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Nel 1855, diversi dipinti preraffaeliti,
tra cui l'Ophelia di Millais (1851-52),
apparvero all'Esposizione Universale di Parigi.
I critici francesi furono sorpresi dallo stile audace
e innovativo in cui tali opere erano dipinte
e confessarono che ciò che meno sospettavano era vero:
l'Inghilterra aveva una sua scuola d'arte contemporanea.
(Dall'introduzione, Dr Juliet Hacking)


Ultimo aggiornamento: 21 Marzo 2026 (Germinal - Primevère)


Essential PRB: una corrente pittorica emarginata in Italia

Argomento: i preraffaeliti - PRB: Pre-Raphaelite Brotherhood - Questo libro - Qualche esempio di massima - La fine che non è una fine - Personalmente

Argomento: i preraffaeliti

Un libro cartonato che parla di un movimento pittorico mettendo le foto dei quadri non è esattamente un libro originale, però per noi italiani i preraffaeliti sono un argomento singolare, sicuramente più singolare ad esempio degli impressionisti. A Palazzo Martinengo a Brescia c'è attualmente una mostra sul liberty dove eccezionalmente c'è anche un quadro di Dante Gabriel Rossetti, e una dozzina d'anni fa, nel 2014, a Torino c'è stata addirittura una mostra dedicata ai preraffaeliti; insomma qualcosa c'è ma è poca roba.
Di libri in italiano ad esempio ce ne sono, ma mi sembra che questo volume inglese della Parragon (due anni prima che diventasse parte della D. C. Thomson & Co.), sia fatto particolarmente bene come struttura e quindi degno di nota. Le riproduzioni dei quadri che dovrebbero rappresentare secondo il titolo il minimo ("essenziale") dei preraffaeliti, in realtà si dimostrano anche come numero abbastanza complete, certo non esaustive, ma ben più che essenziali.

Sul movimento in sé rimando alla pagina di Wikipedia, però una piccola digressione mi permetto di farla.

PRB: Pre-Raphaelite Brotherhood

Correva l'anno 1848, e l'Europa era decisamente in subbuglio (sintetizzo molto da Wikipedia):

- 12 gennaio – Ha inizio la rivoluzione siciliana, che porta all'indipendenza dell'isola per sedici mesi
- 17 gennaio – Nel Cilento ha inizio una sollevazione contro il Regno Delle Due Sicilie
- 13 marzo – Vienna: Rivoluzione antiasburgica a Vienna
- 15 marzo – Budapest: Rivoluzione antiasburgica in Ungheria
- 17 marzo – Venezia: un'insurrezione popolare, proclama la Repubblica di San Marco
- 18-22 marzo – Milano: Cinque Giornate di insurrezione contro il governo austriaco
- 12 settembre – Adozione della Costituzione federale svizzera e nascita del moderno Stato liberale

Solo Verona era relativamente tranquilla e sonnolenta: "il 6 maggio Carlo Alberto di Savoia prova un'offensiva a Verona, sperando in un'insurrezione cittadina che però non avviene, causando il ritiro dell'attacco". Anche in Inghilterra succedeva qualcosa: a Londra il 21 febbraio Karl Marx e Friedrich Engels pubblicavano il "Manifesto del Partito Comunista" e il 10 aprile 1848 c'era la storica riunione del Cartismo. Insomma non una vera e propria rivoluzione a livello politico.
Invece nel 1948 a livello artistico proprio a Londra è cominciata una grande riforma (dall'introduzione):

Nell'autunno di quell'anno Dante Gabriel Rossetti, suo fratello William Michael Rossetti, William Holman Hunt, Thomas Woolner, Frederic George Stephens e James Collinson raggiunsero John Everett Millais a casa dei suoi genitori in Gower Street a Londra. Qui esaminarono incisioni ispirate ai primi affreschi italiani e vi videro la sincerità e la serietà d'intenti che percepivano mancare nell'arte inglese. Ovunque il vecchio ordine era minacciato: febbraio aveva assistito alla rivoluzione a Parigi e in aprile i cartisti avevano marciato per le strade di Londra chiedendo il suffragio universale. Per quanto i confratelli preraffaeliti fossero eccitati da tali eventi, era una riforma artistica piuttosto che una rivoluzione politica ciò che desideravano.

