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I miei libri sono falsificazioni
Nessuno li ha scritti.
E' stata la dannata macchina da scrivere,
è una macchina da scrivere magica
O come John Denver trova le sue canzoni:
li prendo dall'aria.
Come le sue canzoni, i miei libri sono già lì.
Qualsiasi cosa voglia dire.
(Pag. 62)

Ultimo aggiornamento: 16 Marzo 2024 (Ventôse - Pissenlit)

2-3-74: l'esegesi di Philip K.Dick

Introduzione - L'autore - Dall'inizio - Il tempo - La ricezione delle informazioni - Non conclusione

Introduzione

Sto facendo un'operazione scorretta: sto parlando di un libro che non ho letto, nel senso che lo sto leggendo e non sono ancora a metà. A mia parziale discolpa porto due argomenti.
Il primo è che è veramente grosso: sono 1293 pagine indici esclusi, nonché i contenuti dei singoli capitoli sono piuttosto intensi, ed è per questo che il volume è rimasto sulla libreria dei libri da leggere per anni. Non mi decidevo ad affrontarlo.
Il secondo motivo per cui avevo fretta di scrivere qualcosa è che in questo periodo c'è l'anniversario, il cinquantesimo, del periodo indicato nel titolo e che rappresenta l'inizio di tutto. Periodo, perché 2-3-74 non è una data precisa, 2 marzo 1974, ma l'arco di due mesi, febbraio e marzo di cinquant'anni fa per l'appunto.
Ne parlo in questo sito perché come libro strano non scherza. Dick era un famosissimo scrittore di fantascienza ma questo è un libro di saggistica. Poi in realtà non nasce come libro ma si tratta di un estratto da ottomila pagine scritte da lui in seguito all'esperienza di quel febbraio/marzo, nonché di lettere sempre a tema che ha inviato ai suoi amici. Il lavoro di riordinare e selezionare tutto questo deve essere stato immane, e sicuramente i due curatori, Pamela Jackson e Jonathan Lethem, meritano un plauso per l'impresa titanica.
Ma soprattutto catalogare l'argomento non è semplice: io lo inserirei nella filosofia più classica, l'argomento è sostanzialmente metafisico, ontologico, ma anche così non sarebbe del tutto corretto. Partendo da un'esperienza diretta potrebbe essere più orientato al misticismo o all'esoterismo, se quest'ultimo termine non avesse ormai acquisito un'accezione totalmente negativa.
Ma potremmo vedere quest'opera anche come la spiegazione di tutti i romanzi di Dick scritti prima e, a maggior ragione, scritti dopo. E in questo senso mi sentirei di dare un suggerimento a chi volesse approcciarsi all'Esegesi: almeno uno dei suoi romanzi, e cioè "Ubik", andrebbe letto prima.

L'autore

Per gli appassionati di fantascienza questo paragrafo è assolutamente inutile, per gli altri qualcosa di Philip K. Dick devo dirlo.
Anche se non si è appassionati di questo genere letterario è probabile che quest'autore si sia sentito nominare, e anche se non si è letto niente di suo è probabile che si sia visto il famosissimo film di Ridley Scott "Blade Runner", e forse anche quello di Steven Spielberg "Minority Report". Ovviamente entrambi i film sono stati tratti dai suoi libri, il primo tratto dal romanzo "Il cacciatore di androidi" ("Do Androids Dream of Electric Sheep?"), e il secondo tratto dall'omonimo racconto ("Rapporto di minoranza" in italiano) della raccolta "Le presenze invisibili" ("The Collected Stories of Philip K. Dick"). Inoltre ci sono anche film non esplicitamente presi dai suoi libri, ma decisamente ispirati da essi, come ad esempio "The Truman Show" che ricorda "Tempo fuori sesto" ("Time Out of Joint").
Per la biografia e le opere rimando al link a Wikipedia messo all'inizio del paragrafo. Quello che forse non si evince bene dalla pagina in italiano, è esplicitato meglio in quella in inglese: Dick non voleva fare lo scrittore di fantascienza ma lo scrittore "mainstream", era arrivato alla fantascienza per caso e ci è rimasto fino alla fine per il semplice motivo che i libri fantascientifici glieli pubblicavano, gli altri no. Non è mai diventato ricco, ma perlomeno con questo genere letterario è riuscito a vivere di scrittura.
In effetti nei suoi libri non si trova mai un'accuratezza scientifica tipica della "fantascienza hard", ma si ritrova puntualmente il tema di un inganno, di fatto dell'inganno rappresentato dalla realtà.
Per una volta trovo calzante anche una battuta di Nonciclopedia.

Fu un genio talmente incompreso da mandare da uno psicologo il suo stesso psicologo, e talmente proiettato verso il futuro da lavorare come operatore Vodafone in un'epoca in cui i telefoni con selettore a disco erano considerati tecnologia avanzata.

