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Ultimo aggiornamento: 20 Settembre 2025 (Sans-culottides - Jour de l'opinion)

Poesia, poesia
Sembra che non ci sia
Poi ti prende la mano
E ti porta lontano con lei

(Riccardo Cocciante, "Poesia")







Sei poeti veronesi dal lontano 2000

Carmina non dant panem - Il fil rouge - Nico Buono - Rudy De Cadaval - Franco Verdi - Sebastiano Saglimbeni - Arnaldo Ederle - Antonio Seracini - Per chiudere

Carmina non dant panem

Che si tratti di musica, arti figurative o narrativa, sento sempre le solite lamentele: di arte, di creatività in genere, non si campa. E si dà la colpa ad Internet che "regala", alla pirateria che ruba, alla mancanza di valorizzazione delle opere e degli autori, alla gente che non legge per analfabetismo funzionale e guarda solo televisione e piattaforme streaming, che ascolta solo la musica alla radio (quando va bene), che non apprezza l'arte figurativa e appende solo poster e manifesti in casa, e via dicendo.
In tutti questi campi c'è saturazione dell'offerta che abbassa inevitabilmente il prezzo di mercato perché:
1) il pregresso non sparisce e, ad esempio, troviamo megaconcerti rock tenuti da cantanti e gruppi di settantenni, nel campo della letteratura i classici andrebbero letti e infatti sono continuamente ristampati, per richiamare turismo nelle varie città si organizzano mostre di artisti famosi dei secolo scorsi, ecc.
2) tutti si sentono artisti, e in effetti tutti siamo artisti, così (ad esempio) facendo una carrellata su Youtube si trovano video musicali di band sconosciute, di interpreti di musica classica, di jazzisti, magari dilettanti ma di buon livello, così come nel campo della narrativa vengono pubblicati romanzi nuovi ogni santo giorno così come pittori e scultori prolificano e producono incessantemente
3) laddove può esserci una riproduzione di qualche tipo il copyright è una pia illusione, quindi perché pagare quando c'è tutto "gratis"?

In tutti questi settori lamentoni, mi sembra che la poesia faccia eccezione: i poeti non compaiono. Perché? Per il semplice motivo che è da decenni che hanno affrontato questo problema e se ne sono fatti una ragione. Si sono rassegnati. A volte appiccicano foglietti con le loro poesie sui muri in giro per le città, spesso mettono a titolo gratuito le proprie poesie in rete, a volte pubblicano libri a proprie spese, e a proprio sforzo personale cercano di venderli. Li apprezzo: almeno non rompono i coglioni con i soliti piagnistei.
Poi scopro con stupito piacere che esistono ancora case editrici come quella di questo libro, la Bonaccorso Editore, che hanno ancora il coraggio di pubblicare poesie. E se magari questi editori hanno anche la capacità di trarne profitto: chapeau!
Il libro di cui parlo è del 2000, ma al link di cui sopra si può vedere come abbiano resistito tenacemente nel pubblicare libri di poesie ancora oggi, laddove nell'ambito della microeditoria molti editori quando arriva un poeta col suo libro tirano fuori olio e acqua santa per l'esorcismo.

Il fil rouge

Come ben specificato da Giulio Galetto nell'introduzione, il fil rouge tra i sei poeti praticamente non c'è. Tutti vivevano a Verona all'epoca, ma Saglimbeni aveva radici siciliane, Seracini calabresi e Verdi veneziane; forse c'è più un raggruppamento generazionale, ma anche qui con l'eccezione di Seracini e infine la loro scuola poetica è piuttosto diversa.
A questo aggiungo io che dei sei, l'unico ad avere una pagina Wikipedia tutta sua è Rudy De Cadaval; mi rendo perfettamente conto che non è una discriminante assoluta, l'essere presenti su questa piattaforma open può dipendere molto dalla buona volontà dei volontari che ci operano, e viceversa autori non particolarmente rilevanti possono essersi messi da soli un po' troppo ambiziosamente (di solito si capisce subito dal tono della pagina).
Tutti e sei comunque avevano già diverse pubblicazioni precedenti, ma soprattutto si capisce leggendo che sono "poeti veri", mi si passi la definizione. I versi sciolti purtroppo hanno dato, e danno ancora, l'impressione di poter scrivere poesie andando a capo ogni tanto. Non è così ovviamente, e anche se possiamo accettare che tutti siamo artisti, quasi tutti vorremmo trasporre i nostri sentimenti, i nostri umori, le nostre visioni del mondo in versi, quello della poesia è un'arte che richiede comunque tecnica, capacità, vocazione, e non solo ispirazione.
Quindi personalmente ringrazio chi ha selezionato gli autori perché sono "poeti veri" come li chiama De Gregori: "E passano poeti brutti e poeti buoni / E quando fra i buoni poeti ne trovi uno vero / È come partire lontano, come viaggiare davvero".
Detto questo confesso candidamente la mia ignoranza e ammetto di aver comprato il libro per l'unico autore che conoscevo: Nico Buono, del quale ho parlato anche in questa pagina. Cominciamo da lui quindi.

