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Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre 2025 (Vendémiaire - Piment)

Un avvertimento valevole per tutti, hombres!...
Il primo che mette mano a un'arma è un uomo morto!
(Tex Willer: da la Rete si Chiude, n.º 112, p. 30)

Action figure o Figurini seconda parte

Rispetto a questa prima parte introduttiva dove c'erano tutte action figure piccoline, qui siamo su qualcosa di decisamente più grosso. E in modo più monotematico siamo nell'ambito dei fumetti Disney, ma con un'incursione nel mondo Bonelli.
Parlare di queste statuine di plastica fornisce la scusa per parlare un po' del personaggio rappresentato, della sua storia, della sua filosofia, quindi prima ancora di iniziare mi permetto di fare due parole di introduzione a chi non è avvezzo a questi ambiti.

L'impero Disney è nato con i film di animazione, ma quasi subito in subordine sono stati affiancati anche i fumetti. Mi permetto di dire che secondo me ad oggi, ma si potrebbe dire negli ultimi cinquant'anni, i fumetti Disney sono di fatto un fenomeno tutto italiano. In teoria sono creati e stampati in tutto il mondo, ma in pratica fuori dall'Italia si rivolgono sostanzialmente ad un pubblico infantile, o della prima giovinezza, mentre quelli di produzione italiana oltre ad avere in generale una qualità decisamente più alta, a volte sembrano rivolti più ad un pubblico adulto; penso ad esempio alle parodie capolavori Topolino - Minni in "Casablanca" e La vera storia di Novecento, entrambe del gran maestro Cavazzano (ma non c'è solo lui).
In realtà poi l'universo dei fumetti Disney è diviso in due galassie: paperi e topi. E non è solo una questione di antropomorfizzazione delle due specie animali, ma è lo spirito delle storie che segue strade diverse. La poesia della canzone "Vil Coyote" di Eugenio Finardi riesce a riassumere perfettamente il mood completamente diverso:

C'è chi nasce come Paperino:
Sfortunato e sempre pieno di guai
E c'è chi invece è come Topolino:
Carino, intelligente e simpatico alla gente

In realtà il "simpatico alla gente" potremmo toglierlo: alla fatidica domanda "preferisci i paperi o i topi?", pare che la preferenza per i primi abbia percentuali bulgare. Io viceversa preferisco assolutamente i "topi", ma come sempre sono in controtendenza, è la mia natura e non posso farci niente. E infatti abbiamo qui sotto due personaggi per Topolinia e uno solo per Paperopoli.

Gli ultimi due personaggi sono capostipiti di un altro universo, quello della Sergio Bonelli Editore. In Italia Tex Willer e Kit Carson non dovrebbero aver bisogno di presentazioni, ma le statistiche di questo sito mi dicono che qui giungono visitatori da ogni parte del mondo, per cui forse val la pena di spendere una parola.
Sui personaggi nello specifico ne parlo sotto, vorrei però ricordare che a Tex sono seguiti poi Martin Mystere, Dylan Dog, Nathan Never, e tantissimi altri personaggi con la propria testata, il proprio magazine, quasi sempre mensile e quasi sempre in bianco e nero. Sono tutti fumetti d'avventura e, come si suol dire, "di genere": quindi western, horror, fantascienza, polizieschi, distopici, e altro. Per Bonelli (ma anche per la Disney) la formula vincente è stata per decenni quella di uscire in edicola con un prezzo popolare, e anche questo è stato un fenomeno specificamente italiano, forse di altri pochi altri paesi al mondo, ma non saprei dire quali perché in quelli dove sono stato io non ho trovato quasi niente nelle edicole.
Ora il vento sta cambiando e si sta ripiegando in Internet, perché anche le fumetterie sono quasi sparite. Però la passione in qualche modo evidentemente resta visto il successo strepitoso del Lucca Comics (and Games), del quale tra poco sta per iniziare l'edizione 2025.

