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Ultimo aggiornamento: 17 Gennaio 2026 (Nivôse - Zinc)
Tu sei quello che tu vuoi,
ma non sai quello che tu sei
[...] Tempo, non c'è tempo
Sempre più in affanno inseguo il nostro tempo
Vuoto di senso, senso di vuoto
(Franco Battiato, "Il vuoto")
Il Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana Guido Tonelli - Paradossalmente un libro piuttosto pieno - Fare il pieno di arte (sul vuoto) - Una piccola obiezione
Il Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana Guido Tonelli
Questo libro appena uscito, "L'eleganza del vuoto", mi è stato regalato e devo dire che è stata una piacevole sorpresa.
Con "L'eleganza del riccio", di cui sembra la parafrasi, ha in comune una chiara riverenza verso la filosofia,
ed infatti questo penso che si possa definire un libro di filosofia quantistica.
L'autore, Guido Tonelli,
non è uno scienziato qualsiasi: "ha partecipato ed è stato portavoce dell'esperimento CMS presso il CERN, che ha portato alla scoperta del bosone di Higgs",
quindi è assolutamente tra le più autorevoli voci quando si tratta di parlare di vuoto dal punto di vista scientifico.
Ma in realtà, come vedremo, nel libro in questione la scienza rappresenta solo una parte dell'analisi:
nel testo molto si disserta sia di filosofia che di arte.
Come ho accennato nel titolo, si tratta del secondo "Tonelli" che compare nell'elenco dei libri di questo sito web.
Il primo lo si trova in
questa pagina
a proposito de "Negli abissi luminosi" di Angelo Tonelli, sempre per Feltrinelli.
Volendo fare un paragone direi che entrambi si occupano di contaminazioni di filosofia, anche se mi rendo conto che la definizione non è corretta.
L'amore della conoscenza passa da più vie, quali ad esempio l'esoterismo, o per meglio dire le religioni iniziatiche
(ed è il caso del libro di Angelo Tonelli), così come per la via della scienza sperimentale, della fisica quantistica, come nel caso di questo volume.
Quindi si tratta di contaminazioni solo se si pensa a certi arcaici testi di storia di filosofia delle superiori,
che volevano inquadrare la filosofia in un ambito ben ristretto.
Ovviamente è un'impressione mia: non ho mai studiato su quei testi, ho avuto solo occasione di sfogliarli.
Paradossalmente un libro piuttosto pieno
Ci sono libri scritti a braccio, in un disordine fastidioso, e ci sono libri che tendono a ripetere i concetti, in modo noioso che trovo offensivo per il lettore.
Questo libro è esattamente il contrario di questi due esempi negativi: è scritto in modo logico, razionale, ordinato, e non ripete nulla,
tutt'al più accenna sinteticamente in qualche punto al concetto fisico di vuoto prima di esplicitarlo nella parte finale.
Per dirla in informatichese: c'è poco da "zippare" qui, laddove "zippare" significa comprimere i file eliminando parti vuote e ottimizzando quelle ridondanti.
La scrittura non è per nulla pesante, è chiara e simpatica, tranne quando l'autore cerca di esporre in modo semplice i complessi concetti di fisica quantistica.
In questi punti c'è il curioso fenomeno per cui sembra tutto chiaro perché l'autore usa parole semplici,
ma se un profano come me prova a ragionarci sopra ... direi che tutto chiaro non è.
Il libro è diviso in tre parti.
Nella prima parte, "La sostanza dell'assenza. Il vuoto tra scienza e filosofia", il vuoto viene analizzato dal punto di vista filosofico,
ovvero per quello che attiene ai filosofi classici, laddove la figura del filosofo coincideva con quella dello scienziato perché
si trattava di una scienza speculativa.
E' con Galilei e con Torricelli che si comincia a parlare di scienza sperimentale, e il vuoto non è più un concetto astratto,
ma viene individuato in quello spazio lasciato nella colonnina di vetro dal mercurio attratto verso il basso dalla forza di gravità.
Nella seconda parte, "Un nulla che pesa. La scoperta scientifica del vuoto", si vede come la scienza dei secoli successivi,
seppur sperimentale vagava un po' nel vuoto a proposito del vuoto: si è passati dal "vuoto vuoto" al "vuoto pieno",
con andate e ritorni nel complesso piuttosto divertenti.
Infine nella terza parte, "L'energia del nulla. Il vuoto quantistico e il futuro della fisica",
si arriva al nocciolo della questione per il fisico quantistico: il vuoto come nulla, come assenza di qualsiasi cosa, non esiste più nella fisica,
quello che chiamano vuoto è semplicemente uno stato della materia.