La Confraternita si separò dopo quasi cinque anni, però si possono ricondurre a questo movimento artistico anche opere successive. Lo stile è inconfondibile: i colori pieni, la semplicità e i soggetti, che Wikipedia suddivide in temi sociali, biblici, nazionalisti, shakespeariani, medievali e pittura di paesaggio, rendono perfettamente riconoscibili i quadri preraffaeliti.
E' pur vero però che una certa estetica è comunque figlia del tempo, e il fatto che attualmente un quadro preraffaelita sia inserito in una mostra sul liberty (a Palazzo Martinengo, vedi sopra) non è casuale.

Questo libro

Come dicevo anche se i preraffaeliti non sono in primo piano come altri generi pittorici, di libri ce n'è più di qualcuno, e perfino in italiano. Tra le pubblicazioni che ho avuto tra le mani secondo me questo testo inglese spicca tra la media per come è fatto (potrei dire anche per il prezzo, ma è solo perché nel mio caso l'ho trovato sulla classica bancarella).
Innanzitutto l'introduzione rispecchia il titolo: è essenziale, riesce a dare molte informazioni senza dilungarsi inutilmente. Spesso nelle introduzioni a questo genere di libri sembra che chi la scrive si pavoneggi, si parli addosso, voglia evidenziare più sé stesso e la propria erudizione; qua non è così. L'introduzione è corta, ma se ne ho citato degli estratti è perché danno delle informazioni che su Wikipedia non ho trovato.
Però è soprattutto la struttura ad essere interessante: l'avventura preraffaelita è raccontata principalmente attraverso le opere, a ciascuna delle quali viene dedicata una doppia pagina dove oltre alla sua riproduzione fotografica, c'è anche un breve commento che ha spesso dei rimandi ad altre opere analoghe, o che svela i modelli e le modelle presenti nel quadro (spesso appartenenti all'ambito della stessa PRB). Quando rimanda ad altre opere presenti nel libro di queste, oltre ad una piccola immagine, viene messa anche la pagina in cui sono trattate nello specifico.
Si arriva anche al gossip: dal mio punto di vista non è necessario per capire l'opera in senso assoluto, ma è interessante e aiuta a contestualizzarla. Il vero valore di un quadro nella fattispecie, non è trasmissibile a parole, e se lo è, significa che non è un gran quadro. "La bellezza sta negli occhi di chi guarda, non la si acquista a buon mercato sulla lingua del banditore" (Shakespeare?).

Apro una piccola parentesi che fa da premessa agli esempi che seguiranno: nel volume ci sono le solite minacce per i diritti di copyright, per cui a scanso di equivoci prenderò le immagini dal mondo "Wiki", che di solito è una garanzia di immagini free, e se possibile per vederle intere metterò il link. Le uniche immagini del libro sono quelle della copertina, che rappresenta il minimo sindacale visto che faccio pubblicità (gratuita!) al volume, anche se probabilmente non è più in commercio.

Qualche esempio di massima

Comincerei con un quadro significativo sotto diversi aspetti: "Isabella", conosciuto anche come "Lorenzo e Isabella". La scena è tratta dalla quinta novella della quarta giornata del Decamerone, nella quale si tratta la storia di due amanti sfortunati: Lorenzo e Lisabetta (diventata in inglese Isabella).
Questo dipinto di Millais è significativo perché è uno dei dipinti esposti nell'esposizione alla Royal Academy nel 1849, in pratica la prima uscita ufficiale della PRB. L'ambientazione medievale non è solo una delle principali tematiche dei preraffaeliti, ma è anche in un certo senso la molla iniziale della confraternita: quel ritorno al medioevo puro, ingenuo ma anche crudo, era in netto contrasto con quel rinascimento che per loro rappresentava l'inizio della decadenza dell'arte. Ed è da questo rifiuto che si diedero il nome di pre-raffaeliti, ovvero di artisti che volevano tornare a prima di Raffaello.
Un'altra cosa importante è che in quest'opera troviamo visivamente una parte dei membri che hanno fatto da modelli. Dante Rossetti è l'uomo che beve in fondo al tavolo, William Rossetti è Lorenzo, Walter Deverell e F. G. Stephens i due fratelli, mentre come fratello che tira un calcio, decisamente il più brutto e cattivo, Millais si è divertito ad inserire John Harrisun bullo che lo tormentava a scuola.

