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Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre 2023 (Frimaire - Sabine)

Truman: Chi sei tu?
Christof: Sono il creatore... di uno show televisivo che dà speranza,
      gioia ed esalta milioni di persone.
Truman: E io chi sono?
Christof: Tu sei la star!
Truman: Non c'era niente di vero?
Christof: Tu eri vero! Per questo era cosi bello guardarti.
      Ascoltami Truman, là fuori non troverai più verità
      di quanta non ne esista nel mondo che ho creato per te...
      le stesse ipocrisie, gli stessi inganni;
      ma nel mio mondo tu non hai niente da temere...
      Io ti conosco meglio di te stesso!
(The Truman Show)






Un unicum nella storia editoriale: il primo musical a fumetti

Ab ovo: autori e contesto - L'oggetto, la "cosa" - La realtà è ciò che si rifiuta di sparire anche quando smetti di crederci - Nessuna eredità

Ab ovo: autori e contesto

Il contesto di pubblicazione era quel periodo felice, fumettisticamente parlando, di Comix ("Comix - Il giornale dei fumetti"). Citando spudoratamente Wikipedia è stata la rivista che ha fatto "esordire autori che diverranno popolari come Daniele Luttazzi, Natalino Balasso e Fabio Fazio oltre alla partecipazione di attori comici e artisti come Alessandro Bergonzoni, Gene Gnocchi, Paolo Hendel, Jovanotti, Francesco Guccini e Aldo, Giovanni e Giacomo".
Credo che non serva aggiungere altro, a parte un sentito ringraziamento alla Franco Cosimo Panini Editore per averla prodotta con annessi e connessi, e comunque un giorno o l'altro parlerò meglio di questa meraviglia di cui ho quasi tutte le annate (non so quanto ben conservate perché la carta era quella da quotidiani).
In questo meraviglioso universo si muoveva la premiata coppia Disegni & Caviglia, ovvero Stefano Disegni (che per inciso quest'anno ha compiuto settant'anni giusti: auguri!) e Massimo Caviglia. Definire questa vulcanica coppia semplicemente come "fumettisti" è decisamente riduttivo. Ricordiamo come minimo che per la televisione, per Matrjoska e L'araba fenice, avevano creato il personaggio dello Scrondo (per chi non lo conoscesse o non lo ricordasse consiglio di dare un'occhiata in rete per le immagini).
Un piccolo appunto personale sperando di non offendere nessuno: le strisce di Disegni dopo la divisione della coppia non sono state più la stessa cosa. Si vede che i disegni sono di Disegni (non ho resistito!), e anche l'impostazione umoristica, la costruzione della striscia si vede che sono sue, però qualcosa manca. Forse Caviglia dava il piccolo suggerimento giusto che faceva la differenza, o forse faceva da musa ispiratrice come la Marlena dei Måneskin, non lo so, ma di fatto personalmente ho notato questa differenza.

L'oggetto, la "cosa"

Poteva essere una delle idee più geniali dell'umanità oppure una delle puttanate più cretine partorite dalla mente umana, e ho la presunzione di pensare che entrambe le possibilità compiacessero i due autori. L'importante era arrivare primi e questo è stato un traguardo "senzadubbiamente" raggiunto come direbbe Cetto La Qualunque.
Ebbene: non stiamo parlando di un semplice fumetto, di un libro tout court, ma ... di un "musical a fumetti"! Il primo "musical a fumetti" della storia dell'umanità, come recita la tagline. Il secondo (e ultimo credo) non è altro che il sequel: "Il figlio di Razzi Amari".
Quindi non solo libro: allegata al volume c'era una cassettina (per i più giovani specifichiamo: "audiocassetta") contenente i brani che vengono "cantati" dai personaggi nel fumetto, e in questo specificato con una didascalia grande come un'intera vignetta c'è di volta in volta il numero del brano da ascoltare. Va sottolineato che le canzoni sono proprio di Stefano Disegni eseguite col "Gruppo Volante" per "Razzi Amari", e con un'altra band, gli "Ultracorpi", per il sequel.
Come nei musical propriamente detti, teatrali o cinematografici che siano, dove nello sviluppo della vicenda ci sono delle sequenze musicali, anche qui nella fattispecie il personaggio "canta" per la "durata di qualche vignetta" una canzone con l'effetto di alleggerire la storia dando emozioni aggiuntive, o rompendo le scatole a chi vorrebbe semplicemente seguire la vicenda poiché, ed è intuitivo, la "durata di qualche vignetta" letta non corrisponde ai minuti di una canzone per breve che sia (qualcuno mi ha anche confessato che prima ha letto il fumetto per intero e poi in un secondo momento ascoltato le musiche).

