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But please remember this is only a work of fiction.
The truth, as always, will be far stranger.

Ma ricordate che questa è solo un'opera di fantasia.
La verità, come sempre, sarà molto più strana.
(Arthur C. Clarke, "2001: Odissea nello spazio")

Ultimo aggiornamento: 07 Marzo 2026 (Ventôse - Doronic)

"Le orme" e "BlackStar": quando l'astronautica va oltre


Le orme - Le orme sulla Luna - Ground control to major Tom - Attori che hanno recitato mentre stavano morendo - Blackstar - Un'ardita metafora

Le orme

"Le orme" è un film del 1975 che credo sia poco conosciuto al grande pubblico, e che si può trovare per intero su Youtube (al momento: non sarebbe la prima volta che un film sparisce all'improvviso). Per ogni dettaglio del film rimando alla pagina di Wikipedia, che trovo anche troppo esaustiva per quello che riguarda la trama: alla fine c'è anche lo spoiler.
Personalmente cercherò di non fare lo stesso errore, quindi mi limito a dire che si tratta della storia di una donna, una traduttrice dal francese, che si trova a voler svelare alcune situazioni misteriose in cui si trova coinvolta. L'intero film si regge sull'interpretazione magistrale di Florinda Bolkan, così come "Anonimo veneziano" si reggeva su due soli attori: lei e l'altrettanto bravo Tony Musante. Direi che per fare due film del genere ci voleva proprio lei: non so quante altre attrici avrebbero potuto farlo.
Detto questo, aggiungo anche che il film è bello, interessante, ma non particolarmente entusiasmante, forse perché c'è un po' troppa lentezza a gusto mio, ma da uno a dieci darei un bel sette come punteggio (che a scuola sarebbe stato un buon voto per i miei gusti).
Bisogna aggiungere anche che sia le musiche che la location principale, l'ipotetica Garma in Tunisia, sono belle. La fotografia è di Vittorio Storaro e avremmo già detto tutto. Ricordo solo che ha vinto tre premi Oscar, ma per quello che mi riguarda basterebbe anche solo quello di "Apocalypse Now" per farne un gigante. Perfino in un film che mi ha deluso come "La ruota delle meraviglie - Wonder Wheel" (mi aspettavo il solito Woody Allen), devo dire che la fotografia di Storaro è magica.
Comunque ribadisco che nel complesso "Le orme" è un bel film, ma quello che mi interessa per questa pagina è il film nel film.

Le orme sulla Luna

Riprendo l'incipit della trama che si trova nel link precedente su Wikipedia:

Alice, interprete di lingua francese, è tormentata da un incubo ricorrente in cui un astronauta viene abbandonato sulla Luna da uno scienziato senza scrupoli, di nome Blackmann, che lo lascia morire senza intervenire. Si rende conto che il suo incubo non è altro che una scena di un film di fantascienza, che aveva visto anni prima, dal titolo "Orme sulla Luna".

Nessuno spoiler: siamo proprio all'inizio, e anche se viene anticipata più o meno la fine di questo ipotetico film di fantascienza, questa non va a svelare nulla della trama principale della narrazione.
"Orme sulla Luna" non viene solo citato, viene anche proposto in alcuni spezzoni, scrupolosamente in bianco e nero e recitati in inglese, sia all'inizio che più avanti nella vicenda. Blackmann, il protagonista di questi spezzoni, è interpretato da uno dei più classici "cattivi" della storia del cinema: Klaus Kinski.
Lo troviamo nella sala di controllo, base terra, che segue le vicende di due astronauti: nelle prime scene vediamo arrivare il modulo lunare, poi un astronauta che trascina l'altro probabilmente morto, e infine barcolla e prosegue da solo, verso cosa non si sa. Non sappiamo quale sia di preciso la missione, sappiamo solo che quando l'ultimo astronauta si toglie il casco e muore, Blackmann che si stava già infuriando esclama: "L'esperimento è fallito. Avete trovato la prossima cavia?".