Cliccare sulle immagini per vederle ingrandite.


  Topolino   Topolino   Topolino


Topolino, il cui vero nome ovviamente è Mickey Mouse, nasce come un topo birichino, portato all'avventura ma spesso un po' sprovveduto. Poi, perlomeno nei fumetti, si evolve e si specializza come detective.
Curiosamente i vari sceneggiatori specializzandolo si sono dimenticati sempre di dargli un incarico ufficiale: Topolino collabora spessissimo con la polizia, specificamente col commissario Basettoni (Chief Seamus O'Hara), e spesso è questi ad invocare l'aiuto del nostro eroe, sia per il suo acume che per il suo coraggio, ma nessuno ci ha mai detto a che titolo collabora. E molto spesso sembra nettamente che lo faccia per hobby.
Quindi la domanda sorge sempre spontanea: cosa fa Topolino per vivere? Naturalmente la domanda vale anche per Pippo, Minni, Clarabella, ma non ad esempio per Orazio Cavezza (Horace Horsecollar) perché questi sappiamo benissimo che mestiere fa: il riparatore. Orazio ripara qualsiasi cosa, è un artigiano con partita IVA col suo laboratorio e il suo furgoncino. Come dice il famosissimo meme di David Brandt: "it ain't much, but it's honest work".
E' intuitivo che in questa maniera gli sceneggiatori con Topolino (e gli altri disoccupati) riescono a tenersi le mani libere, ovvero il personaggio libero di lanciarsi in nuove avventure. Così ad esempio, dopo aver fatto in diverse storie il giornalista in modo estemporaneo, nella saga "Topolinia 20802" lo diventa ufficialmente partendo dal grado più basso, in una Topolinia megalopoli che assomiglia più a New York che ad una città del Calisota.
A parte qualche storia degli inizi, Topolino in realtà non ha mai avuto una sua agenzia di investigazioni fino alla saga "MM - Mickey Mouse Mystery Magazine", dove ne eredita una ad Anderville da un suo vecchio amico che è scomparso e a lui tocca portare avanti l'attività.

E qui arriviamo a noi: se in Mickey Mouse Mystery Magazine" il riferimento esplicito è alle atmosfere hard boiled, nella statuetta in questione l'abbigliamento è tipico di questo genere poliziesco: l'impermeabile e il cappello alla Humprey Bogart sono inconfondibili.
Però come resistere alla tentazione della contaminazione?
Ecco quindi la lente di ingrandimento alla Sherlock Holmes per cercare indizi quasi invisibili, che è tipica di quel genere poliziesco che però è quasi antitetico all'hard boiled.

  Manetta   Manetta   Manetta


Ed ecco l'ispettore Manetta (Detective Casey).
E' uno degli ispettori del commissario Basettoni, o meglio era l'unico fino all'arrivo di Rock Sassi, con cui fa coppia comica, tipo Stanlio e Ollio, Ric e Gian, Cochi e Renato, e così via. Se normalmente era un personaggio secondario, anche facendo coppia con Rock Sassi Maetta solitamente è relegato a far da spalla.
Ha un quoziente intellettivo piuttosto basso, è molto ottuso, ligio alle regole e a mio avviso è stato inserito per far risaltare ancor più Topolino, creando una scala di capacità deduttive dove in mezzo si posiziona Basettoni. Ha sempre lo stesso completo verde da cui spunta il ventre prominente ed è un appassionato fumatore di sigari, cosa che in questa statuina per fortuna hanno rispettato ignorando il fastidiosissimo politically correct. I sigari mi rendono ancor più simpatici sia la statuina che il personaggio.

