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Avoid, rather than check. Check, rather than hurt.
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Evitare, invece di controllare. Controllare, non ferire.
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Perché tutta la vita è preziosa, né può essere sostituita

(Stagione 1 Episodio #1-2 - Pilot)

Ultimo aggiornamento: 14 Febbraio 2026 (Pluviôse - Guède)

David Carradine e il taoismo: Kung Fu


Partiamo da Quentin Tarantino - In sintesi - Curiosità e dettagli vari - Taoismo - Alcune puntate (scrupolosamente a memoria)

Partiamo da Quentin Tarantino

Mi illudo sempre che ci siano veri lettori di questo sito, e non solo intelligenze artificiali che saccheggiano tutto. Nelle mie più sfrenate fantasie penso che possano anche arrivare millenials e gen-z; per questo parto per quanto possibile da zero, cercando di non dare niente di scontato.
Sto per parlare di un telefilm (parola ormai desueta sostituita da "serie tv") degli anni '70, arrivato però in Italia nel 1983. Preferisco il termine telefilm per quei casi dove gli episodi sono autoconclusivi, pur essendo integrati in uno sviluppo trasversale della trama. E' un vezzo mio, dubito che l'Accademia della Crusca approvi.
Che si tratti di telefilm o serie tv, solitamente si tratta di prodotti orientati tendenzialmente verso l'intrattenimento ed è raro trovare delle eccezioni, anzi direi che così su due piedi me ne vengono in mente solo due: "Twin Peaks" e, per l'appunto, "Kung Fu". Naturalmente siamo nel campo dell'opinabile, però evidentemente non sono il solo a pensarla così: Quentin Tarantino, il regista pluripremiato, osannato da critica e pubblico, autore di film cult come "Pulp Fiction", è restato così impressionato da questa serie da porre al centro del suo famosissimo "Kill Bill" (1 e 2) proprio David Carradine, e non per caso come ha detto lui:

Per un'intera generazione che non conosce Kung Fu, Anno 2000 - La corsa della morte o I cavalieri dalle lunghe ombre, non sarà ricordato come David Carradine, ma come Bill. Per me sarà sempre Kwai Chang Caine e sarà sempre Bill.

Quindi per tutti gli estimatori delle nuove generazioni che conoscono e apprezzano i film cult "Kill Bill", diciamo che il personaggio di Bill nasce da David Carradine, ovvero dal monaco Shaolin Kwai Chang Caine.

In sintesi

Come faccio di solito, consiglio di partire dalla pagina di Wikipedia, ma in questo caso suggerirei di dare un'occhiata anche alla pagina Wikipedia in inglese che è forse un po' più pedante, ma è più completa. Dico più pedante perché c'è ad esempio il lungo elenco completo degli attori che hanno partecipato occasionalmente alle varie puntate, molti famosi, alcuni meno, ma almeno un paio diventati poi famosissimi: Harrison Ford e Jodie Foster.
La trama di base è piuttosto semplice: il monaco shaolin Kwai Chang Caine, metà cinese e metà americano, vaga nel vecchio Far West alla ricerca del proprio fratello Danny Caine che non ha mai conosciuto. Puntata dopo puntata attraverso dei flasback si ricostruisce il suo passato e scopriamo così che in realtà non sta solo cercando il fratello, ma sta anche sfuggendo alla vendetta dell'impero cinese che ha inviato dei sicari per ucciderlo.

La struttura di base che si ripete più o meno in ogni puntata vede lui arrivare in comunità, famiglie o gruppi di persone oppresse dai villain di turno in situazioni che poi vengono risolte dal nostro monaco con le arti marziali, senza però arrivare mai (o quasi, onestamente non ricordo tutte le puntate) all'uccisione del cattivo.
Detta così potrebbe sembrare un po' banale, e come schema narrativo potrebbe ricordare anche il telefilm uscito un paio d'anni dopo "L'incredibile Hulk", di cui ho già parlato in questa pagina. Però c'è qualcos'altro.
Le situazioni che affronta di volta in volta il protagonista, richiamano in lui dei ricordi, dei flashback della sua formazione come monaco, nei quali lui bambino, poi adolescente e poi giovane riceve gli insegnamenti dal maestro Po (Keye Luke) e dal maestro Kan (Philip Ahn) nel monastero shaolin in Cina. Ciascun insegnamento rievocato trova attuazione, compimento, negli eventi di un Far West solo apparentemente distante nel tempo e nello spazio.

