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Di antichi fasti la piazza vestita
Grigia guardava la nuova sua vita
Come ogni giorno la notte arrivava
Frasi consuete sui muri di Praga
Ma poi la piazza fermò la sua vita
E breve ebbe un grido la folla smarrita
(Francesco Guccini, "Primavera di Praga")
Ultimo aggiornamento: 07 Febbraio 2026 (Pluviôse - Pulmonaire)
Libri "Al di là del muro"
C'era una volta il "muro": di là i cattivi, il Blocco Sovietico, di qua i buoni.
Di là mangiavano i bambini e la popolazione era segregata, povera e disperata, di qua eravamo liberi, ricchi e fortunati.
O almeno così ci dicevano.
La realtà ovviamente sta sempre nel mezzo: se di là c'era una certa propaganda, di qua non eravamo da meno e da questo derivavano le provocazioni di cui sopra.
Però indiscutibilmente il regime sovietico non era un campione di libertà e la produzione editoriale ne risentiva parecchio.
Da qui l'idea di questa piccola, modesta collezione di libri, senza nessun intento politico, ma solo estetico e culturale.
Comprare libri dà dipendenza, e se sei in un paese dove non conosci una parola della lingua o, peggio, non distingui una lettera dell'alfabeto, gli unici libri che puoi comprare sono libri fotografici.
I libri fotografici sulla natura e sui monumenti sono sempre quelli, tanto vale comprarli in italiano o in inglese.
Invece quelli che ho acquistato nei vari paesi dell’ex Blocco Sovietico sono diversi, sono gli altri libri.
Ecco: questa è una piccola, modesta collezione di libri "altri" ...
Peculiarità - L'anno della Primavera di Praga - Praga in sette giorni - Le foto - La parte più interessante
Peculiarità
Trovo almeno tre peculiarità in questo libro, che come gli altri libri "Al di là del muro" è stato scritto e prodotto nell'ex blocco dell'est,
sotto il Patto di Varsavia.
Innanzitutto si tratta di una guida turistica cecoslovacca di Praga, però come guida turistica ha la particolarità di essere cartonata e in un formato non proprio tascabile.
Mi sembra un po' un incrocio tra una guida turistica e un libro d'arte.
E' scritta (tradotta) in tedesco, e dovrebbe essere normale perché le guide turistiche sono per loro natura tradotte in tutte le lingue
e probabilmente i turisti tedeschi (dell'est) erano la maggior parte all'epoca,
e comunque il tedesco era un po' una lingua franca, una sorta di inglese del blocco sovietico, perché anche se il russo veniva imposto e insegnato non era molto amato dalle popolazioni.
Però mi piace poeticamente associarla al più famoso scrittore ceco, Franz Kafka, che anche se parlava e scriveva correttamente in ceco
era di lingua tedesca e ha scritto tutti i suoi libri in tedesco.
Insomma a Praga mi sembra che ci sia stato un forte legame con il tedesco.
Ma la particolarità sicuramente più interessante è rappresentata dall'anno di pubblicazione: il 1968, probabilmente uno degli anni in assoluto più significativi di tutta la storia ceca!
L'anno della Primavera di Praga
E' un vero peccato che pur essendo specificato per ben due volte l'anno di pubblicazione, non sia specificato il mese. E' un peccato perché il 1968 è stato proprio l'anno della Primavera di Praga:
La Primavera di Praga (in ceco Pražské jaro, in slovacco Pražská jar) è stato un periodo storico di liberalizzazione politica avvenuto in Cecoslovacchia all'epoca in cui questa era sottoposta al controllo dell'Unione Sovietica, dopo gli eventi successivi alla seconda guerra mondiale e nell'ambito della guerra fredda. Essa iniziò il 5 gennaio 1968, quando lo slovacco Alexander Dubcek divenne segretario del Partito Comunista di Cecoslovacchia, terminando il 20 agosto dello stesso anno, quando un corpo di spedizione militare dell'Unione Sovietica e degli alleati del Patto di Varsavia invase il paese.