Stiamo parlando di un fumetto umoristico, ambito in cui operavano i due autori, e la trama, anche contestualizzandola all'epoca, si può incasellare in un filone distopico con l'eroe che si rivolta contro il sistema. In realtà c'è una sottigliezza che rende grande l'opera (attenzione spoiler!): alla fine scopriamo che non era solo il potere a voler ingannare il popolo, ma era il popolo stesso a voler essere ingannato (fine spoiler).
Con una certa lungimiranza fantascientifica la vicenda è ambientata in un'Italia del futuro dove tutto sembra essere bellissimo, perfetto, esattamente come nel mondo di "Barbie (il film)". Questo fino a quando il nostro protagonista non viene colpito da un fulmine (uno "ZOT" fumettistico ammiccante forse a "B.C."), e da lì in poi scopre di essere immerso in una realtà squallida, misera, deprimente, orrenda dove solo le persone (i genitori, la fidanzata, gli amici) corrispondono al mondo fatato che conosceva prima, anche se il loro aspetto ovviamente è completamente diverso.
Grazie all'incontro con un partigiano che come lui vede la realtà per quello che è, scopre che tutto dipende da un microchip impiantato alla base del cervello; all'inizio i primi erano stati impiantati su base volontaria e poi a tutti d'ufficio alla nascita. Questo microchip era nato come naturale evoluzione dalla televisione, passando poi dalla realtà virtuale era arrivato ad un singolo chip che veniva controllato da un trasmettitore centrale.
"Intrattenendo e illudendo che male ti fò?".
Ecco che allora il nostro Don Chisciotte si imbarca nella missione di liberare tutto il popolo dal giogo distruggendo il trasmettitore centrale, ma ... lo spoiler l'ho già fatto prima, non infierisco.

La realtà è ciò che si rifiuta di sparire anche quando smetti di crederci

Come dicevo la storia è assolutamente umoristica, il che però non è assolutamente sinonimo di leggera, superficiale. Che la satira faccia ridere non significa che sia puro intrattenimento: anzi. Distinguerei quindi tre aspetti del plot che invitano a riflettere, seppur col sorriso sulla bocca.

Il primo, cifra stilistica della premiata ditta D&C (non Dolce & "Cabbana", ma Disegni & Caviglia), è quindi quello della satira politica. L'evoluzione della televisione come strumento di controllo di massa con ai vertici un personaggio politico in auge all'epoca di cui tacerò il nome per evitare lo spoiler totale, la visione degenerata ai massimi livelli della sanità e di tutti i servizi forniti dallo stato in genere, insomma tutti i mali derivati da una cattiva gestione politica vengono amplificati con un effetto caricaturale particolarmente calato nella realtà italiana. Se la vicenda fosse stata ambientata in Francia, quest'accondiscendenza da popolo bue sarebbe stata forse meno credibile.

Il secondo aspetto è la distopia tout court: al di là della mala gestione politica tipicamente italiana, "Razzi Amari" pone il problema del controllo totale della popolazione da parte di un élite di potere, e l'ambito fantascientifico serve a metterci in guardia da quelle evoluzioni tecnologiche che potrebbero consentirne l'attuazione. Se la satira politica fa ridere, la distopia angoscia anche se viene stemperata in un contesto umoristico. E angoscia ancor di più quando si ha la sensazione che quella che all'epoca era fantascienza, si stia pian piano concretizzando.

E infine abbiamo per ultimo, ma più importante, l'aspetto della realtà virtuale, o più correttamente nel nostro caso della realtà aumentata. Da una parte bisogna fare tanto di cappello per come D&C hanno saputo cogliere al volo un concetto che è nato proprio in quegli anni, dall'altra mi sembra invece un tantino esagerata l'affermazione di Stefano Disegni riportata sulla sua pagina di Wikipedia:

1992, scriviamo e pubblichiamo Razzi amari, storia di un mondo orrendo che le macchine facevano sembrare bello. Un tipo se ne accorge e le combatte insieme ai resistenti.
1998, esce Matrix, uguale pure nelle scene. Un grosso studio legale ci disse che c'erano gli estremi, i Wachowski collezionavano fumetti da tutto il mondo, ma ci volevano un sacco di soldi [...]

