* HOME * * LIBRI * * A TUTTA PAGINA *

O giorni, o mesi che andate sempre via,
sempre simile a voi è questa vita mia
Diversa tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale
La mano di tarocchi che non sai mai giocare,
che non sai mai giocare
(Francesco Guccini, "Canzone dei dodici mesi")


Ultimo aggiornamento: 18 Aprile 2026 (Germinal - Myrtil)


I tarocchi di Ouspensky

Autore, libro ed edizione - Entrando nel merito - I 22 Arcani Maggiori (o lame) -

Autore, libro ed edizione

Il nome dell'autore Pëtr Dem'janovic Uspenskij (qui traslitterato Ouspensky) è famosissimo perché legato a quello di Georges Ivanovic Gurdjieff: a Ouspensky dobbiamo infatti il (ben più famoso) libro "Frammenti di un insegnamento sconosciuto" che "è la testimonianza di otto anni di lavoro [...] Comunemente riconosciuta come la più completa esposizione del Sistema di Gurdjieff".
"Il simbolismo dei Tarocchi" però è, nella sua prima edizione del 1913, di poco antecedente all'incontro con Gurdjieff, quando Ouspensky era appena tornato a San Pietroburgo dopo un "pellegrinaggio in Oriente" (quasi alla Hermann Hesse) che lo aveva lasciato insoddisfatto dall'esito delle sue ricerche. In altri termini qui non c'è ancora la Quarta Via, ma c'è tutto il suo simbolismo forse già chiaro ad Ouspensky.
L'edizione di cui parlo è del 1989, adesso se ne trovano altre che suppongo siano leggermente differenti, forse come traduzione, ma di sicuro come introduzione. In questa c'è una parte introduttiva generale sui tarocchi scritta da Giuseppe M. S. Jerace, che tutto sommato mi sembra completa. Non ho letto altre edizioni più recenti (forse questa della ECIG è la prima in italiano) quindi non ho idea di come siano, ma in questa mi sembra che ci sia una storia veramente completa dei tarocchi, dalle incerte origini orientali fino ai tarocchi moderni, compresi mazzi o insiemi di carte analoghe ai tarocchi, forse collegate o forse no.
Insomma si tratta di una vera e propria introduzione, cosa assolutamente non scontata in generale, dove si riassumono le basi dell'argomento senza anticipare troppo il contenuto del libro.

Entrando nel merito

Prima di esaminare uno ad uno i 22 arcani maggiori, Ouspensky si sofferma sul significato, sull'essenza dei tarocchi. Ovviamente il senso è esoterico, la finalità ultima è di conoscenza diretta in senso metafisico.
Per questo bisogna distinguere tra il dogma, che per definizione è tirannico, e il simbolo che

favorisce la conoscenza a scapito delle ortodossie distopiche; non c'è da stupirsi perciò che tutte le iniziazioni ne abbiano fatto uso, in quanto esso soltanto permette di sottrarsi alla schiavitù delle parole e delle formule, per giungere al reale affrancamento del pensiero. D'altra parte non sarebbe possibile prescinderne per penetrare i misteri, cioè le verità avvolte nell'oscurità, che troppo facilmente si trasformano in errori mostruosi, appena ci si sforza di esprimerle in un linguaggio diverso da quello delle allegorie simboliche: il silenzio imposto agli Iniziati trova qui la sua giustificazione. Gli arcani infatti possono essere concepiti solo in virtù di uno sforzo dell'intelligenza: essi rischiarano interiormente lo spirito del vero Illuminato, ma non potrebbero costituire il tema della dissertazione del rettore.

