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Ultimo aggiornamento: 30 Agosto 2025 (Fructidor - Epine vinette)
Sono più portato a scrutare la vita altrui di quanto non faccia con la mia,
mi attirano i perdenti
(Fabrizio De André, da "Amico fragile" sui suoi carcerieri)
Diversi - Il secondo tragico libro di Fantozzi - Fantozzi contro tutti - Paolo Villaggio - Conclusione personale
Diversi
Parlare della cinematografia di Fantozzi vuol dire perdersi nel mare dei commenti, considerazioni e analisi di questi film cult,
dei quali gli estimatori conoscono le battute a memoria (e sono anch'io uno di quelli).
In questa pagina però non parlerò dei
film
bensì di due
libri,
da cui sono nati i primi film, e che sono sicuramente molto meno conosciuti della loro trasposizione cinematografica.
Può sembrare la stessa cosa visto che l'autore dei volumi è anche l'attore protagonista dei film nonché cosceneggiatore,
ma a mio avviso la filmografia e la narrativa di questo personaggio sono diverse, non diametralmente opposte, ma significativamente differenti.
La prima macroscopica differenza sta nel fatto che non tutti i capitoli dei libri sono stati usati per le sceneggiature.
Forse perché alcuni capitoli non sono stati giudicati abbastanza divertenti o significativi,
ma secondo me anche perché in alcuni casi sono obbiettivamente troppo crudi od osceni o diretti;
un esempio su tutti la scena in cui un gruppo di femministe cerca di attuare una penectomia,
ma dopo aver denudato il povero Fantozzi non trovano l'oggetto da tagliare, con grande imbarazzo sia del ragioniere che di sua moglie Pina.
Poi ci sono alcune differenze tecniche, non sostanziali, come ad esempio il collega Fracchia che nei libri è di fatto un altro Fantozzi,
viene sostituito da Filini che come personaggio avrebbe le sue peculiarità, ma questa sostituzione probabilmente ha consentito di sganciare Fracchia,
che è stato poi usato parallelamente dapprima in sketch e poi in film tutti suoi, da protagonista.
Ci sono inoltre le questioni di copyright per le quali, ad esempio, l'acqua minerale più gasata dell'universo che Fantozzi deve bere al casinò,
nel libro è la riconoscibilissima Perrier e nel film diventa opportunamente "Bertier".
Ma la vera differenza, seppur non abissale, è il tenore dei libri, il clima in cui le più o meno uguali vicende si snodano.
Pur all'interno di una comicità grottesca, giocata sull'esagerazione, i libri sono tutto sommato più seri,
meno faceti.
E di questa differenza era perfettamente cosciente anche Villaggio come citato in
Wikipedia:
La misura cinematografica ci ha imposto una dimensione apertamente surreale. Fantozzi sarà così molto più simile ai personaggi di certi disegni animati americani che a quelli della cosiddetta commedia all'italiana: l'indole sprovveduta, quell'immunità fisica e spirituale che deriva dalla sua congenita inconsapevolezza fanno pensare al gatto Silvestro. Tuttavia, ho sempre il timore di tradire l'aspettativa del lettore...
Il secondo tragico libro di Fantozzi
Mi manca il primo libro purtroppo: se mi capiterà a tiro in qualche mercatino lo comprerò senz'altro, ma non ho voglia di cercarlo in rete. Quindi cominciamo da qua, dal secondo: il successo aveva già arriso a Villaggio con "più di 200.000 copie", e quindi si è sentito in obbligo economico di proseguire con l'opera come ci racconta lui stesso nell'esilarante risvolto di copertina:
Gentile signore, ti prego vivamente di comperare questo libro, costa solo 2.500 lire!
Il mio futuro dipende solamente da questo tuo gesto caritatevole, perché le cose che contano di più nella vita -
così almeno ci hanno insegnato i petrolieri - sono denaro e successo.
E io ti chiedo servilmente denaro e successo.
Io adoro il successo e soprattutto il denaro ed per questi sacri valori sui quali si fonda la nostra santa civiltà cattolica occidentale
che io mi batto da 35 anni.
E' inutile cercare una corrispondenza esatta tra i libri ed i film.
Ad esempio il capitolo iniziale di questo secondo libro, "Come Fantozzi fece conoscenza del suo nemico",
è quello dove il nostro viene illuminato dal famoso collega Folagra sul comunismo.
Ma se nel secondo libro è il primo capitolo, nel primo film è l'ultimo episodio ("Fantozzi" tout court),
dove al rientro nei ranghi del nostro ragioniere ritornato servile,
il mega direttore galattico elargisce la "punizione/privilegio" di entrare a far parte dell'acquario dei dipendenti come triglia.