Non si tratta della prima edizione, mi pare di capire nelle note che si tratta della seconda, quindi non è nata nel 1968,
però sarebbe interessante sapere se è poi uscita durante la Primavera di Praga, o dopo durante la "normalizzazione",
e se è nata dopo se ci sono differenze e quali rispetto all'edizione precedente.
Sarebbe solo una curiosità, perché ai fini della guida turistica la cosa non cambia moltissimo: i monumenti sono sempre quelli,
la storia della città è (o dovrebbe essere) sempre quella e in ogni caso l'orgoglio nazionale "artistico" ceco è sempre quello,
anche se più asservito all'Unione Sovietica.
Praga in sette giorni
I sette giorni suggeriti dalla guida per la visita della città si articolano in sette parti nella guida:
1) Castello di Praga (Hradcany)
2) Città Piccola (Malá Strana)
3) Ponte Carlo - Quartiere ebraico
4) Città Vecchia (Staré Mesto)
5) Città Nuova (Neustadt) e Vyšehrad
6) Periferia di Praga sulla riva sinistra della Moldava
7) Periferia di Praga sulla riva sinistra della Moldava e Periferia di Praga sulla riva destra della Moldava
Sono andato un paio di volte a Praga e dall'ultima sono passati anni, però così a memoria mi sembra che una visita articolata così, su sette giorni,
sia proposta ad un ritmo piuttosto rilassato, sicuramente più piacevole e utile delle tempistiche del turista medio.
Rispetto alla classica guida tipo "Touring" dove si prediligono le descrizioni dei monumenti alle immagini,
qui si verifica il contrario: le pagine sono zeppe di foto, necessariamente minuscole, dei monumenti,
con una legenda che li descrive molto brevemente.
Ovviamente non tutto è così inventariale: alcune pagine interamente scritte, senza immagini, ripropongono la storia della città,
però nel complesso la struttura è così originale che non mi pare di poterla ritrovare nelle guide moderne;
ignoro se questa fosse una struttura, una tecnica comune all'epoca.
In queste parti scritte qualcosa emerge dell'epoca, sia che siano frutto del "Socialismo dal volto umano" di
Alexander Dubcek,
sia che fossero state revisionate durante il periodo di normalizzazione, qualche piccola traccia di "rosso" si trova.
Ad esempio a proposito della storia di Malá Strana, la guida ci dice che dopo quella che oggi chiameremmo una gentrificazione,
cioè la trasformazione della Città Piccola in un quartiere decisamente aristocratico, le riforme giuseppine spinsero i nobili ad emigrare verso Vienna:
La popolazione si impoverì e la città si trasformò in un quartiere di poveri, funzionari di basso livello e uffici governativi. Di conseguenza, la Città Piccola fu risparmiata da una radicale trasformazione durante l'era capitalistica, conservando così la sua antichità e originalità storica.
Insomma: il capitalismo non solo uccide le classi meno abbienti, ma anche i monumenti!
Le foto
Tutta questa serie di libri, che non oso chiamare collezione perché è un termine troppo impegnativo, l'ho messa insieme affascinato dalle immagini dell'epoca.
Si tratta di libri in lingue a me sconosciute, perfino in questo caso di "banale" tedesco (prima lingua sul lago di Garda),
in cui spesso mi accontento di tradurre il titolo e una breve sinossi.
In questo caso sono andato leggermente oltre grazie ai prodigi dell'intelligenza artificiale che sta dietro al traduttore di Google:
ho scoperto che basta inserire un'immagine col testo, senza neanche riscriverlo quindi, che si ottiene un'immagine tradotta
(immagine, non testo quindi, suppongo per boicottarne usi professionali), il che per i miei scopi va più che bene.
In questo libro per i miei gusti siamo un po' al limite, perché preferisco scatti che immortalano la vita quotidiana delle persone,
o quelli che esaltano spesso in modo buffo "le mirabili sorti e progressive" del socialismo sovietico.
