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Ultimo aggiornamento: 11 Ottobre 2025 (Vendémiaire - Pressoir)

In ogni singola persona ci sono, oltre alle reminiscenze personali,
le grandi immagini «originarie»,
[...] Il dato di fatto di questa eredità spiega anche
il fenomeno veramente incredibile che certi materiali
e motivi leggendari si presentino in tutto il mondo in forme uguali.
Spiega anche come i nostri malati di mente possano
riprodurre esattamente le stesse immagini
e gli stessi contesti che noi conosciamo dai testi antichi.

(Carl Gustav Jung, "La psicologia dei processi inconsci")









La monumentale Iconologia del Ripa resa accessibile

L'introduzione necessaria - Di cosa si tratta - Due esempi carini - Due esempi che lasciano perplessi - Per finire

L'introduzione necessaria

Il difetto delle introduzioni di libri classici, in anastatica o meno, che potremmo definire "tendenzialmente per addetti ai lavori" è che si rivolgono per l'appunto agli addetti ai lavori. Non partono dal punto di vista che un lettore onnivoro ma ignorante, che magari ha fatto un acquisto di impulso senza documentarsi prima, potrebbe avere bisogno di un'introduzione "for dummies", come usano dire gli anglofili appassionati.
Nel caso di questo libro l'introduzione del curatore Piero Buscaroli un po' è così, perché c'è molta aneddotica personale che nulla c'entra con l'opera del Ripa, fa riferimenti al mondo editoriale dandoli per scontati e così via, ma poi un po' si riscatta nelle pagine successive dando informazioni tecniche importanti.
Io che non scrivo sui libri ma su pagine web, posso permettermi di rimandare con dei link a Wikipedia per capire chi era Cesare Ripa, e per avere un inquadramento della sua opera principale, l'Iconologia, il cui titolo completo dice tutto del libro: "Iconologia overo Descrittione Dell'imagini Universali cavate dall'Antichità et da altri luoghi".
In questo caso dico che l'introduzione è necessaria perché come prima cosa mette le mani avanti rispondendo anticipatamente alle critiche negative che poi effettivamente ho ritrovato in rete. L'obiezione è in una lettera di Mario Praz:

La sua idea rischia di cozzare contro le fisime della critica militante. Vogliono edizioni critiche anche per le note della lavandaia, si figuri come accoglieranno un Ripa scorciato ... sarà un fin de non recivoir, per bene che le vada, come con le cose mie ... D'altra parte, altri modi di pubblicarlo non ne vedo, e non mi pare che si possa proporre quelle filastrocche per una di quelle anastatiche che imperversano ...

Il curatore dal canto suo esplicita che "un conto approssimativo m'aveva persuaso che a riprodurre l'intero testo del Ripa non basterebbero tremila pagine come questa". Faccio presente che per quest'edizione stiamo parlando di "solo" 562 pagine.
Aggiungo io che questa ristampa in brossura del 2023 costa appena 15 Euro, quindi l'opera completa pur restando a cifre accessibili avrebbe potuto comunque essere scoraggiante. Inoltre posso facilmente immaginare che, pur essendo una terza ristampa e pur essendo di un editore di un certo peso, TEA, nel complesso non ci siano stati numeri da capogiro. E comunque non sono un purista, e come ebbe a dire Rhett Butler, del fatto che sia una scorciatura: "Frankly, my dear, I don't give a damn".
C'è una curiosa coincidenza nell'estratto di cui sopra: Praz cita le "note della lavandaia", che forse è un riferimento ironico classico nell'ambiente, perché anche nel "Pendolo di Foucalt", se non ricordo male, c'è lo stesso cliché.