Restando nell'ambito dei modelli scelti tra amici e parenti arriviamo a quello che credo si possa definire il più famoso pittore preraffaelita, ovvero Dante Gabriel Rossetti, che in "Ecce Ancilla Domini" ha usato come modelli i suoi due fratelli Christina e William.
Il quadro è di una straordinaria rottura verso la tradizione, nonostante il soggetto sia uno dei più classici dell'arte cristiana. L'angelo ha fuochi sotto ai piedi ed è senza ali; in effetti in nessun passaggio della Bibbia, sia nel vecchio che nel nuovo testamento, vengono citate le ali come attributo angelico. Nonostante sua sorella Christina non avesse i capelli rossi, la Maria nel quadro li ha e fanno da cornice alla sua enigmatica espressione, così come è enigmatica l'intera posa, rannicchiata sul letto. Nella maggior parte delle annunciazioni Maria viene sorpresa dall'angelo fin che sta pregando, qui invece viene colta a letto in camicia da notte. Il libro fa notare come anche la paletta dei colori usata per questo quadro è ridotta al minimo. Il bianco predomina come simbolo di purezza e i due azzurri, del cielo e del paravento, sembrano rimandare al paradiso, il marroncino del legno del letto in basso richiama la terra. Il giallo sembra la seconda caratteristica dell'angelo: un giallino tenue per le fiamme e in giallo dorato per i capelli. E ritorniamo così al rosso dei capelli di Maria che forse possiamo associare al rosso della stola, e che è lecito pensare che rappresenti il rosso della fede. Ma comunque si cerchi un simbolismo, resta il fatto che l'insieme senza essere blasfemo, è molto bizzarro, colpisce l'occhio, resta impresso.

Torniamo a John Everett Millais perché uno dei quadri più iconici di questa scuola d'arte è senz'altro il suo "Ophelia". La tragica ma grandiosa vicenda della morte di Ophelia nell'Amleto di Shakespeare è piuttosto nota, e oltre che Millais ha ispirato anche Arthur Rimbaud e Francesco Guccini. Faccio pigramente "copia e incolla" del brano di Shakespeare presente su Wikipedia (vedi il precedente link):

C'è un salice che cresce storto sul ruscello e specchia le sue foglie canute nella vitrea corrente; laggiù lei [Ofelia] intrecciava ghirlande fantastiche di ranuncoli, di ortiche, di margherite, e lunghi fiori color porpora cui i pastori sboccati danno un nome più indecente, ma che le nostre illibate fanciulle chiamano dita di morto.
Lì, sui rami pendenti mentre s’arrampicava per appendere le sue coroncine, un ramoscello maligno si spezzò, e giù caddero i suoi verdi trofei e lei stessa nel piangente ruscello.
Le sue vesti si gonfiarono, e come una sirena per un poco la sorressero, mentre cantava brani di canzoni antiche, come una ignara del suo stesso rischio, o come una creatura nata e formata per quell'elemento. Ma non poté durare a lungo, finché le sue vesti, pesanti dal loro imbeversi, trassero la povera infelice dalle sue melodie alla morte fangosa.

