che tu sia la celeste Venere, che ai primi inizi delle cose associò Amore alla diversità dei sessi, e avendo propagato la prole eterna nel genere umano, ora sei adorata nel santuario circostante di Pafo, o che tu sia la sorella di Febo, che, avendo rinfrescato la nascita dei feti con rimedi lenitivi, allevò così tanti popoli e ora veneri gli splendidi templi di Efeso, o che tu sia l'orribile Proserpina dal suo volto a tre facce, che reprime gli attacchi delle larve e frena i recinti della terra, vagando per vari boschi, sei propiziata con vari culti, con quella luce femminile, che illumina tutte le pareti e nutre i semi felici con fuochi umidi e dispensa luci incerte con il "Per le peregrinazioni del sole, è lecito invocarti con qualsiasi nome, con qualsiasi rito, con qualsiasi volto: tu ora sussisti nelle mie estreme afflizioni, confermi la mia rovinata fortuna, sei selvaggio. Concedimi pausa e pace, dopo aver sistemato i miei affari; che ci siano abbastanza fatiche, che ci siano abbastanza pericoli. Scaccia il terribile volto della creatura a quattro zampe, restituiscimi alla vista dei miei, restituiscimi al mio Lucio, e se qualche divinità offesa mi opprime con inesorabile crudeltà, che mi sia almeno concesso di morire, se non di vivere.

"Regina caeli, — sive tu Ceres alma frugum parens originalis, quae, repertu laetata filiae, vetustae glandis ferino remoto pabulo, miti commonstrato cibo nunc Eleusiniam glebam percolis, seu tu caelestis Venus, quae primis rerum exordiis sexuum diversitatem generato Amore sociasti et aeterna subole humano genere propagato nunc circumfluo Paphi sacrario coleris, seu Phoebi soror, quae partu fetarum medelis lenientibus recreato populos tantos educasti praeclarisque nunc veneraris delubris Ephesi, seu nocturnis ululatibus horrenda Proserpina triformi facie larvales impetus comprimens terraeque claustra cohibens lucos diversos inerrans vario cultu propitiaris, — ista luce feminea conlustrans cuncta moenia et udis ignibus nutriens laeta semina et solis ambagibus dispensans incerta lumina, quoquo nomine, quoquo ritu, quaqua facie te fas est invocare: tu meis iam nunc extremis aerumnis subsiste, tu fortunam collapsam adfirma, tu saevis exanclatis casibus pausam pacemque tribue; sit satis laborum, sit satis periculorum. Depelle quadripedis diram faciem, redde me conspectui meorum, redde me meo Lucio, ac si quod offensum numen inexorabili me saevitia premit, mori saltem liceat, si non licet vivere."
(Apuleio, "Le metamorfosi", Libro 29, cap.2)

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Galleria di immagini (cliccare per vederle ingrandite)


Museo Archeologico Teatro Romano
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Museo Moscardo - Iside
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Museo Lapidario Maffeiano
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Museo Lapidario Maffeiano
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