Curiosità e dettagli vari

Per i pigri che non sono andati fin qui a leggere la voce su Wikipedia, riporto due piccole controversie così come sono sintetizzate nella pagina in italiano:

Secondo la vedova di Bruce Lee ed il regista della serie, l'idea originale ebbe il contributo di Lee, che doveva anche essere il protagonista. La scelta del protagonista fu molto travagliata e in lista c'erano sia Bruce Lee sia David Carradine e il network voleva un attore più alto e dall'inglese perfetto. La scelta cadde su David Carradine, perché figlio d'arte del premio Oscar John e perché Hollywood era restia ad accettare attori asiatici per ruoli da protagonista.

La pagina in inglese è un po' più dettagliata, e cita le scelte fatte come esempio di yellowface e whitewashing, nonché cita la vedova Lee che parla apertamente di idea rubata al marito.
Non entro nel merito e non giudico: mi limito a considerare il risultato finale come veramente ottimo, forse perfetto, per cui mi chiedo come sarebbe stato con fattori diversi per sceneggiatura o protagonista. Poi ad attenuare un po' le polemiche c'è il fatto che comunque, nonostante il protagonista non fosse cinese, la produzione è stata quella che all'epoca ha dato più lavoro ad attori cinesi di altre. Quindi a voler essere pratici non è andata del tutto male.
Questo ci porta ad un'altra curiosità: nonostante gli sceneggiatori siano stati molto scrupolosi, John Furia Jr. ha ammesso che effettivamente si erano presi una piccola licenza sul fatto che un cinese-americano non sarebbe stato ammesso in un tempo shaolin, ma dovevano pur far quadrare i conti perché secondo loro senza Carradine la serie non avrebbe avuto quel successo.
Un'ultima curiosità musicale, sempre da Wikipedia, riguarda il flauto in bambù che si vede nelle riprese: non essendo cromatico non andava bene per le incisioni, quindi le musiche che si sentono sono state eseguite da Sheridon Stokes su un flauto dolce alto.

Per capire l'importanza e l'apprezzamento che ha avuto questo telefilm, segnalo che ci sono stati ben due documentari sullo sviluppo e la produzione della serie: "From Grasshopper to Caine: the Making of Kung Fu", "The Tao of Caine: Production and Beyond", nonché "Shaolin's Diary" di David Carradine, tutti presenti (al momento) su Youtube, ovviamente solo in lingua originale.
In questi documentari si scoprono ovviamente altri particolari del making of, come quello del tempio shaolin che in realtà era il castello di Camelot del film omonimo opportunamente riciclato. D'altronde non stiamo parlando di "Stranger Things" dove il budget di ogni puntata era equiparabile a quello di un film vero e proprio. La maggior parte delle scene sono in studio, e la qualità di queste e di quelle in esterno, nonché di molte comparse, è da telefilm, non certo da kolossal.