In questo episodio in particolare alcune battute sono sorprendentemente (quasi) uguali tra libro e film, ad esempio:
[Film]
Ma, caro Fantozzi, è solo questione d'intendersi, di terminologia. Lei dice "padroni" e io "datori di lavoro",
lei dice "sfruttatori" e io dico "benestanti", lei dice "morti di fame" e io "classe meno abbiente".
Ma per il resto, la penso esattamente come lei.
[Libro]
Caro Fantozzi è solo questione di intendersi ... di termini,
lei dice padroni e io dico datori di lavoro, lei dice ladri e io dico "benestanti",
lei morti di fame e io "Classe meno abbiente", ma per il resto la penso esattamente come lei.
Quasi uguali: al di là dei piccoli particolari insignificanti trovo interessante notare come la parola "ladri" è stata sostituita con la più politicamente corretta
(ma forse meno incisiva) definizione di "sfruttatori".
Per completezza metto l'elenco dei capitoli: si può vedere
cliccando qui,
però i titoli sono ingannevoli nel rintracciare gli episodi nei film.
Ad esempio "La pillola miracolosa" si riferisce all'episodio nel quale Fantozzi va al casinò col duca conte Semenzara,
e la pillola in questione è un lassativo potentissimo dato al Semenzara dopo che non andava in bagno da tre giorni (con effetti disastrosi ovviamente).
Questo particolare è completamente sparito nel film, mentre il resto più o meno corrisponde.
Fantozzi contro tutti
In questo libro del 1979, ma finito di stampare nel 1980, si comincia a notare un cambio di passo,
come nota anche Wikipedia nelle vicende fantozziane rientrano a pieno titolo i cambiamenti di costume della società.
Cominciano a comparire i telecomandi e gli spettacoli sexy notturni alla televisione ad esempio.
Ma anche gli sport non calcistici, che certo erano presenti anche un decennio prima, diventano un po' più obbligatori per tendenza.
Se nella prima metà degli anni '70 lo sport per eccellenza era il calcio, mentre sci e tennis era riservati ad uno scalino sociale sopra,
verso la fine del decennio non ci si poteva esimere dal provarci.
La contestazione sociale si fa sentire molto più pesantemente, non dimentichiamoci che siamo in Italia:
il '68 degli altri è arrivato qui in realtà quasi un decennio dopo, magari in modo anche più sanguinoso, ma in ritardo.
Se il Folagra era un po' un'eccezione nel 1974, le femministe arrabbiatissime erano in piazza numerose nel 1979.
Anche per quest'altro volume metto
l'elenco dei capitoli,
con la stessa avvertenze di prima.
Nel risvolto di copertina
di questo troviamo un'ulteriore prova di comicità di comicità di Villaggio che si cimenta con la propria biografia con il suo inconfondibile stile:
Purtroppo è nato a Genova il 31-12-1938 in un osceno quartiere di piccola borghesia proletaria.
Lo farebbe felice essere nato a New York in Park Avenue nel 1955 da genitori bianchi, anglosassoni, bellissimi, ricchissimi,
e di avere il genio comico di Woody Allen e il successo colle donne di Robert Redford.
Vorrebbe essere alto 1,84, invece forse a causa di un ignobile sorteggione in alte sfere è un tombolone di 81 kg, alto 1,69.
Ha le braccia corte ed è fisicamente quasi ripugnante. [...]
Francamente non mi spiego il cambio della data di nascita che in realtà è 30 dicembre 1932, secondo alcune fonti il 31 dicembre ma sempre del '32.
Forse è stato un refuso o forse ha voluto ringiovanirsi di sei anni.
In quest'altro volume abbiamo anche un
retro di copertina
con un'analisi così lucida che sembra quasi una profezia:
[Dal primo libro] sono passati quasi sei anni. Come è cambiato? Che cosa gli è successo? Come è sopravvissuto?
La società nella quale vive è profondamente mutata: ha perso la certezza che il miracolo tecnologico possa sanare tutti i suoi guai.
Anzi, al contrario, ha cominciato a capire che è la causa stessa di tutti i suoi mali:
crisi energetica, megalopoli nevrotiche e violente, tragedia ecologica.
Anche solo l'ultima definizione, "tragedia ecologica", fa capire quanto fosse avanti quest'analisi.
Solo negli ultimi anni e con molto sforzo si è cominciato ad usare qualcosa di analogo, e non tutti accettano definizioni del genere.