Ground control to major Tom

Il film "Le orme" è stato girato nel 1974, quindi possiamo dire che l'idea è nata più o meno 5 anni dopo una canzone famosissima che trattava per l'appunto di un astronauta che moriva nello spazio. Sto parlando ovviamente di "Space Oddity": "Oltre ad aver raggiunto i primi posti della classifica inglese due volte a distanza di sei anni, detiene il primato di 45 giri di Bowie più venduto nel Regno Unito e rimane una delle sue canzoni più note, tanto da essere ormai entrata nella cultura di massa".
Gli sceneggiatori Fanelli e Bazzoni si saranno ispirati a questo brano famosissimo? Non ci è dato di sapere, e comunque non ha molta importanza: i concetti di "ispirato da", copia, plagio, coincidenza o quant'altro possono rappresentare talvolta interessanti curiosità su di un'opera, ma come dice sempre Bergonzoni, ad un certo punto le idee sono nell'aria e che più persone le colgano nello stesso periodo è normale.
A sua volta "Space oddity", un brano che a detta dell'autore parla di isolamento, è stato ispirato da "2001: Odissea nello spazio", il celeberrimo film di Kubrik, ma nel contempo riprende un citazione storica di Jurij Gagarin: "Il cielo è nero, e lungo il bordo della Terra, vicino all'orizzonte, c'è una bellissima aureola azzurra", che come dice Wikipedia è stata poi riassunta in "Il cielo è molto nero, la Terra è azzurra", che infine nella canzone è diventato: "Far above the moon / Planet Earth is blue", "Lontano sopra la luna / Il pianeta Terra è blu".
La canzone inizia con la strofa che ho riportato nel titolo del paragrafo: "Ground Control to Major Tom", "Controllo Terra al Maggiore Tom" (o "Controllo Base al Maggiore Tom"). Dopo l'uscita del film nel 1975 questo appello ripetuto insieme all'altro, "Can you hear me, Major Tom?" ovvero "Riesci a sentirci Maggiore Tom?", avrebbe potuto cantarlo Klaus Kinksi in coppia con David Bowie: forse Bowie non ha visto il film altrimenti sarebbe stato capace di proporre il duetto.
Il discorso di Bowie sul maggiore Tom non si conclude con questa canzone, ma con il video della ben più successiva "Blackstar" (dall'album omonimo). Prima però soffermiamoci un attimo su quella grande persona (non solo artista) di David Bowie.

Attori che hanno recitato mentre stavano morendo

Un esperto della settima arte potrebbe fare un elenco sicuramente più lungo, mentre a me ne vengono in mente solo due, però di gran spessore. Specifichiamo una cosa prima: non sto parlando di attori come il simpaticissimo Fernandel, che con ottimismo e dedizione verso il suo pubblico ha cominciato le riprese di un film, "Don Camillo e i giovani d'oggi", pur sapendo di avere una malattia terminale. E non parlo tantomeno di attori morti con un incidente sul set come il compianto Brandon Lee con "Il corvo", film che per fortuna è stato finito comunque in qualche modo.
Sto parlando di attori che hanno recitato morendo la parte di una persona che sta male, che sta morendo.
Entrambi i due attori che mi vengono in mente sono presenti nella stessa saga. La prima è un'attrice: Catherine E. Coulson, che in Twin Peaks interpreta Margaret Lanterman, alias la signora Ceppo:

Il 28 settembre 2015, Coulson è morta a causa di complicazioni dovute al cancro nella sua casa di Ashland. È apparsa postuma in cinque episodi della ripresa Twin Peaks nel 2017, riprendendo il ruolo della "Log Lady" Margaret Lanterman in scene girate prima della sua morte; il primo episodio è dedicato a Coulson, mentre il quindicesimo episodio, l'ultimo in cui vede il suo personaggio (che annuncia la sua imminente morte prima di morire fuori campo), è dedicato alla stessa Lanterman.

Non ho trovato riscontri di questa cosa, ma i tubi dell'ossigeno che porta in queste scene potevano essere anche veri: sia il personaggio che l'attrice stavano morendo.