Taoismo

Una persona di buona volontà ha messo una playlist su Youtube con raccolti molti (quasi tutti?) i flashback in cui Kwai Chang Caine riceve gli insegnamenti al tempio shaolin. In un contesto dove vengono perlopiù messi gli spezzoni di lotta del protagonista, apprezzo molto questo paziente lavoro di raccolta, ma ... i titoli usati mi fanno rabbrividire: "storiella zen xx (segue titolo vero)".
Ora già il diminutivo "storiella" non è molto carino, di solito si parla di storie zen o, al limite, per evidenziarne la brevità ho trovato un libro col titolo "piccole storie zen", ma la cosa grave, gravissima, imperdonabile, è che non si tratta affatto di zen! Lo zen è "un insieme di scuole buddiste giapponesi, parte delle scuole Mahayana", il Buddismo Chán dei monaci shaolin è anch'esso di derivazione Mahayana però, come i monaci che lo praticano è cinese, particolare non da poco, perché nella diffusione del buddismo in Cina c'è stata un'influenza, quasi una fusione, un'integrazione col taoismo.
Ora però, al di là di tutte le classificazioni delle scuole buddiste, e al di là delle differenze geografiche e culturali tra Cina e Giappone, c'è il fatto che le storie zen hanno una caratteristica specifica, che a mio avviso le rende uniche. Non si tratta di storie con un insegnamento etico, morale, religioso o pratico come per i flashback del telefilm; le storie zen producono un paradosso, una provocazione tesa a far emergere l'impossibilità di arrivare alla conoscenza tramite la speculazione intellettuale.
Nel telefilm invece, gli sceneggiatori sono stati coerenti con quelli che potevano essere gli insegnamenti saholin e come dice Wikipedia (pagina in inglese): "molti degli aforismi usati nella serie sono adattati o derivati direttamente dal Tao Te Ching, un libro di antica filosofia taoista attribuito al saggio Lao-tzu". E' per questo che come risultato, a mio avviso, da quello che avrebbe potuto essere un semplice telefilm di arti marziali hanno ottenuto un piccolo capolavoro.

Alcune puntate (a memoria)

Un po' a memoria e un po' appoggiandomi all'elenco episodi di Wikipedia in inglese segnalo tre episodi in particolare.
Il primo lo segnalo per una curiosità che però a mio avviso è significativa: nella puntata 30 (la numero 15 della seconda stagione), "The Way of Violence Has No Mind", il protagonista Caine, ovvero David Carradine, indossa una camicia gialla e non più marrone. La puntata è uscita il 24 giugno 1974, ma evidentemente è stata girata nel luglio dell'anno prima, perché questo cambio è stato fatto in omaggio a Bruce Lee morto il 20 luglio 1973. Personalmente non credo sia stato per un senso di colpa, ma per una sincera ammirazione verso il grande maestro di arti marziali che ha avuto anche il merito di riuscire per primo a portarle nella settima arte.

Arriviamo alle due puntate doppie: nella 39/40 (le prime due della terza stagione), intitolate "Blood of the Dragon", Caine si trova ad affrontare tre sicari arrivati fin lì per ucciderlo. Si tratta di tre esperti di arti marziali di altissimo livello in confronto ai quali tutti gli avversari affrontati fin lì erano poca cosa. Se i primi due sono, mi si passi il termine, "classici" (a memoria compaiono per la prima voglia gli "Hira Shuriken" o "stelle ninja") è il terzo che è il più pericoloso.
Qui usciamo dalle arti marziali ed entriamo nella magia: il terzo guerriero in realtà non fa nulla fisicamente, ma meditando riesce a materializzare un guerriero per Caine quasi invincibile, perché si tratta di un altro sé stesso, però cattivo. Qui c'è una delle più mirabili interpretazione di Carradine, che da una parte interpreta il solito Caine, dall'altra un Caine con un sorriso malvagio e gli occhi iniettati di sangue. Per quanto forte, dovendo combattere contro un sé stesso altrettanto forte, Caine viene messo in seria difficoltà.
Non farò spoiler, non è la lotta in sé che trovo interessante, ma il concetto filosofico, anche religioso, che sottintende questa scena. Il più grande nemico che dobbiamo combattere siamo noi, ciascuno il proprio io, e se tutte le puntate rappresentano al di là di tutto un percorso iniziatico di evoluzione interiore, questo è l'acme di tutta la serie. Il perfezionamento di Caine, di ognuno di noi, passa dal combattere contro sé stessi, non tanto contro gli altri o contro la natura.