In questa parte dilagano i concetti di fisica quantistica, che anche senza arrivare alle formule matematiche si rivelano essere come minimo poco intuitivi
(quando sono chiari). In nostro aiuto arriva il Tonelli divulgatore che si rivela essere, per fortuna,
piuttosto fantasioso da proporre metafore e associazioni di concetti piuttosto accessibili.
Una nota distintiva la merita il paragrafo "Campi e particelle" dove in cinque pagine riesce a sintetizzare tutta la storia fisica quantistica,
donandole anche un certo tocco di epicità, come ad esempio:
La seconda rivoluzione quantistica nasce dalla spinta di un gruppo di ragazzi poco più che ventenni. Tranne Niels Bohr ed Erwin Schrödinger, che erano della seconda metà degli anni ottanta dell'Ottocento, quasi tutti gli altri erano nati dopo che Planck, nel 1900, aveva fatto la scoperta che gli era valso il premio Nobel nel 1918. Wolfang Pauli, Werner Heisenberg, Eugene Wigner. Paul Adrien Maurice Dirac, Pascual Jordan e John Von Neumann sono nati tutti nei primi tre anni del secolo. Con i loro lavori si spalanca un abisso che ancora oggi, ad un secolo di distanza, non abbiamo finito di esplorare.
Fare il pieno di arte (sul vuoto)
Guido Tonelli con il suo libro dimostra di non essere solo un arido scienziato dedito solo allo studio delle particelle.
La sua cultura artistica, le sue interpretazioni delle opere e della storia dell'arte portano ad interessanti paragrafi,
che ovviamente possono essere opinabili, ma che sono senz'altro piacevoli e stimolanti.
In primis bisogna citare per forza
Michelangelo Pistoletto
e la moglie Maria, anche perché figurano tra le dediche del libro. Un intero paragrafo, "Arte povera e vuoto elettrodebole",
è dedicato ad un loro incontro fortuito a Parigi.
In un altro paragrafo ci racconta in modo estremamente esaustivo la storia di uno dei quadri più famosi del mondo:
"L'Origine du monde" di
Gustave Courbet.
Sottolineando che al di là di inevitabili significati libertini, il quadro ci ricorda in modo molto naturale il luogo e il meccanismo di origine di tutti noi,
Tonelli si aggancia a quella che è "L'origine dell'universo", e quindi al vuoto quantistico.
Non solo quadri: associando il vuoto al silenzio, associazione intuitiva e condivisibile direi, l'autore ci racconta il famoso brano di John Cage
4'33" (prendo da Wikipedia per comodità):
4'33" (pronunciato dall'autore four, thirty-three oppure four minutes, thirty-three seconds) è una composizione del 1952 del compositore sperimentale statunitense John Cage in tre movimenti per qualunque strumento musicale o ensemble. Lo spartito, semplicemente, dà istruzione all'esecutore di non suonare nulla (tacet) per tutta la durata del brano. Nella prima versione dell'opera, il primo movimento dura 30 secondi, il secondo 2 minuti e 23 secondi ed il terzo 1 minuto e 40 secondi; la durata totale, ossia 4 minuti e 33 secondi, dà il titolo all'opera. Nelle intenzioni dell'autore, la composizione deve consistere dei suoni presenti nell'ambiente in cui viene eseguita, dando una idea di importanza dell'ambiente stesso, sebbene sia generalmente percepita come quattro minuti e trentatré secondi di silenzio.
Ovviamente l'aggancio scientifico del titolo non poteva sfuggire al nostro fisico quantistico:
Il titolo e la durata particolare della composizione, invece, sono probabilmente riferimenti allo zero assoluto: 4 minuti e 33 secondi corrispondono a 273 secondi, e a -273,15 °C (corrispondenti a 0 K) è posizionato lo zero assoluto, la temperatura più bassa possibile per la materia, che è concretamente irraggiungibile, come il silenzio assoluto.
Per concludere gli esempi artistici, con una battuta degna da nerd di facoltà di fisica l'autore ci offre il titolo di un paragrafo che unisce Dalla a Dirac:
"Quanto è profondo il mare di Dirac!".
Mi piace pensare che sia Dalla che Dirac si sarebbero divertiti a sentire quest'associazione.
Ci sono incursioni anche in un'arte un po' più popolare, come ad esempio per il paragone della famosissima
famiglia Addams
con i buchi neri: "La più bizzarra delle famiglie".
Mi sarebbe piaciuto trovare due righe anche sulla famosa "predizione" dei Simpson sulla formula della massa del Bosone di Higgs:
in realtà pare che la formula rappresenti dei valori che nel 1998 già si conoscevano.
Però una piccola citazione l'avrebbe meritata: ci sono fior di pagine in rete che spiegano per filo e per segno le formule su quella lavagna.