Un'altra novità di questo volume è che Fracchia viene sostituito da Filini anche nei libri: erano già usciti i primi due film
e anche la parte narrativa doveva adeguarsi.
Paolo Villaggio
Una considerazione personale che mi sento di fare senza timore: a parte la rassomiglianza fisica, Paolo Villaggio non era Ugo Fantozzi.
Villaggio era una persona intelligente e colta; non era asservito al potere ma decisamente comunista
(dal Partito Comunista Italiano si era spostato più a sinistra con Democrazia Proletaria).
Fantozzi è un'aspra critica all'italiano medio, seppur fatta con molta commiserazione, compassione e un po' di solidarietà.
Il lavoro di quest'impiegato modello (negativo) prima di venir descritto nei libri e interpretato nei film
era stato vissuto sulla propria pelle dal suo autore alla
Cosider.
Anche se il ruolo di Villaggio era più quello di Filini dato che era
"addetto all'organizzazione di eventi aziendali".
Era un creativo: la collaborazione con l'amico fraterno
Fabrizio De André
ha generato tra le altre il testo della celeberrima
"Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers".
Nonostante il mio amore per il mondo di Fantozzi, l'errore più comune che trovo altamente indisponente è quello di ridurre Paolo Villaggio a questo personaggio.
Al di là della corposa filmografia (uno su tutti il film cult di Monicelli "Brancaleone alle crociate"), Villaggio è il protagonista di una delle più emozionanti scene del cinema italiano.
Quando ne "La voce della Luna", nei panni del prefetto Gonnella, arriva ad una specie di discoteca dove dei giovani stanno ballando, Villaggio esordisce con:
Ma certo. Che ne potete sapere voi? Avete mai sentito il suono di un violino? No. Perché se aveste ascoltato le voci dei violini come le sentivamo noi, adesso stareste in silenzio, non avreste l'impudenza di credere che state ballando. Il ballo è... è un ricamo... è un volo... è come intravedere l'armonia delle stelle... è una dichiarazione d'amore... Il ballo è un inno alla vita.
Poi inizia a ballare un valzer di Strauss con Lorose Keller nei panni della duchessa d'Alba: una visione toccante che non può lasciare indifferenti.
Conclusione personale
Il mondo di Fantozzi non c'è più.
Pur apprezzando alcuni aspetti dell'evoluzione della saga, considero il massimo valore quello espresso negli anni '70, primi anni '80.
Non sono un nostalgico del "si stava meglio quando si stava peggio", "ai miei tempi sì che ..." (che poi non erano neanche tanto i "miei tempi").
E' solo una questione di differenza di squallore: lo squallore dei giovani destinati all'eterno precariato con stipendi da fame, bruciati dal cellulare,
da una presunta modernità senza dignità, è assolutamente diversa dallo squallore degli impiegati asserviti al potere, arroganti coi deboli e umili coi forti,
ansiosi di mettersi in mostra per emergere tra i colleghi.
Ecco: Fantozzi stava bene in questo secondo squallido mondo, e ci stava bene perché era già fuori tempo massimo.
Come fa notare l'analisi del libro di cui sopra, Fantozzi e colleghi facevano parte di un altro tempo, quello degli anni '60,
e se già negli anni '70 si sentivano un po' spaesati, negli anni '80 cominciavano ad essere persi.
Avevano puntato tutta la loro vita su valori effimeri che passata di brutto la data di scadenza hanno rivelato la loro totale inconsistenza.
Già in "Fantozzi va in pensione" li vediamo spiazzati davanti al tanto agognato tempo libero;
è così che scoprono gli "hobbies", la solitudine, il senso di inutilità, l'inadeguatezza.
Non so com'è andata coi libri perché non li ho, non mi sono mai capitati a tiro,
ma nella cronologia generale forse è proprio quest'ultimo film che avrebbe dovuto mettere la parola fine alla saga.
Autore: Paolo Villaggio
Titolo: Il secondo tragico libro di Fantozzi
Editore: Rizzoli
Copertina: Cartonato
Pagine: 153
Anno di pubblicazione: 1974 (4°ed.1975)
Dimensioni: 14 × 22 cm
Prezzo: 2.500 Lire
Autore: Paolo Villaggio
Titolo: Fantozzi contro tutti
Editore: Club Italiano dei Lettori (Copyright Rizzoli)
Copertina: Cartonato
Pagine: 202
Anno di pubblicazione: 1979 (1980)
Dimensioni: 14,5 × 22,5 cm
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