Dall'inizio

Cronologicamente parlando bisogna partire forse dal novembre 1971, quando degli sconosciuti distrussero lo schedario di Dick nella sua casa di San Rafael California. Questo evento gli diede da pensare, anche in modo quasi paranoico, e probabilmente lo preparò in qualche modo a quello che sarebbe successo.
Tre anni dopo, quando viveva nella contea di Orange con la moglie e il figlio piccolo, ebbe un problema con un dente del giudizio e il dentista gli diede del pentothal. Tornato a casa, presumibilmente ancora sotto l'effetto del pentothal, andò ad aprire la porta ad una ragazza che doveva consegnargli un pacchetto. Questa ragazza aveva i capelli neri (personaggio ricorrente nei suoi romanzi) e una catenina d'oro al collo con un ciondolo a forma di pesce, che visto il suo interesse gli spiegò essere un antico simbolo cristiano.
Niente di che apparentemente, ma in quest'occasione Dick ebbe una vera e propria anamnesi, ovviamente non nel senso medico, bensì filosofico. L'anamnesi platonica ereditata dalla tradizione orfico/pitagorica è quella reminiscenza scatenata da oggetti sensibili, che Platone ritiene faccia riscoprire le idee dell'iperuranio, quelle che stanno alla base del mondo fenomenico.
L'antico simbolo cristiano gli aveva riportato alla memoria cose già viste, quindi non uno scoprire cose nuove, ma un riemergere di ricordi. In realtà lui lo descrive come "essere proprio nell'antica Roma adesso", più di un semplice ricordo quindi, come si vede dall'appunto preso come dialogo per un successivo romanzo:

"Ho recuperato alcuni ricordi sepolti di circa duemila anni fa."
"Da una vita precedente?"
"No, stranamente da questa."
(Dialogo per "Spaventare".)

Vivere quest'esperienza, capirla e spiegarla sono tre cose differenti, e da qui nascono tutti i suoi scritti raccolti nel libro. L'ansia di spiegare va di pari passo con l'eccitazione di ogni nuova scoperta, ma forse dovremmo dire riscoperta. Parole nuove, spesso in greco, gli compaiono da sole in testa, poi approfondisce e scopre che erano parole ficcanti, che avevano un senso in quello che stava cercando.
In questo riemergere, riaffiorare, riscoprire ci mette anche i suoi libri: tutto ciò che aveva scritto fin lì, romanzi e racconti, viene reinterpretato, analizzato alla luce di queste nuove continue rivelazioni. E questo, come si diceva, in particolare per il suo romanzo "Ubik".

Il tempo

Il libro, ovvero il primo scritto di Dick che troviamo nel libro, parte da questo spinoso (dal punto di vista filosofico) argomento. In parte riprende citandolo anche esplicitamente Bergson: il tempo non è lineare, non è una retta che procede dal passato verso il futuro. Il tempo è una specie di gomitolo, dove lo scorrere dell'esistenza si riavvolge su sé stesso, però il passato è sempre lì, all'interno della matassa.
Poi però ha anche un'altra intuizione, che farebbe inorridire qualsiasi fisico: a dispetto della Teoria della Relatività di Einstein per la quale il tempo è una dimensione, la quarta dello Spaziotempo, per Dick il tempo è un'energia. Quando quest'energia si affievolisce intervengono strani fenomeni, la realtà non cessa di esistere, ma il passato riaffiora sotto forma di immagini che lui paragona ai quadri di Kandinskij e di Klee, e ci si ritrova anche nel passato.
Mi rendo conto che sto semplificando troppo, al punto da essere quasi fuorviante, però vorrei rendere l'idea con queste poche righe del tenore del libro.
Pur facendo del gran sincretismo a livello religioso, l'impianto del libro è senz'altro cattolico-cristiano. Ecco quindi che in tutto il discorso compare il concetto di Trinità. Il Padre è fuori dal tempo per definizione, il Figlio (che Dick associa in modo singolare a Zagreo) essendosi fatto uomo è stato soggetto al tempo come il resto dell'umanità e infine, l'inaspettata teoria, lo Spirito Santo, il Paraclito, invece procede a ritroso nel tempo. Lo Spirito sa dove andiamo perché è da lì che proviene, e quotidianamente ci guida, ci consiglia in modo da condurci dove dobbiamo andare.
Se l'associazione Gesù-Zagreo farebbe sicuramente inorridire qualsiasi teologo, e probabilmente anche qualche studioso di religioni, l'idea dello Spirito che procede a ritroso nel tempo, dal caos verso la forma, forse, e sottolineo forse, sarebbe anche accettabile, per quanto non ne venga fatta menzione nelle scritture.
Per finire (per il momento, visto che non ho finito certo il libro) da bravo autore di fantascienza, il nostro tira in ballo i tachioni, particelle ipotetiche che dovrebbero avere una massa immaginaria e che viaggerebbero più veloci della luce. Queste particelle avvicinandosi al soggetto dovrebbero smembrarsi in due: una parte che prosegue e l'altra che "rimbalza" indietro nel tempo. La fantascienza in generale ha attinto a piene mani da questa teoria, che consente di sviluppare trame interessanti, ma qui Dick ne parla come fossero assolutamente reali, dimostrati scientificamente e non ipotetici.