Sempre in "Twin Peaks 3" (che non è una serie, ma un film spezzato in varie parti per la lunghezza), compare come caffettiera (stiamo parlando di David Lynch: non si fanno domande!) anche David Bowie. Era già comparso nel film "Fuoco cammina con me", ma non aveva fatto tempo a girare le sue scene in quest'ultimo film perché se n'è andato l'anno prima.
Prima di andarsene però ha recitato un'ultima volta in due video musicali: "Lazarus" e "Blackstar", che è quasi inutile dirlo sono due capolavori.

In "Lazarus" recita con la testa fasciata con due bottoni al posto degli occhi: il video come si diceva è criptico, ma al di là di qualsiasi interpretazione si possa dare, è chiaro che si tratta di un letto di morte. Il titolo però ci ricorda parallelamente che la morte non è la fine.
E arriviamo infine a "Blackstar".

Blackstar

In questa pagina parlando del film "Urlo", citavo un episodio della ricostruzione del processo contro Ferlinghetti. Lo prendo direttamente da lì per pigrizia:

In una scena del film, al processo, l'accusa chiede ad un teste della difesa per l'ennesima volta di chiarire un verso del poema, col chiaro intento di dimostrare che questo è solo un'accozzaglia di versi osceni senza senso. Il teste che aveva già dato parecchi chiarimenti, si rompe i cabasisi, pardon: si spazientisce, e risponde che non si può tradurre la poesia in prosa, perché altrimenti non ci sarebbe la necessità di scrivere poesia. In realtà un po' si può, ma è sempre limitante, e quindi fuorviante.

Cercare di "spiegare" un video musicale come Blackstar, ovvero cercare estrapolarne un significato in prosa, è un'operazione altrettanto sbagliata. Però qualcosa si può dire secondo me, anche se magari si tratta di interpretazioni, di chiavi di lettura personali perfettamente discutibili. Anzi, forse questo è il bello: l'opera d'arte diventa uno specchio dove ognuno ritrova dei significati che in realtà erano dentro di sé. Proprio come diceva Quelo: "Ma la risposta non la devi cercare fuori: la risposta è dentro di te! E però è sbagliata...".

Guardando a chi ne sa più di me trovo, ad esempio, Valerio Monacò che spiega come l'intero video sia una rappresentazione di un sacrificio rituale, cosa dovuta anche al fatto che il regista, Johan Renck, è appassionato di Alisteir Crowley: non ho trovato conferma di quest'affermazione altrove, ma la chiave di lettura a mio avviso ci sta.
Viceversa in un altro libro su Bowie ho trovato che i vari elementi che compongono il video sono richiami all'intera carriera dell'artista. Ci sta anche questo: più un'opera d'arte è valida, è importante, più offre chiavi di lettura.
In base a quest'ultima interpretazione mi soffermo quindi sul primo elemento perché tutto sommato è abbastanza palese: l'astronauta morto che vediamo all'inizio del video sarebbe il maggiore Tom. In "Space Oddity" il maggiore Tom si perde nello spazio, mentre qui il cadavere è appoggiato a terra su un suolo che potrebbe essere quello lunare; questa discrepanza sembra dettata senz'altro da una necessità di copione, una concessione per rendere fluida la narrazione del video: possiamo accettarla.

Per riassumere il video, che comunque va assolutamente visto e rivisto, vediamo una donna con una coda che emerge da sotto la gonna, che si avvicina al corpo dell'astronauta, apre la visiera e recupera il teschio, che vediamo costellato di gemme. Poi la vediamo allontanarsi con il teschio in una teca per portarlo a quella che, in tutto e per tutto, è una cerimonia religiosa. A questa cerimonia partecipano diverse persone che ballano in modo ... religioso: è il miglior termine che mi viene in mente. Fanno pensare alle cerimonie rituali tradizionali, da quelle africane a quelle americane, ma fanno anche pensare a quei retaggi pagani italiani ben documentati da Ernesto de Martino.
La musica particolarmente ipnotica, a tratti molto ripetitiva nel testo è perfettamente allineata con le immagini. Per i dettagli tecnici mi rifaccio direttamente al link di cui sopra a Wikipedia:

Blackstar è un brano tipicamente nu-jazz, dotato di una ritmica drum and bass, una melodia tonale basata su due note ispirata ai canti gregoriani e caratteristici cambi di tempo. Nella sezione mediana, la composizione passa da uno stile acid house a un assolo di sassofono a un ritmo blueseggiante.