Ecco, sostenere che i/le fratelli/sorelle Wachowski abbiano copiato "Razzi Amari" per fare un film cult, un successo mondiale come "Matrix" mi sembra un pochino esagerato. Magari possono averlo letto questo capolavoro facendoselo tradurre (parleranno italiano?), magari qualche piccolo spunto possono averlo preso, però sostanzialmente mi sembrano due cose diverse. E con questo non voglio dire che "Matrix" sia superiore a "Razzi Amari", anzi propenderei per l'opposto: l'italico fumetto rischia di essere più profetico del blockbuster statunitense.
Però sono diversi. In "Matrix" troviamo una realtà virtuale finalizzata ad un'assurdità: corpi umani usati per produrre energia. E' esilarante: sarebbe più l'energia usata per mantenere vivo il corpo di quella prodotta. In "Razzi Amari" abbiamo invece una realtà aumentata che serve a tener buono il popolo bue, in una società dove il gap economico è massimo, ma dove nessuno si ribella perché tutti sono felici. E' decisamente più credibile, non solo tecnologicamente ma anche come motivazione. In "Matrix" a tirare i fili è un'intelligenza artificiale, mentre in "Razzi Amari" è un egoismo naturale: il solito dei potenti, quello che possiamo trovare ogni giorno nei notiziari.

Quindi se da una parte le due opere sono piuttosto diverse, dall'altra possono ascriversi al medesimo filone: la realtà che percepiamo è solo un inganno dei sensi. E' da millenni che molti pensatori lo sostengono, da Platone alla moderna "Ipotesi della simulazione" passando da Cartesio, ma tra questi quello che più ha influenzato il mondo moderno tramite i suoi libri è senz'altro Philip K. Dick. Il titolo di questo paragrafo, "Reality is that which, when you stop believing in it, doesn't go away", è suo ed è tratto dal saggio "Come costruire un universo che non cada a pezzi dopo due giorni".
Se c'è qualcuno che dovrebbe fare causa a tutti per plagio è proprio lui. Ci sono film del filone presi direttamente dai suoi libri, come ad esempio per "Blade Runner" e "Minority Report", ma ce ne sono anche altri chiaramente ispirati dai suoi libri, come ad esempio "The Truman Show" che ricorda molto "Tempo fuor di sesto". Lo stesso "Razzi Amari" a mio avviso sembrerebbe avere qualche piccolo punto di contatto con "Ubik".
Insomma, io più che di plagi parlerei di filone narrativo dove qualche déjà vu c'è per forza di cose.

Nessuna eredità

Non mi risulta che ci sia stato un seguito a questi due musical a fumetti. Forse gli stessi autori se lo aspettavano, forse è nata consapevolmente come gioiosa puttanata, però ...
Avere una musica da associare al fumetto fornisce qualcosa in più, niente di rivoluzionario per carità, però piacevole. E comunque chi non è interessato può sempre saltare l'ascolto.

Un classico del marketing è il libro "Oceano blu", che suggerisce di abbandonare gli oceani rosso sangue dove le aziende si fanno concorrenza spietata, e andare verso gli oceani blu, ovvero come spiega Wikipedia:

Gli oceani blu: denotano settori che oggi non esistono. Spazi di mercato incontrastato dove le regole del gioco competitivo non sono ancora state delineate, in grado di sfruttare domanda sopita o del tutto nuova. Gli autori chiamano "strateghi oceano blu" coloro i quali seguono la logica della value innovation.

E questi oceani blu quasi sempre nascono da una contaminazione, come ad esempio il "Cirque du Soleil" che nasce come via di mezzo tra il circo e il teatro. Evidentemente i nostri beneamati D&C lo hanno scoperto con 13 anni di anticipo, come dimostra questa clamorosa contaminazione tra fumetto e musical.
Purtroppo, come spiega il manuale, non è detto che tutto vada sempre per il meglio, e infatti né loro né altri mi risulta che abbiano più seguito questa strada.

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Autori: Stefano Disegni & Massimo Caviglia
Titolo: Razzi Amari
Tipologia: Brossura
Dimensioni: 24 X 18 cm
Pagine: 56
Editore: Franco Cosimo Panini Editore
Anno di pubblicazione: 1992
ISBN: nd
Prezzo: nd

Autori: Stefano Disegni & Massimo Caviglia
Titolo: Il figlio di Razzi Amari
Tipologia: Brossura
Dimensioni: 24 X 17,2 cm
Pagine: 64
Editore: Franco Cosimo Panini Editore
Anno di pubblicazione: 1995
ISBN: 88-7686-599-3
Prezzo: 12500 L.



Esempio di chiamata della canzone
Esempio di chiamata della canzone
*Il figlio di razzi amari*, copertina
"Il figlio di razzi amari", copertina
*Il figlio di razzi amari*, retro
"Il figlio di razzi amari", retro

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