La ricezione delle informazioni

Se i veterani di guerra statunitensi "sentono le voci", Dick sente di tutto, scrive parole senza volerlo, senza conoscerle, riceve simboli. Il simbolo del pesce, l'ichthys, della ragazza dai capelli neri, lui lo interpreta come un segnale che doveva risvegliargli dei ricordi, perché il momento era quello giusto, perché era abbastanza preparato.
Lo ripropone nel disegno con le scritte "FOMELHAUT" e "ALBEMUTH", che ritroviamo poi nel libro pubblicato postumo "Radio libera Albemuth" (Radio Free Albemuth) che possiamo considerare come una sorta di prequel, lo sfondo per la più famosa trilogia di Valis. Per capire le due parole andiamo su Wikipedia: "Il giudizio di Nick su ciò che gli accade è in continua evoluzione; è convinto che VALIS gli trasmetta emissioni telepatiche che provengono da una stella che egli chiama Albemuth: si tratta del luogo d’origine dell’umanità, l’Eden, che sulla Terra è conosciuta come Fomalhaut". Nella pagina in inglese troviamo più chiaramente che: "La parola 'albemuth' deriva secondo Dick dalla parola araba Al Behemoth, 'la balena', a sua volta un riferimento obliquo a Fomalhaut, la stella da cui Dick un tempo credeva che VALIS provenisse nella vita reale.".
Tra questi messaggi segnalo anche l'interessante mistero della colonia perduta di Roanoke: l'isola di Roanoke fu il secondo insediamento inglese nel nord America, nel 1587 qui si stabilirono dei coloni che inizialmente riuscirono a convivere con gli indigeni. Il capitano White che guidava l'operazione lasciò l'isola che erano in corso delle dispute tra coloni e indigeni, e quando nel 1590 tornò insieme a Sir Walter Raleigh non c'era più nessuno. L'unica cosa che trovò fu la misteriosa parola "CROATON" incisa su un palo.
L'esperienza che riferisce Dick in una lettera a Peter Fitting è singolare:

Se ricordi la strana parola trovata sull'isola deserta di Roanoke nel 1591, che era CTOSYOAN ... bé, senti, io l'avevo già creata. Avevo le dita spostate di un tasto sulla destra della mia tastiera: la parola è CROATON. La stavo copiando dal mio libro di testo e avevo gli occhi distolti dalle mani. Questo prova in modo straordinario la mia opinione. Ma per secoli gli studiosi hanno cercato di immaginare cosa significasse 'croaton'. Probabilmente non significa nulla; i coloni terrorizzati dell'isola, trovandosi davanti una o più forze ostili (una carestia, gli indiani, una pestilenza e via dicendo) hanno avuto un'ispirazione e hanno lascato l'isola per qualche altro rifugio, credendo che quelle lettere rappresentassero qualcosa di significativo. Forse l'Operatore della Telescrivente Cosmica ha girato la testa per un attimo, come ho fatto io, e ha sbagliato.

L'anno è sbagliato, 1591 invece di 1590, ha fatto un po' di confusione con "CTOSYOAN", ma il senso di quel che gli è successo è abbastanza chiaro.

Non conclusione

Difficile tirare conclusioni su di un libro che si sta leggendo, e di cui non si è ancora a metà. Forse quel che si può dire è che questa Esegesi non ammette mezzi termini: o la si considera un delirio di un pazzo, di un drogato, oppure si annovera tra i libri di filosofia, di rivelazioni mistiche.
Opterei per la seconda opinione, pur nella consapevolezza che ci sono dei limiti, delle stravaganze, ad esempio per quello che riguarda le neuroscienze. La concezione di come funzionino i due emisferi cerebrali è decisamente superata, ma soprattutto fa sorridere l'uso di sostanze teorizzato e praticato dall'autore per stimolare il cervello: no, non si tratta di droghe, ma di vitamine.
Dick non è stato esente dall'uso di droghe, anche pesanti, nel suo passato, ma la teoria che applica su sé stesso è che il cervello viene stimolato da un sovradosaggio di vitamine, in particolare di vitamina C. Ora oltre alle controindicazioni mediche per il sovradosaggio, vedi diarrea e gotta, dubito che ci possa essere una qualche base scientifica a supporto della tesi. L'unica cosa positiva è che probabilmente non avrà mai preso il raffreddore in quel periodo.
A parte questi dettagli, credo che sia un libro questo che non ha avuto quel minimo di popolarità che meritava; è un qualcosa che andrebbe letto e non solo dagli appassionati di fantascienza.

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Autori: Philip K. Dick
A cura di: Pamela Jackson, Johnatan Lethem Titolo: L'esegesi 2-3-74
Tipologia: Cartonato
Dimensioni: 22,7 X 14,5 cm
Pagine: 1312
Editore: Fanucci Editore
ISBN: 978-88-347-30065
Prezzo: 50 €

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