Questa sua situazione di eterno personaggio secondario, di spalla di qualcuno, lo porta spesso ad avere in uggia il buon Topolino, ma possiamo capirlo e dobbiamo ringraziarlo per offrirci spesso situazioni comiche e grottesche. Un esempio su tutti quando insieme a Rock Sassi arresta Babbo Natale, il borioso ciccione vestito di rosso che richiama più una celebre bevanda gassata che San Nicola (il tutto è frutto del genio di Tito Faraci, chi altri sennò?).
Le sue capacità deduttive sono così scarse, e il suo quoziente intellettivo è così basso, che verrebbe da chiedersi com'è arrivato al grado di ispettore. La risposta è evidente: grazie al suo cognome!
Qualche mente ingenua potrebbe pensare che i primi che hanno italianizzato il nome abbiano optato per qualcosa legato alla polizia, le manette appunto. Per me è chiaro invece che nel fumetto si è ricalcato la realtà: se ti chiami Manetta puoi solo fare il poliziotto e hai buone probabilità di far carriera. Così com'è successo ad Antonio Manganelli che da criminologo ha scalato tutti i gradi e "dal 25 giugno 2007, fino alla sua morte, è stato capo della polizia". Quindi che non mi si venga a dire che certe cose accadono per caso, altrimenti mi tocca citare anche Zoe Hamburger che ha scalato tutti i vertici di McDonald's.

  Nonno Bassotto   Nonno Bassotto   Nonno Bassotto

Restiamo nell'immaginario Calisota, ma ci spostiamo a Paperopoli, dove c'è il personaggio che ha dato il primo vero grande impulso ai fumetti Disney così come li conosciamo: Zio Paperone (Scrooge McDuck), il più ricco dei ricchi, il più miliardario dei miliardari, il più avaro dei personaggi, ancora più avaro del personaggio da cui ha preso il nome: Ebenezer Scrooge, il protagonista del Canto di Natale.
Da punto di vista liberale keynesiano Paperone dovrebbe essere il male in assoluto: elargendo stipendi da fame frena l'economia, accumulando denaro contante nel suo deposito la blocca. Però questo accumulo tanto spropositato quanto inutile di denaro, ha creato il sogno, l'obbiettivo supremo da raggiungere, la ragione di vita della Banda Bassotti (Beagle Boys). Questa banda criminale di fratelli (oppure fratelli e cugini secondo Don Rosa) ha un capo indiscusso: il Nonno (Grandpa Beagle). Se tutti i bassotti hanno la maglia rossa con davanti i numeri di matricola (ormai stabilizzati in 176-617, 176-761 e 176-176), Nonno Bassotto ha il cartellino giallo con su scritto "GRAZIA" perché, ci dice Wikipedia, "è l'unico, in passato, ad aver ottenuto la grazia da parte dello Stato per buona condotta e a essere stato rilasciato dal carcere di Sing-Song poco prima di evadere".

Parlando di abitazioni Nonno Bassotto e i suoi nipoti sono tra i più credibili personaggi nella serie. Infatti Paperone vive in un improbabile deposito sulla cima della collina, i suoi nipoti vivono in villette da middle class statunitense, situazione totalmente incompatibile con i redditi occasionali e fantasiosi di Paperino, Paperina e Paperoga. Invece i Bassotti rappresentano la dura realtà USA: basta interrogare Google per scoprire che "si stima che circa 20 milioni di americani vivano in case su ruote, come case mobili o in roulotte, secondo un recente censimento".

Una nota sulla pipa: anche qui per fortuna il politicamente corretto non è passato! La pipa è chiaramente una "corn cob", ovvero una pipa di pannocchia, fatta col tutolo di un tipo di mais del Missouri. Era la pipa del generale MacArthur, ma per quel che mi riguarda è più famosa perché è la pipa che tira fuori Huckleberry Finn nel "Le avventure di Tom Sawyer", quando scappano di casa e si rifugiano nell'isola giocando ai pirati:

Il Terrore dei Mari aveva portato un pezzo di pancetta, e si era quasi esaurito nel portarla lì. Finn la Mano Insanguinata aveva rubato una padella e una quantità di tabacco in foglie semistagionato, e aveva anche portato qualche pannocchia per fare le pipe.