Nico Buono

Ho avuto modo di conoscerlo anche di persona anni fa, e lo dico con tutto l'amore che posso: era un po' matto. Era arguto, intelligente, colto, ma era giustamente un po' matto come tutti gli artisti che si rispettino.
Galetto evidenzia come egli spazi dalla "medietà della prosa, ora i ritmi delle misure metriche tradizionali e perfino le rime" (aggiungo io: le vituperate rime rifiutate tout court dai poeti contemporanei!).
Non concordo sul fatto che "declini un suo chiuso male di vivere", caratteristica tipica del poeta dilettante. Al contrario mi sembra immerso nella vita, sembra un degno discepolo di Nietzsche, e se talvolta dalle sue poesie emerge un "mal du vivre", questo viene declinato con disincanto, e non con angoscia. Ma questa ovviamente è solo una mia umile opinione.
Sperando di non incorrere nelle ire della Bonaccorso Editore (abbiate pietà, questo è un sito no profit e vi sto facendo pubblicità!), riporto la sua piccola, ma esemplare, poesia: "L'alauda".

Il prete, funereo tra il verde, puntò
la doppietta. Sparò. L'allodola,
che saliva ebbra di canto,
cadde sull'erba, di schianto.
Allora, cautamente, m'accostai
e, additandola: "Perché allodola
vien chiamata ? " al prete chiesi,
non al cacciatore.

"Dal latino alauda"
mi rispose tranquillo
"perché salendo loda il Signore."

Gli elementi che la compongono sono immediati, palesi: l'ironica umiltà della domanda, una facile rima en passant per dosare un po' di leggerezza, il contrasto tra i due ruoli di prete e di cacciatore, il ritmo dei versi che sembra richiamare delle rime mancanti che però se ci fossero rischierebbero di spostare la poesia verso la filastrocca, tutto questo concorre a rendere gustosa ma allo stesso tempo profonda la scena.

Rudy De Cadaval

Il "vip" del libro è senz'altro lui, Rudy De Cadaval, alias Giancarlo Campedelli poeta, saggista e sceneggiatore italiano. E forse è proprio in virtù di quest'ultima attività che è famoso: ha cosceneggiato col regista Nicolò Ferrari "Laura nuda" nel 1961, e da solo "Le isole della laguna veneziana" nel 1989.
Al di là dello stile e della piacevolezza del ritmo, mi ha colpito una certa preveggenza in "Extracomunitario": è pur vero che già nel 2000 aveva cominciato a farsi notare il fenomeno dell'immigrazione extracomunitaria, ma eravamo ancora all'inizio, e la cruda analisi poetica che fa Rudy De Cadaval mi sembra più azzeccata con le tristi cronache dei decenni successivi.
Non solo: ad un certo punto negli ultimi due versi si ferma a guardare l'aquila "le cui ali a poco a poco cambiano / in monetine da cinquanta cent di Euro". Ora è pur vero che l'Euro è stato introdotto il 1° gennaio 1999 a sostituzione dell'ECU, ma la circolazione monetaria ha avuto inizio il 1° gennaio 2002, quindi le "monetine da cinquanta cent di Euro" erano di là da venire.
Mi è piaciuto molto poi trovare in "Autobiografico scavo" la moderna quotidianità nel suo squallore. Quindi niente "donzelletta che vien dalla campagna" o "sta il cacciator fischiando / su l'uscio a rimirar", ma bollette "della luce, del gas", visite dal dentista e attese "dell'esito dei raggi". L'artista dovrebbe essere (anche) interprete del suo tempo!

Franco Verdi

Nico Buono già lo conoscevo, gli altri autori ho avuto occasione di apprezzarli con questo libro, e in particolare Franco Verdi con i suoi "Sonetti danteschi" è stata non solo una scoperta, ma una vera meraviglia per me.
Ad un primo superficiale sguardo potrebbe sembrare che queste composizioni siano frutto di un vezzo intellettuale, un giochino cacopedico alla Umberto Eco o alla Raymond Queneau, perché la regola fissa prevede l'inserimento di un verso originale dantesco, tratto dai sonetti delle Rime costruendoci attorno una poesia, un'altra poesia. Non sono un esperto, e non so dire se sia corretto dire che quelli di Verdi sono sonetti: le due quartine sono (visivamente) unite, poi segue una riga vuota e le due terzine sono a loro volta unite, ma soprattutto in alcuni casi proseguono con un verso aggiuntivo.
Quelle di Verdi sono le uniche composizioni del libro con delle note a piè di pagina, sia per indicare da quale composizione dantesca è tratto il verso, sia per la traduzione di alcuni passaggi in lingua straniera, come ad esempio il "Flucht ohne Ende", "Fuga senza fine", in tedesco.