Certamente i tarocchi, ed in particolare gli arcani maggiori, vanno intesi come simboli per i quali il libro può fornire una vaga (per definizione) chiave interpretativa, ma è altresì corretto considerare altri usi dei tarocchi stessi: quello ludico e quello divinatorio. Come dalla citazione iniziale di Guccini: la vita per le persone normali è quella "mano di tarocchi che non sai mai giocare" ma che viceversa, come suggerisce Ouspensky, l'Iniziato sa come giocare.
Citando anche esoteristi famosi come Eliphas Lévi, Ouspensky ricostruisce come i quattro semi degli arcani minori, Denari (Quadri), Coppe (Cuori), Spade (Picche) e Bastoni (Fiori), rappresentino i quattro elementi (rispettivamente terra, acqua, aria e fuoco) per l'Alchimia, in Magia gli spiriti dei quattro elementi, in Astrologia i quattro punti cardinali e nella Cabala le quattro lettere del tetragràmmaton.
In particolare anche Wikipedia ci ricorda come Eliphas Lévi "stabilì per la prima volta un rapporto preciso fra le 22 lettere dell'alfabeto ebraico e i 22 Trionfi dei Tarocchi, da lui definiti "Arcani maggiori", indicando in queste figure la chiave per la comprensione di tutti gli antichi dogmi religiosi".

Sempre in questa parte centrale l'autore contestualizza l'interpretazione da lui proposta dei tarocchi specificando cosa si intende per esoterismo.
Divide in due la filosofia: da una parte quella speculativa, che cerca di capire, di dimostrare qualcosa ma che non può arrivare più in là di tanto perché schiava del linguaggio; e dall'altra quella pratica, dove si può arrivare ad una conoscenza, se non ontologica, quantomeno reale di ciò che ci circonda, che di per sé esiste ma non è come ci viene mostrato dai sensi.

La filosofia speculativa arriva alla conclusione che indubbiamente il mondo esiste, ma che la nostra concezione e percezione di esso è falsa: gli stimoli delle sensazioni che arrivano dall'esterno di noi stessi esistono davvero, ma la nostra concezione di questi stimoli è falsa. [...] Stando così le cose, non può sorprendere che due contrapposte Filosofie si siano spartite l'intellettualità dei secoli passati. L'una partendo dalla Logica aristotelica, pretendeva di arrivare alla verità procedendo per ragionamenti rigorosi, basati su premesse considerate incontestabili. Era questa la Filosofia ufficiale, quella che veniva insegnata pubblicamente nelle scuole e da ciò ha preso la definizione di Scolastica.
Sulla sponda opposta troviamo una Filosofia che è sempre stata più o meno occulta, nel senso che era avvolta nel mistero ed i suoi insegnamenti erano velati ed enigmatici, allegorici o simbolici. Attraverso Platone e Pitagora, pretendeva di avere origine dagli Ierofanti egizi e addirittura dal fondatore della loro scienza, Ermete Trismegisto, cioè Tre volte grande, da cui ha preso il nome di Ermetica.

La lettura delle lame che segue nella terza parte del libro possiamo senz'altro ascriverla a quest'ultima filosofia. Il percorso di interpretazione delle carte rappresenta un percorso iniziatico che comincia laddove finisce il linguaggio, che di suo può servire al massimo come introduzione. Per il resto le immagini dovrebbero parlare da sé, direttamente.

I 22 Arcani Maggiori (o lame)

Innanzitutto non sono proposti nella loro sequenza numerica, ma sono accoppiati: la prima lama, "il Bagatto", è accoppiata con l'ultima "il Matto" (anche se di solito è considerato a sé stante con valore zero) e la seconda, "la Papessa", con la penultima, "il Mondo", la terza, "l'Imperatrice", con la terz'ultima, "il Giudizio", e così via.
La forma in cui viene presentata ciascuna lama (una per pagina) ricorda un po' il modo in cui Jung presenta i suoi sogni nel famoso "Libro Rosso": "il testo, che fa uso sia della parola scritta che delle immagini, costituisce un esempio di quello che Jung stesso definirà in seguito "immaginazione attiva" ". Ma soprattutto queste descrizioni si sviluppano su una maieutica in cui la parte di Socrate la fa una non precisata "Voce" ("Ed udii la Voce che mi diceva ...").
Ecco quindi che, ad esempio, la prima coppia diventa esplicativa del genere umano: entrambe le figure siamo noi, è la stessa persona. Da una parte però il Bagatto ha un tavolo con i quattro elementi, davanti a sé che dispone a proprio piacimento.