Una piccola obiezione
Ovviamente non ho (e non posso) avere obiezioni sulla parte scientifica: chi meglio di uno scienziato di levatura internazionale può scrivere di questi argomenti?
Per un altro verso non ho obiezioni sulle considerazioni e associazioni sull'arte: il bello, la potenza dell'arte è proprio quella di parlare direttamente all'osservatore
(o ascoltatore), e soprattutto di trascendere un linguaggio razionale.
In questa pagina
avevo riportato l'esilarante scena su Protagora per il quale "l'uomo è l'unico giudice, il centro dell'universo. Quindi, se l'uomo Salvatore [...]
pensa che Fontana è solo uno che sfregia i quadri [...] che li rompe, eh!, allora Fontana non è arte [...]
Se invece l'uomo Saverio pensa che i quadri di Fontana son belli perché ogni volta che vede un quadro di Fontana lui sente un'emozione [...]
allora Fontana è arte. Concludendo, Protagora dice che Fontana è arte e non è arte. Questo è tutto" (ovviamente la scena andrebbe vista, e c'è su Youtube),
o quantomeno letta per intero.
La mia obiezione è da "imperfetto ignorante" di filosofia, credo che il signor Tonelli ne sappia più di me,
ma soprattutto tenendo conto che, come ci dice Wikipedia, è "sposato con Luciana Piddiu (laureata in filosofia)",
quindi probabilmente ha ragione lui, però ...
Descrivendo il punto di vista della
scuola eleatica
ci dice questo:
Perché la realtà è mutevole e, soprattutto, perché anche noi umani siamo soggetti a invecchiamento e morte? Per la prima volta nella storia l'angosciante quesito esistenziale e filosofico viene risolto senza ricorrere al mito. Parmenide dispiega in tutta la sua potenza il rigore della logica formale: "L'essere è, e non è possibile che non sia. Il non essere non è, ed è necessario che non sia". Ecco qua. Tutto chiarito.
Reclutando in un contesto che possiamo definire assolutamente "fisico" di questo volume il libro Parmenide, secondo me si compie una forzatura.
Può darsi che ci sia un'ermeneutica diversa ma parlare di "essere" in questo contesto di fisica quantistica ha un vago sapore di panteismo,
concetto antitetico alla filosofia di Parmenide.
O perlomeno il messaggio lo ricevo io in questa maniera.
Si ricade in quello che a mio avviso è l'errore simmetricamente opposto di Sartre: se esiste l'essere deve esistere anche il nulla.
L'essere di Parmenide non è fisico, ma metafisico.
Per semplicità (e per non scrivere sciocchezze arbitrarie) prendo da
Wikipedia questo:
Inoltre, poiché per Parmenide ogni alterità e ogni divenire implicherebbero il non-essere, l'essere è uno, indivisibile, immutabile, continuo, immobile,
"simile a una ben rotonda sfera" (sul fatto che quest'ultima descrizione vada interpretata in senso più o meno metaforico il dibattito è aperto).
Questa concezione riduce ovviamente il mondo del divenire a mera apparenza, infatti scrive:
"Per esso [per il vero essere] saranno nomi tutte quelle cose che hanno stabilito i mortali, convinti che fossero vere: nascere e perire, essere e non-essere, cambiare luogo e mutare luminoso colore"
(Frammento 8, vv. 38-42.)
Anche la fisica quantistica appartiene al "mondo del divenire" quindi alla "mera apparenza".
Personalmente non avrei buttato Parmenide nella mischia, tra chi sostiene che il vuoto esiste negli interstizi della materia e chi invece sostiene che l'universo è unico,
uno "spazio-tempo" deformato dalle masse o uno stato della materia dal quale il campo di Higgs può trarre particelle.
Però alla fine che ne so io di filosofia?
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Oggi possiamo dare una risposta al quesito più famoso lasciatoci da Gottfried Leibniz, che all'inizio del settecento scriveva:
"Perché c'è qualcosa piuttosto che il nulla? Perché il nulla è più semplice e facile di qualunque cosa".
La domanda, che ha fatto discutere e polemizzare per secoli, oggi ha una risposta semplice e strabiliante.
Il qualcosa e il nulla. essenzialmente, coincidono, sono due facce della stessa medaglia, aspetti diversi dello stesso stato di vuoto.
("Tutto è fatto di vuoto", pag. 149)
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Autore: Guido Tonelli
Titolo: L'eleganza del vuoto
Editore: Feltrinelli
Copertina: Brossura
Pagine: 192
Anno di pubblicazione: Aprile 2025
Dimensioni: ** × ** cm
ISBN: 978-88-07-17486-5
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