The Terror of the Seas had brought a side of bacon, and had about worn himself out with getting it there. Finn the Red-Handed had stolen a skillet and a quantity of half-cured leaf tobacco, and had also brought a few corn-cobs to make pipes with.


  Tex & Kit   Tex & Kit   Tex & Kit

Tex Willer e Kit Carson li ho messi insieme perché nelle action figures come nel fumetto sono pard inseparabili.
Per chi arriva su questa pagina da fuori dell'Italia (ma saranno veramente persone vere o saranno solo intelligenze artificiali che copiano confondendomi le statistiche?), diciamo che siamo chiaramente nell'ambito western, che Tex e Kit sono ranger temuti da tutti i delinquenti, abilissimi a sparare con colt e winchester, fortissimi a fare a pugni, ottimi cavallerizzi, insomma sono gli eroi per eccellenza. Naturalmente Tex più di Kit.
Ci sarebbero altri due pards: Kit Willer (figlio di Tex) e Tiger Jack, l'indiano Navajo. Per inquadrare la portata di questo fumetto, mi rifaccio integralmente a Wikipedia:

Insieme a Topolino e Diabolik è considerata la più famosa e longeva serie a fumetti italiana di sempre, nonché la testata di punta della casa editrice milanese. Il personaggio nacque nel 1948 senza molte aspettative per il suo successo ma divenne col tempo un fenomeno editoriale pubblicato regolarmente dopo oltre settant'anni e oggetto negli anni anche di indagini sociologiche, tesi di laurea e iniziative volte a celebrarlo come mostre, incontri, volumi di critica e testi di saggistica.

Dovrebbe essere chiaro a questo punto che Tex non è un semplice eroe dei fumetti, ma è qualcosa di più: è un archetipo. Nell'iperuranio c'è un'idea che si riflette nel mondo: deve esistere qualcosa di giusto per tutti e qualcuno di giusto che però non sia un martire, una vittima.
Tex è un buono ovviamente, interviene per salvare gli altri, è disposto a rischiare la vita per questo, anzi la rischia in ogni episodio. Tex uccide, ma solo per legittima difesa, però se può cerca di risolvere le controversie a cazzotti. Tex non è un semplice difensore della legge, ma è anche un capo indiano, quindi riassume in sé tutti e tre i poteri dello stato, e li amministra saggiamente, in modo efficiente. Dura Lex, sed Tex!
Insomma Tex è quell'impersonificazione della giustizia che molti filosofi ritengono impossibile da attuare nel mondo reale. E in effetti la sua giustizia diventa un po' discutibile dal punto di vista dei nativi americani, perché tutto sommato Tex, per quanto buono, è un yankee che implicitamente giustifica l'invasione dell'America da parte degli Europei con la solita motivazione "c'è spazio per tutti, non vorrete tenervi questi territori immensi tutti per voi".
Kit Carson (vecchio cammello!) invece è più umano. E' la spalla, spesso comica, di Tex che serve per alleggerire la tensione del racconto. Se Tex è un vedovo integerrimo fedele alla moglie anche dopo la sua morte, Kit è un donnaiolo, o perlomeno aspirante tale visto che sembra non combinare molto alla fine. E' una buona forchetta che aspira sempre ad una "bisteccona tenera, non troppo cotta, alta due dita, accompagnata da una montagna di patatine fritte, e seguita da una torta di mele e alla fine da una bella cuccuma di caffè nero e forte".

Insomma non si può non voler bene a questi due pards, però se posso esprimere un'opinione strettamente personale, all'interno di tutta la saga di Tex le storie che preferisco non sono quelle di puro western, ma quelle dove rientra anche il soprannaturale. Quindi le storie con Mefisto, Yama, ma soprattutto con El Morisco, personaggio tanto straordinario quanto improbabile. Spero sempre che un giorno o l'altro alla Bonelli facciano un spin off di El Morisco in purezza.

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