La domanda che mi sorge spontanea è la seguente: è stato più bravo il bardo o il pittore? Ci stringe più il cuore la descrizione di Shakespeare o la toccante immagine di Millais? Ovviamente la domanda non ha senso, serve solo ad evidenziare l'epicità della scena che funziona sia in prosa che in pittura.
Questo dipinto ci consente di parlare di un'altra importante figura per i preraffaeliti, ovvero di Elizabeth Lizzie Siddal, nella cui storia personale io trovo delle affinità con la povera Ophelia. Nonostante sia accreditata anche come "poetessa e pittrice britannica", è famosa soprattutto come modella e musa ispiratrice. Ad esempio è sempre lei la Beata Beatrix o la Regina Cordium ritratte da Dante Gabriel Rossetti. La pagina italiana di Wikipedia alla voce su Lizzie Siddal mette anche il quadro di cui si parlava prima, "Ecce Ancilla Domini": è chiaramente un errore, perché come detto prima la modella in quel caso era Christina Rossetti.
Le affinità di Lizzie con la storia di Ophelia nascono anche da questo dipinto: Millais aveva posto la modella in acqua in una vasca, e per rendere sopportabile la lunga posa aveva messo delle candele accese sotto la vasca di ferro per scaldare l'acqua. Quando le candele si sono spente, il pittore ha continuato a dipingere e la modella è stata anche troppo professionale per disturbare l'artista. Il restare immersa nell'acqua fredda a lungo ha aggravato le sue condizioni di salute, che il libro ci dice già minate da tubercolosi e neuralgia.
C'era poi anche un altro problema, ovvero la depressione: Lizzie era stata fidanzata con Rossetti ma la differenza di ceto sociale aveva fatto sì che si creasse da parte di lui un tira e molla sulla data delle nozze, perché non osava presentarla alla propria famiglia per timore di un divieto. Questa indecisione e poi, dopo il matrimonio, un figlio nato morto l'avevano spinta sempre più verso il laudano.

La salute cagionevole della donna, però, potrebbe essere anche attribuita all'uso che faceva del laudano, una sostanza stupefacente di uso medico che veniva usata anche come droga.
[...] Malgrado il referto medico parlasse di "morte accidentale", dovuta cioè ad un'errata valutazione della dose di laudano da assumere, Rossetti capì che si trattava di suicidio. Si confidò con l'amico pittore Ford Madox Brown, il quale gli consigliò di bruciare la lettera d'addio della moglie che il pittore aveva trovato. Il suicidio, all'epoca, oltre ad essere considerato immorale era anche illegale: lo scandalo avrebbe travolto tutta la famiglia di Rossetti e alla Siddal sarebbe stata negata la sepoltura in terra consacrata.

Insomma sia Amleto che Dante Gabriel Rossetti con la loro indecisione hanno spinto verso il baratro le proprie amate.

Un altro quadro è a mio avviso significativo: "The Light of the World", "La luce del mondo" di William Holman Hunt. Quello che il libro non dice, preferendo concentrarsi sul significato, è che di questo dipinto ce ne sono tre versioni (Wikipedia in italiano ne dà conto solo di due). Quella mostrata nel libro è quella originale, la prima, ora esposta al Keble College di Oxford, poi c'è la versione di Manchester, più piccolina, e l'ultima è quella decisamente più grande dipinta dal 1900 al 1904 ed esposta alla Cattedrale di St Paul a Londra; per questa versione prodotta in tarda età si è avvalso dell'aiuto di Edward Robert Hughes a causa di un glaucoma che lo invalidava.
La scena ha un riferimento ben preciso che è preso dalla lettera alla chiesa di Laodicea nell'Apocalisse di Giovanni:

(18) Perciò io ti consiglio di comprare da me dell'oro purificato dal fuoco per arricchirti, e delle vesti bianche per vestirti e perché non appaia la vergogna della tua nudità, e del collirio per ungerti gli occhi e vedere. (19) Tutti quelli che amo, io li riprendo e li correggo; sii dunque zelante e ravvediti. (20) Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me.

Quindi la figura è quella del Cristo che bussa ad una porta chiusa ... quella del cuore? Quella della mente?
Reca in mano la luce del mondo e a terra giacciono delle mele cadute: sono quelle dell'Eden, simbolo della disgrazia umana e questo che è rappresentato è il momento del riscatto, ma non per tutti: solo per coloro che sapranno aprire la porta. Infine i sette lati della lanterna alludono alle sette chiese citate nell'Apocalisse.
Wikipedia al link di cui sopra riporta un commento significativo dell'autore: "Ho dipinto il quadro con quello che pensavo, pur essendo indegno, fosse un comando divino e non semplicemente un buon soggetto".
Se Hunt ha ripreso il soggetto per ben altre due volte, significa che alla fine si è dimostrato anche un buon soggetto, ma non è solo per questo che lo ritengo significativo. Mi sembra che questo dipinto anticipi il Simbolismo, di qualche decennio successivo, e anche come fattura, come mano il quadro mi ricorda in particolare un pochino Gustave Moreau.