Vidi un uomo dall'apparenza stravagante. [...]
In una mano reggeva il bastone magico, il segno del fuoco, e con l'altra toccava un denaro, il segno della terra, che giaceva sopra a lui su un tavolo da prestigiatore ambulante, a fianco di una coppa e di una spada, i segni dell'acqua e dell'aria.
[...] Ogni suo movimento era intriso di significato ed ogni combinazione dei quattro simboli creava lunghe serie di fenomeni imprevedibili.

Dall'altra parte, accoppiato al Bagatto, c'è il Matto: reca gli stessi quattro simboli, ma senza conoscerli ed usarli, e vaga come sperduto in preda ai pericoli:

Vidi un altro uomo.
Stanco e zoppo si trascinava lungo una strada polverosa, attraverso una pianura desolata sotto i raggi brucianti del sole.
[...] Ed udii la Voce che mi diceva: "Osserva, Questo è lo stesso uomo". Tutto divenne confuso nella mia mente.
"Cos'ha nel suo sacco?" chiesi, senza sapere il perché della mia domanda.
Dopo un lungo silenzio la voce rispose: "I quattro simboli magici, il bastone la coppa, la spada e il denaro. Lo stupido li porta sempre con sé ma non capisce cosa essi significhino.
Non vedi che si tratta di te stesso?".

Le due carte assieme rappresentano i due poli, l'inizio e la fine, il Superuomo (come lo chiama Ouspensky) e l'uomo individuale, il debole.
Continuando con l'esempio successivo, troviamo la Papessa: è Iside, la Sapienza nascosta, e il suo opposto è il Mondo, l'oggetto della conoscenza.
La Papessa viene così descritta:

Quando alzai il primo velo ed entrai nell'atrio esterno del Tempio delle Iniziazioni, vidi nella mezza oscurità la figura di una Donna, seduta su un alto trono tra due colonne del tempio, una bianca ed una nera.
Il mistero aleggiava attorno alla sua figura.

Per procedere oltre alle due colonne però bisogna essere pronti, ma alla domanda della Voce "Sei pronto?", il soggetto esita. E la pagina chiosa con un "Sapevo di non dover entrare nel tempio".
Il Mondo invece viene descritto come:

Un cerchio che sembrava una ghirlanda intessuta di arcobaleni e lampi ruotava tra il cielo e la terra.
[...]E ai lati del cerchio divennero visibili le quattro bestie dell'Apocalisse: una in sembianza di leone, la seconda dall'aspetto di toro, la terza col volto d'uomo e la quarta in sembianze di aquila.
[...] "E' l'immagine del mondo - disse la Voce - Deve essere capita prima che uno possa passare attraverso i cancelli del Tempio, tra i quattro principi: questo è ciò che vedi sempre, senza capirlo mai.

Non proseguo con gli esempi: è un libro da leggere, e da rileggere. Direi che l'ideale è fare quello che sto facendo io: cercare di riportarlo per quanto sinteticamente, per poi accorgersi che non si era capito bene, ammesso che un giorno si possa dire di averlo veramente compreso.
Un'ultima nota tecnica. Come specifica l'autore, le immagini da lui descritte "sono in molti casi il risultato di una intuizione puramente soggettiva". Qui a fianco associo le immagini dei quattro esempi tratte dai tarocchi Visconti-Sforza, ma come si vede non sono esattamente corrispondenti a quanto descritto da Ouspensky.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Autore: Piotr D. Ouspensky
Titolo: Il simbolismo dei tarocchi
Tipologia: brossura
Dimensione volumi: 21 X 14,5 cm
Pagine singolo volume circa: 96
Editore: ECIG - Edizioni Culturali Internazionali Genova
Anno di pubblicazione: 1989
ISBN: 88 7545 277 6
Prezzo originale: L. 15000

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

* HOME * * LIBRI *