Di cosa si tratta

Al contrario degli addetti ai lavori, degli umanisti, io povero lettore medio con solo un misero diploma tecnico, do sempre per scontato che chi si approccia a questa pagine ne sappia poco o niente come me, per cui cerco sempre di partire da zero. Quindi: di cosa stiamo parlando?
Bastano un paio di pagine per capire l'intera struttura del libro: c'è un titolo per l'argomento, una descrizione dell'immagine e del significato dei suoi particolari e, tranne poche eccezioni, c'è anche l'illustrazione sotto forma di incisione, che a mio gusto è la parte più bella, più intrigante. Cesare Ripa non aveva nessuna velleità filosofica nello stilare quest'elenco che ha solo un intento iconografico: da un lato serve per rintracciare il significato di queste immagini, e dall'altro per proporle come suggerimento ad artisti che devono illustrare gli stessi concetti in modo iconico.
Per molti versi si avvicina al moderno libretto per riconoscere i santi di cui ho parlato in questa pagina (è solo un esempio autoreferenziale perché se non mi cito io non lo fa nessuno, però sicuramente ci saranno altre pubblicazioni analoghe anche migliori).
Gli argomenti trattati sono "virtù, vitij, affetti, passioni humane, arti, discipline, humori, elementi", ma anche riferimenti geografici (i fiumi, le regioni), temporali (i mesi) e metereologici (i venti). Alla base della figura, sia che sia illustrata sia che sia solo descritta, c'è un'antropomorfizzazione del concetto che si vuole rappresentare, quindi avremo donne e uomini, o ragazzi e ragazze, o vecchi e vecchie a seconda dell'idea da sviluppare.
Tornando sulle illustrazioni, il curatore ci dice che si sono basati sull'edizione del 1618 che dovrebbe rifarsi a quella del 1603 con le illustrazioni originali del Cavalier d'Arpino.

Ora si può facilmente constatare andando su Wikimedia che le illustrazioni sono effettivamente quelle del 1618, ripulite per renderle chiare, però mancanti delle cornici. Qui accanto ad esempio possiamo vedere il "Flagello di Dio".
Credo che questa scelta di togliere le cornici sia stata fatta per rendere più visibile l'immagine, più grande rispetto al formato del libro, però un po' mi dispiace.
Anche i testi sono modificati in modo da renderli più leggibili, più vicini a noi, e io non essendo un purista apprezzo la cosa.
In alcuni casi Ripa cita la fonte, ad esempio in "ITALIA CON LE SUE PROVINCIE [..] Come rappresentata nelle Medaglie di Commodo, Tito e Antonino" o "MONDO - Come dipinto dal Boccaccio nel primo libro della Genealogia, delli Dei, con le quattro sue parti". Molte sono riferite a Giovanni Zaratino Castellini del quale la Treccani non dà un giudizio troppo lusinghiero, ma in parte lo accetta come un buon riferimento:

Nel complesso tuttavia la sua vasta cultura storico-antiquaria rende preziose le sue annotazioni, mentre la sottoscrizione usuale "Ego Io. Zaratinus Castellinius vidi et descripsi" costituisce un'ottima garanzia di autenticità.

In fondo a questa pagina riporto le immagini dell'indice: sono volutamente di scarsa qualità per non irritare l'editore, però a mio avviso anche così sono interessanti per dare l'dea della numerosità e della tipologia delle immagini trattate.

Due esempi carini

Il primo a sinistra è "ORIGINE D'AMORE - Del Signor Giovanni Zarattino Castellini":

Donna che tenga uno specchio trasparente rotondo, grosso, &corpulento, incontro all'occhio del Sole, il quale con i suoi raggi trapassando per mezzo dello specchio accenda una facella posta nella mano destra, dal manico dello specchio penda una cartella nella quale sia scritto questo motto. SIC IN CORDE FACIT ANOR INCENDIUM. [...] Così l'amore fa Incendio nel core, preso in parte da Plauto.

Personalmente una figura del genere mi verrebbe da interpretarla nei due sensi classici, dell'amore sacro e dell'amor profano, laddove per il primo il sole rappresenta Dio e il fuoco è quello della fede che incendia l'anima ben descritto da molti mistici. Ma la descrizione del Ripa è piuttosto univoca: si tratta dell'amor profano che passa soprattutto dagli occhi.
Anche le orecchie sono parimenti "finestre dell'anima", e qui Ripa cita Boccaccio e Petrarca come eccezioni al canale visivo, cioè esempi di "canale uditivo preferenziale" nei quali "Amore [...] talvolta può entrare per le fenestre delle orecchie, udendosi descrivere le bellezze d'alcuna Dama".
A dispetto del non voler filosofeggiare, l'autore in questo caso si spende molto bene a citare Marsilio Ficino e Platone.
Per quello che riguarda lo "specchio" l'immagine potrebbe trarre in inganno: sembrerebbe una lente, ma nella descrizione si fa riferimento esplicito agli specchi ustori "de quali Archimede fu primo inventore contra Romani che assediavano Siragusa Patria sua".