La fine che non è una fine

Wikipedia è tranchant: "Nel 1853 il PRB originale si era praticamente dissolto, con solo Holman Hunt che rimaneva fedele ai suoi obiettivi dichiarati". Tecnicamente è vero, praticamente no. Però anche il libro tiene conto di questa fine teorica, e infatti in alcuni dipinti del solito Millais specifica che fanno parte di un nuovo corso, diciamo un po' più commerciale. L'ultimo suo dipinto preraffaelita ci dice il libro che è "The Vale of Rest", "La valle del riposo", e a detta dell'artista era il suo quadro preferito.
Apparentemente lineare, religioso, pervaso di spirito romantico, se lo si osserva bene risulta un po' enigmatico. Cosa stanno scavando le suore? Perché una scava e l'altra no? Cosa vuol dirci lo sguardo enigmatico della suora che guarda verso l'osservatore, verso di noi? Se poi aggiungiamo l'ambientazione un po' gotica del cimitero al crepuscolo il mood è perfetto.
Il libro lo associa un po' ad "Autumn Leaves" perché in apparenza non vuole ricreare una situazione religiosa, mitica o di narrativa specifica, ma vuole ricreare proprio un'atmosfera, che in effetti è esattamente quella che ha ispirato l'artista durante il suo viaggio di nozze in Scozia. Come curiosità attingendo a Wikipedia possiamo aggiungere che la moglie, Effie, è stata poi sepolta in quel cimitero. Poesia d'altri tempi.

"La valle del riposo" si posiziona circa a metà libro, segno evidente che non è finita. Non solo altri pittori del gruppo iniziale hanno continuato, ma se ne sono aggiunti ulteriori. Tra questi spicca per un certo verso sir Lawrence Alma-Tadema: basta andare su Wikipedia in molte voci riguardanti cerimonie e culti dell'Impero Romano per trovare come illustrazione un suo quadro. Ovviamente non avendo immagini originali dell'epoca ci si deve rifare a delle illustrazioni, ma a questo punto è evidente che le sue sono le migliori.
Ad introdurlo alla cerchia dei preraffaeliti fu un non-preraffaelita: Ford Madox Brown. Anche se non lo era ufficialmente, in pratica "Brown fu colui che, facendo conoscere l'arte dei Puristi e dei Nazareni, influì in modo significativo nello stile del gruppo". Di suo presente nel libro non posso esimermi dal segnalare il pregevole "Romeo and Juliet", fosse altro che per motivi di campanilismo, per orgoglio veronese. Non solo: a rischio di tirarla per i capelli, devo dire che il falso balcone del quadro assomiglia un po' al falso balcone attuale.

Personalmente

Fin qua ho sintetizzato cinque quadri citandone altrettanti o poco più, quindi possiamo dire che ho sintetizzato una parte irrisoria di quello che il libro definisce l'essenziale dei preraffaeliti. E anche se ho aggiunto qualche notizia da Wikipedia, non è praticamente niente rispetto al contenuto del volume.
Questo poco o niente che ho scritto di quei pochi quadri in realtà non è la loro parte più interessante, così come di sicuro non lo è la parte aneddotica, di dettagli sulla creazione dell'opera. La parte più profonda, più incisiva, più bella è quella non comunicabile in prosa, magari anche sotto forma di analisi usando il linguaggio. L'arte, in questo caso figurativa, deve avere un suo modo di comunicare che trascende il linguaggio, limitato per definizione. O perlomeno la grande arte deve averlo:

Nella grande arte c'è sempre un animale SELVAGGIO: addomesticato. In Mendelssohn, ad esempio, no. La grande arte ha sempre come basso continuo gli istinti primitivi dell'uomo. Essi non costituiscono la melodia (come forse in Wagner), ma ciò che dà alla melodia la sua profondità e la sua forza.
(Wittgenstein, 1940)