Dovendo scegliere invece la scena in assoluto più bella di tutto Kung Fu non ho dubbi: la troviamo nella puntata doppia 37/38 (22/23 della seconda stagione), intitolata "The Cenotaph". Caine si era accompagnato ad un matto, Logan McBurney, che si tirava dietro un'enorme cassa contente, a suo dire, la moglie; e parlando con la cassa colloquiava con lei. Dato che lei era indiana, ma sarebbe meglio dire nativa americana, ad un certo punto vengono raggiunti da alcuni guerrieri della tribù di lei che sospettano che lui l'abbia uccisa. Lo costringono ad aprire la cassa, con grande disperazione di Logan, e a quel punto scopriamo che dentro c'era solo un feticcio. I guerrieri capiscono che la donna era morta per cause naturali (sto andando a memoria e potrei sbagliarmi), ma soprattutto capiscono che lui l'aveva amata veramente molto e per questo dopo la sua morte è impazzito.
A questo punto viene data una degna sepoltura al feticcio, e qui in una scena di profonda commozione, Logan si inginocchia e costringe anche Caine ad inginocchiarsi:

Logan McBurney:
  Now, being a Sasquatch priest, maybe you'd say a few words, or something.
Kwai Chang Caine:
  Something misteriously formed before heaven and earth
  In the silence and the void,
  standing alone and unchanging,
  ever present and in motion
  Perhaps it is the mother of 10000 things
  I do not know its name, I call it Dao
  For lack of a better word, I call it Great
  For lack of a better name, I call her Anna

Logan McBurney:
  ora, razza di prete della natura, dovresti dire qualcosa, qualche parola
Kwai Chang Caine:
  Qualcosa misteriosamente formatosi
  prima del cielo e della terra
  Nel silenzio e nel vuoto,
  eretta sola e immutabile,
  sempre presente e in movimento
  Forse è la madre di 10000 cose
  Non ne conosco il nome, la chiamo Dao
  In mancanza di un termine migliore, la chiamo Grande
In mancanza di un nome migliore, la chiamo Anna

E' l'inizio del capitolo 25 del Tao Te Ching di Lao Tzu, ovviamente modificato nell'ultima strofa per adattarlo alla donna morta.
Alla fine dell'elegia, Logan McBurney, con lo sguardo commosso e gli occhi gonfi di lacrime, annuisce. Le parole appena dette andavano bene, erano perfette.
Nella finzione della storia dobbiamo giungere alla conclusione che Logan McBurney era matto e Kwai Chang Caine per comodità sua ha recitato qualcosa che conosceva bene a memoria? Mi piace pensare che non sia così: l'amore dell'uomo aveva trasceso il lutto, l'aveva reso universale. La moglie non era morta, la morte non esiste, era ancora lì con lui, si era completata con il Tao, l'indefinibile, a cui non possiamo dare un nome, ma per comodità possiamo anche chiamarlo Anna.
Chiudo riportanto l'intero capitolo 25 in inglese con traduzione letterale in italiano, perchè l'unica traduzione in italiano che ho trovato in rete mi lasci molto perplesso.


 Something mysteriously formed,
 Born before heaven and earth.
 In the silence and the void,
 Standing alone and unchanging,
 Ever present and in motion.
 Perhaps it is the mother of ten thousand things.
 I do not know its name.
 Call it Tao.
 For lack of a better word, I call it great.

 Being great, it flows.
 It flows far away.
 Having gone far, it returns.

 Therefore, "Tao is great;
 Heaven is great;
 Earth is great;
 The king is also great."
 These are the four great powers of the universe,
 And the king is one of them.

 Man follows the earth.
 Earth follows heaven.
 Heaven follows the Tao.
 Tao follows what is natural.

 Qualcosa di misteriosamente formato,
 nato prima del cielo e della terra.
 Nel silenzio e nel vuoto,
 in piedi da solo e immutabile,
 sempre presente e in movimento.
 Forse è la madre di diecimila cose.
 Non ne conosco il nome.
 Chiamalo Tao.
 In mancanza di una parola migliore, lo chiamo grande.

 Essendo grande, scorre.
 Scorre lontano.
 Essendo andato lontano, ritorna.

 Pertanto, "Il Tao è grande;
 Il Cielo è grande;
 La Terra è grande;
 Anche il re è grande."
 Questi sono i quattro grandi poteri dell'universo,
 e il re è uno di essi.

 L'uomo segue la terra.
 La terra segue il cielo.
 Il cielo segue il Tao.
 Il Tao segue ciò che è naturale.

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