Il secondo esempio è piuttosto riconoscibile: "MALINCONIA".
Nella semplicità del Ripa (che non vuole essere filosofo) si recepisce comunque una certa somiglianza con la complessa "Melencolia I" del Dürer.

Donna vecchia, mesta, & dogliosa, di brutti panni vestita, senz'alcun ornamento. starà à sedere sopra un sasso, con gomiti posati sopra i ginocchi, & ambe le mani sotto il mento, & vi sarà à canto un'albero [sic] senza fronde, & frà i sassi.

Al suo confronto Mariottide, il personaggio creato da Maccio Capatonda, è un vulcano di allegria.
Bisogna ammettere che in casi come questo Cesare Ripa centra molto bene l'obbiettivo.

Due esempi che lasciano perplessi

Da un'icona mi aspetterei un'immediata leggibilità, interpretazione, e con queste immagini in alcuni casi a mio modo di vedere da uomo contemporaneo, l'interpretazione intuitiva, senza leggere il testo quindi, mi lascia perplesso.
E' il caso, ad esempio, della "BELLEZZA":

Donna che abbia ascosa la testa fra le nuvole, & il resto sia poco visibile, per lo splendore che la circonda, porga la mano fuori dallo splendore con la quale terrà un giglio, sporgendo con l'altra mano una palla, & un compasso.

Il primo impatto è quello dell'illustrazione che, siamo sinceri anche a rischio di mancar di rispetto al Cavalier d'Arpino, come fattura non rende l'idea: come donna quella rappresentata non è bellissima e anzi a me ricorda più un uomo che una donna.
Soffermandomi sui simboli poi, posso capire la perfezione rappresentata dalla sfera e dal compasso, posso capire il giglio, anche se solitamente è più indicativo di purezza che di bellezza, ma le nuvole no: sono veramente una forzatura concettuale.

L'altra immagine qui accanto oltre che a lasciare perplessi lascia anche un po' disturbati, e ha per titolo "REPULSA de pensieri cattivi":

Un'Huomo, che tenghi per li piedi un picciolo fanciullino, e che con la disposta attitudine lo sbatta in una pietra quadra, e per terra ve ne sieno morti di quelli, che già sieno stati percossi in detta pietra.

Al di là dello sconcerto, dopo aver visto l'immagine il primo pensiero non va ai pensieri cattivi, bensì ad un tema classico dell'arte cristiana: la Strage degli innocenti (Matteo, 2,1-16): "Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s'infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi".
Anche volendo entrare nella logica della descrizione, non riesco proprio ad associare l'idea di "pensiero cattivo" all'immagine di un bambino. Mi piacerebbe approfondire dove è stata usata quest'icona fuori da questo libro.

Per finire

Wikipedia segnala l'immagine "dell'Italia turrita e stellata, a cui Ripa diede i connotati definitivi", ma io per dovere di campanile mi permetto di segnalare invece la "MARCA TRIVISANA" che oltre ad essere anch'essa "di corona turrita" ha tre facce, coerentemente con il "seggio del Marchesato [...] città di Trevigi".
Mi pare poi che la figura della "FILOSOFIA SECONDO BOETIO" abbia in qualche modo ispirato Dalì, ma forse è solo una mia impressione.
Comunque la si pensi credo che per 15 Euro sia un ottimo affare. E nessuno mi paga per fare pubblicità.

Autore: Cesare Ripa
Titolo: Iconologia
Editore: TEA
Copertina: Brossura
Pagine: 562
Anno di pubblicazione: Giugno 2023 (Prima ed.TEA 1992)
Dimensioni: 20,5 × 13,5 cm
Prezzo: 15 Euro

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