Sebastiano Saglimbeni

Come Guccini, anch'io "non artista, solo piccolo baccelliere", devo stare attento e misurare parole e giudizi, però avrei l'ardire di porre Saglimbeni tra gli ermetici (chiedo comunque venia per la mia ignoranza sbruffona).
Non saprei come classificare altrimenti una sintesi così succinta ed efficace del tempo alla nostra vita concesso: "La giornata, gentile, / si fa scaglia e nella sottrazione / d'una scheggia di tempo / di sguardi che sono / copule di purezza interiori".
Ed è subito sera.
L'umiltà e la modestia gli fanno onore: "Ho inteso come leggi i poeti / ed è questo un gesto, un esempio [...] P.S. / E leggi pure me?". C'è però anche del malcelato ottimismo, oppure è una cerchia di persone lodevoli che lo circondano: c'è ancora qualcuno che legge i poeti? Tommaso Labranca si era esaltato per aver visto al discount una famigliola che leggeva le etichette delle confezioni: almeno qualcosa leggevano!

Arnaldo Ederle

Mi piacciono gli omaggi. Non si tratta di citazioni (di cui io abuso, lo so), ma non sono neanche plagi (che odio).
Ecco che Ederle mi pare che senza ombra di dubbio omaggi T. S. Eliot e il suo celeberrimo incipit di The Waste Land con "Anniversario": "Oh, Aprile, fosti davvero / il mese delle lacrime [...] Oh Aprile, fosti / il peggiore dei mali". Se ci fossero dei dubbi ce li fuga la sua mini biografia: "Poeta, critico e traduttore, laureato in Lingue e Letterature Straniere". Pare che abbia raccolto e apprezzato quel "April is the cruelest month", che tormentava Guccini: "quali segreti scoprì in te il poeta che ti chiamò crudele".
E anche con lui abbiamo una sorta di preveggenza in "Scorie", quando nel lontano 1999 prevedeva già "Questa porta che s'apre / e si chiude in un sospiro / lascia entrare l'odioso ultravirus".
Il 2020 era ancora lontano eppure il poeta aveva già previsto tutto.

Antonio Seracini

All'epoca di quest'edizione era il ragazzino del gruppo: nato il 17 febbraio 1953, aveva "solo" 47 anni, una ventina d'anni meno degli altri. Il fatto di essere non più adolescente, ma nel pieno della maturità ce lo ricorda con versi ormonali prorompenti: "Non mi sono arreso / il dono da accettare / il tuo pube proteso".
Seracini stimola il lettore con parole desuete, belle ma dimenticate, o comunque poco usate. E' corretto: se non lo fa il poeta, chi altri? Non certo i giornalisti che da decenni deragliano penosamente verso un linguaggio imbarbarito, impreciso e a tratti grottesco.
Ecco quindi che abbiamo questo "Incistarsi dopo la sconfitta" ricercato ed imprevisto. Così come imprevista è l'autodefinizione del "mio verso naccherino": non riempie lo stomaco del Martin pescatore, ma "Nitesco con la mia speranza / nei tuoi colori". Parte dalla nebbia il poeta: "Navicellaio io, in questa nèbula tento / una viuzza d'acqua", ma con la sua speranza e i colori del Martin pescatore arriva a brillare, risplendere.

Per chiudere

Nauseato ormai dalla maggior parte dei testi di Sanremo e canzoncine limitrofe, guardo ormai con orrore l'abusata rima amore cuore. O fiore amore che, come diceva Saba, è "la più antica e difficile del mondo".
Ma quando si parla di cuore, il poeta quello vero sa come farlo tornare a testa alta in versi pregiati, ed è il caso di questa strofa di Ederle che propongo come chiusura.
Faccio notare anche come, ribaltando il classico accostamento Eros e Thanatos, in "Cardiopalmi" viene presentato un più materiale, ma assolutamente efficace, Cardio Thanatos:

Viaggiare tra la nebbia e il sole,
comparire e sparire
seguitando a vivere tra
un'extrasistole e l'altra.
Sperare che l'ultimo battito
non sia assenza, reticenza
del cuore,
ma fragore, luce assordante,
resurrezione.

Autori: Rudy De Cadaval, Sebastiano Saglimbeni, Franco Verdi, Nico Buono, Arnaldo Ederle, Antonio Seracini
Titolo: Poeti in verona
Editore: Bonaccorso Editore
Copertina: Brossura
Pagine: 102
Anno di pubblicazione: giugno 2000
Dimensioni: 20,5 × 14,5 cm
Prezzo: 12.000 Lire

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