Stiamo parlando di quadri figurativi, dove le immagini sono rappresentate con colori molto forti, in modo nitido, e qui sta l'animale addomesticato. Ma l'animale selvaggio originale, quegli istinti primitivi dell'uomo emergono pesantemente: non sono la "melodia" del quadro, mi si passi l'associazione, ma sono la sua profondità e la sua forza.
Guardiamo anche solo i quadri fin qui elencati, dimenticando quanto detto prima: non importa chi erano i modelli o le modelle, non importa da dove è tratta la scena, mito, Bibbia o tragedia di Shakespeare. Guardiamoli scevri da pregiudizi: cosa ci dicono?
Non contento degli esempi fin qui elencati ne aggiungo altri: "Take your Son, Sir!", l'incompiuto di Ford Madox Brown. C'è proprio bisogno di una spiegazione? L'impatto visivo dell'immagine colpisce pesantemente senza bisogno di tante spiegazioni, e "tante" non è un modo dire: di spiegazioni possibili Wikipedia ne considera almeno tre:

Esistono due principali interpretazioni del dipinto. La maggior parte dei critici lo vede come l'immagine di una moglie che offre il bambino al marito, un'interpretazione supportata dal simbolismo sacro e dal fatto che Brown abbia raffigurato la propria moglie e il loro neonato. Alcuni commentatori, tuttavia, lo interpretano come un'immagine più provocatoria, in cui un'amante abbandonata presenta il suo bambino al padre.
La storica dell'arte Marcia Pointon ha sostenuto che il dipinto è deliberatamente paradossale, giocando sul conflitto tra nuova vita e morte. Suggerisce che la rappresentazione del bambino sia influenzata dalle immagini mediche di feti circondati da viscere all'interno del corpo di una donna, e che i lineamenti vitrei, bianchi ed emaciati della donna suggeriscano la morte.

Per inciso il marito lo si vede nello specchio tondo, che è una chiara allusione (o ispirazione) da un altrettanto enigmatico quadro di Van Dyck, il famoso "Ritratto dei coniugi Arnolfini".

Un altro quadro ha un simbolismo molto completo, ma ha anche una sua forza selvaggia immediata che colpisce immediatamente senza ragionarci sopra: "Morgan le Fay" di Frederick Sandys. Non mi avventuro a spiegarlo, c'è già chi l'ha fatto, basta cercare in rete. Però senza tante spiegazioni basta guardarlo per essere catturati dalla magia di fata Morgana.

Però il quadro di quest'autore che ritengo più bello è la sua terribile "Medea", che per altro il libro associa proprio alla precedente "Morgan le Fay".
Se andiamo alla pagina di Wikipedia del personaggio, troviamo come prima immagine proprio questa di Frederick Sandys. Ma sotto, più in basso, troviamo anche quella di un altro preraffaelita: John William Waterhouse. Il suo "Jason and Medea" è bellissimo, è narrante, ci sintetizza la storia della maga e di Giasone, ma a mio avviso non la potenza di quello di Sandys.
Medea è uno dei personaggi più ambigui e variamente interpretati dagli autori: da maga innamorata e servizievole, a strega vendicativa e crudele. Maga, "virgo cruenta", sacerdotessa di Diana, dolce sposa, sincera innamorata o manipolata dagli dei: tutto questo caos Sandys riesce a concentrarlo in un solo sguardo.

L'arte è un meraviglioso sogno romantico di qualcosa che non è mai esistito e non esisterà mai, illuminato da una luce migliore di qualsiasi altra luce abbia mai brillato, in una terra che nessuno può definire o ricordare, ma solo desiderare.

Art is a beautiful romantic dream of something that never was, never will be - in light better than any light that ever shone - in a land no-one can define, or remember, but only desire.

(Edward Burne-Jones, Pre-Raphaelite artist)

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Autore: Lucinda Hawksley, Dr Juliet Hacking
Titolo: Essential Pre-raphaelites
Tipologia: cartonato
Dimensione volumi: ** X ** cm
Pagine singolo volume circa: ***
Editore: Dempsey Parr (Parragon)
Anno di pubblicazione: 1999
ISBN: 1-84084-510-4
Prezzo originale: UK £20, US $30, CAN $40

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