Personalmente trovo che la propaganda dei regimi sia sempre piuttosto infantile e ridicola, a patto di guardarla da distante nel tempo o nello spazio.
Ho messo alcune immagini del libro qui sotto per rendere l'idea, puntando molto sul fatto che la casa editrice
Orbis non esiste più:
perlomeno quella dell'epoca dato che è stata fondata nel 1921, nazionalizzata nel 1948, incorporata alla Radio Cecoslovacca nel 1990, sciolta nel 1992,
rilanciata nel 1993 come organizzazione contributiva e infine privatizzata nel 1997.
Pare che segua la travagliata storia della capitale: "Urbi et Orbis".
Per tornare alle foto possiamo cominciare con le più classiche
del primo giorno
con il Castello, la cattedrale di San Vito, il palazzo Reale. Sulla cattedrale poi si insiste (giustamente!) sia
dall'esterno che dall'interno. Inevitabili anche i
panorami dal giardino ma
non solo.
In qualche caso invece delle miniature si concede un formato più grande alle immagini, come nel caso della vista da
Malostranské e della via che porta all'inevitabile
ponte Carlo, che forse è ancora più iconico del castello per la città di Praga.
Anche se forse dovrebbe giocarsela con
l'orologio astronomico,
Staromestský Orloj, vanto della città.
La parte più interessante
Cominciamo con una piccola curiosità della copia in mio possesso: una singola immagine è stata cancellata con la penna in modo sistematico e marcato
(nel senso fisico del termine). Si tratta del quadro
Donna nuda seduta con le gambe incrociate di Pablo Picasso.
Sforzandomi di immaginare le motivazioni mi vengono in mente solo due possibilità: o si trattava di un moralista integerrimo (leggi bacchettone)
oppure era qualcuno che proprio non digeriva in generale le opere dell'artista. La guida dava l'opera alla
"Nationalgalerie",
che dovrebbe corrispondere al Museo nazionale di Praga (Národní muzeum):
non sono riuscito a risalire dalla rete se è ancora lì.
Arriviamo poi alle foto che potremmo quasi definire di "vita quotidiana", in questo caso come guida turistica diciamo che si tratta di immagini
che contengono anche persone e mezzi di trasporto.
Siamo nella seconda metà degli anni '60 quindi non diamo la colpa all'arretratezza dei paesi dell'est: le stesse auto erano quelle che giravano anche da noi.
Ad esempio in quest'immagine
presa a Príkopy (Na Príkope) sembra quasi di vedere le vecchie 1100 Fiat.
Nella stessa pagina troviamo il "Palác Sylva-Taroucca", del quale però non trovo quasi niente in rete,
però i marciapiedi della zona con un po' di vita mi rincuorano.
Arriviamo a piazza Venceslao (Václavské námestí):
si tratta del luogo dove il 16 gennaio 1969 si è immolato dandosi fuoco
Jan Palach,
e dove ora c'è un monumento in sua memoria.
Nel vedere quest'immagine dove ancora non era successo,
ci si può sentire più immersi nel periodo e nel luogo del sacrificio.
E per chiudere una bella immagine delle Terrazze Barrandov
(Barrandovské terasy), progettate da Max Urban, col ristorante in piena attività e un paio di immagini dello
stadio Velký Strahovský con le favolose
Spartachìadi:
Le Spartachìadi dei Popoli dell'Unione Sovietica [...] note solo come Spartachìadi,
erano una competizione sportiva organizzata in Unione Sovietica.
Nate come evento internazionale alternativo ai Giochi olimpici, tanto da essere considerate una vera e propria olimpiade dei Paesi comunisti,
negli anni cinquanta divennero una competizione interna all'URSS.
Altre competizioni con lo stesso nome furono poi organizzate negli altri Paesi del blocco comunista.
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Autore: Karel Plicka - Emanuel Poche
Titolo: Sieben tage in Prag
Tipologia: cartonato
Dimensioni: 22,5 X 15 cm
Pagine: 224
Editore: Orbis
Anno di pubblicazione: 1968
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