Insomma non è la canzonetta che si possa cantare disinvoltamente sotto la doccia.
Questo ci dovrebbe dare un'idea della grandezza di Bowie. Un altro artista al posto suo, sapendo di avere un male incurabile, si sarebbe potuto ritirare in una rispettabilissima privacy per prepararsi all'ultimo viaggio, oppure avrebbe potuto andare sui media a raccontare il proprio dramma, o infine avrebbe potuto uscire con l'ultima clamorosa canzone, magari triste e malinconica, ma orecchiabile, per poter lasciare un ricordo indelebile di sé.
Bowie ci ha lasciato invece un capolavoro, ma solo per chi vuole capirlo. Ma capirlo vuol dire immergersi nella visione e nell'ascolto, non ci sono spiegazioni che tengano, diciamo che le spiegazioni servono solo di supporto successivamente.

Un'ardita metafora

Tutto questo sproloquio mi serviva naturalmente per evidenziare opere (il film e il video musicale) che hanno dei punti in comune, ma soprattutto per arrivare ad una metafora che personalmente ho trovato in tutti e due. E per inciso non mi pongo neanche il problema se questa può considerarsi intenzionale o ispirata, condivisibile o mia, personale.

La tuta spaziale è un manufatto che serve per sopravvivere nello spazio: non serve solo a dare l'aria per respirare, ma compensa anche la differenza di pressione a cui il copro umano è abituato, nonché protegge anche da raggi cosmici. L'astronauta è dentro, l'astronauta non è la sua tuta.
Se vediamo questa tuta come una metafora del corpo umano, possiamo anche assumere che il vero io non è dato dal corpo, effimero, delicato e soprattutto soggetto alla morte. Il nostro vero io è dentro di noi e sopravvivrà al corpo, così come gli astronauti più fortunati rispetto a quelli qui considerati, alla fine hanno potuto togliersi la tuta e tornare alla loro vita normale.
In questa metafora l'atto di togliersi il casco rappresenta il passaggio della morte. Nel film è l'astronauta stesso a toglierselo, azione interpretabile come un suicidio, o meglio un'eutanasia: è finita, andiamo oltre. Nel video è l'officiante del rito, la donna con la coda, che apre il casco ed estrae l'essenza preziosa che c'è all'interno. E il fatto che quest'essenza sia estremamente preziosa è sottolineato sia dalle gemme che dalla teca usata per il trasporto.

Se guardo persona su Wikipedia trovo: "proviene dal latino persona (corpo/maschera dell'attore), e questo probabilmente dall'etrusco phersum (corpo/‘maschera dell'attore', ‘personaggio’), il quale procede dal greco [prósôpon]. Il concetto di persona è un concetto principalmente filosofico, che esprime la singolarità di ogni individuo della specie umana in contrapposizione al concetto filosofico di “natura umana” che esprime ciò che hanno in comune".
Ma se vado poi a vedere la voce maschera trovo che "è una metafora per distinguere i tipi di atteggiamenti tenuti nelle diverse situazioni della vita (ad esempio non mi atteggio con il mio direttore come faccio con il/la mio/a compagno/a), quindi si può indossare la maschera dell'impiegato, come quella del burlone o del marito e ognuna in realtà non maschera nulla, ma permette di mostrare un lato della propria personalità".
Da qui l'espressione gettare la maschera per indicare il mostrare il proprio vero sé. Ci viene presentato l'uomo come un astronauta, un esploratore di questa realtà, che alla fine del viaggio getta la maschera, ovvero getta il casco, lo apre, ma cosa succeda dopo non ci è dato da sapere.

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