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Ultimo aggiornamento: 15 Maggio 2019

In un'altra parte della città


L'età d'oro delle cartoline


Secondo Wikipedia le cartoline illustrate sono nate in Francia prima con disegni nel 1870, poi con le foto nel 1891.

Ma è nel “1872 che per la prima volta le cartoline illustrate vennero utilizzate per propagandare le bellezze turistiche di un paese, la Svizzera per la precisione, grazie all'idea del tedesco Franz Borich, che raccolse un enorme successo e una lunga serie di imitatori.”

Focalizziamoci un attimo su questa definizione: “bellezze turistiche”. Per uno snob delle vacanze, che per definizione vuole distinguersi, è un ossimoro: se è turistico è di massa e quindi non può essere bello. Ma se per un attimo accettiamo di essere parte del volgo almeno fino al livello piccola-media borghesia, avremmo ben chiaro cosa significa quella “bellezza turistica” promossa dalla cartolina illustrata: una fotografia decorosa dei soggetti, degli scorci più significativi dal punto di vista storico o paesaggistico della zona che deve essere rappresentata. Magari si tratterà di una bellezza stereotipata: se non è un “déjà vu” è senz’altro un “déjà imaginé”, però è una bellezza. Per accezione quando si fanno fotografie troppo scontate si fanno delle “cartoline”, che non vuol dire che sono brutte, bensì “belle ma scontate”.

Questa la normalità delle cartoline. Poi sono arrivate le Cartoline, quelle con la maiuscola ed è stata la svolta. E’ stato come passare dall’arte classica all’arte contemporanea senza neanche transitare dall’arte moderna. Insomma, come passare direttamente dalla “Fontana di Trevi” alla “Fontana” di Duchamp. La prima ha solo funzione decorativa e viene riconosciuta subito per quello che è, ed è degna di una cartolina. La seconda aveva in origine una funzione solamente pratica, da orinatoio, poi viene decontestualizzata dall’artista e messa in bella mostra evidenziando come possa essere bella, quantomeno apprezzabile, interessante, curiosa.

Cosa sono le Cartoline in pratica? Il libro ce lo spiega chiaramente. Nascono da un’operazione commerciale ben mirata: fotografi specializzati, previo sondaggio con i tabaccai della zona, immortalavano zone residenziali avendo cura di esaltarne l’intrinseca bellezza coinvolgendo al contempo più abitazioni possibili. Le Cartoline (a tiratura limitata come altre tipologie di opere d’arte) venivano poi redistribuite tra i tabaccai della zona per essere vendute.

Chi era l’acquirente? Per un giovane d’oggi risulterà difficile capirlo, ma per chi ha vissuto in un’epoca, stiamo parlando fino agli anni ’70, senza cellulari senza Internet, senza fotografia digitale, mandare una Cartolina che equiparava la propria anonima via al monumento principale delle propria città era un grande privilegio. Se poi compariva in bell’evidenza il proprio palazzo su cui si poteva scrivere “noi abitiamo qua” col freccione, allora il successo era completo. In altre parole il target era quella voglia di protagonismo del cittadino medio che poi è degenerata, nei decenni successivi, in trasmissioni come i reality o in fenomeni di massa come i social network su Internet.

Quindi, tornando alla “Fontana” di Duchamp, ci si trova di fronte a capolavori dove occhi ingenui ed ignoranti cercano invano il monumento, senza riuscire a trovarlo neanche nei remoti anfratti o lontano sullo sfondo. L’occhio dello storico trova riconoscente uno spaccato del Lebenswelt di quegli anni, di quella quotidianità (finalmente) rivalutata da storici come Le Goff. Infine i “Giovani Salmoni del Trash”, come direbbe Labranca, vanno letteralmente in estasi davanti a siffatta beltà.

Qualche fotografo si è spinto oltre. Talmente oltre da abbandonare totalmente il significato commerciale ed arrivare all’essenzialità pura: ne “Taranto - Cavalcavia” il predominio del grigio, le poche linee, l’essenzialità delle forme, portano al totale stravolgimento mentale. In un’analisi saussuriana ci troviamo di fronte ad una quasi assenza di significante (l’essenzialità di cui sopra) parallelamente ad una quasi assenza di significato. Il parallelismo di queste due assenze è obbligato: “significante e significato sono legati da un rapporto di presupposizione reciproca: la forma espressiva articola il contenuto; il contenuto può essere manifestato solo attraverso una forma significante”.

Qui c’è l’assenza totale delle due. A quale abisso insondabile ci può portare l’osservazione di questa immagine che sembra estratta da un racconto di Lovercraft? Ma non è sola. I “Macerata - I giardini pubblici” o quelli di "Casa S.Maria - Caprino Bergamasco" quale senso di solitudine esistenziale ci trasmettono? Quest’ultima immagine sembra presa da “La noia” di Sartre. E che contrasto pazzesco tra la serenità apparente delle casette prefabbricate e la consapevolezza odierna della pericolosità mortale dell’eternit, dell’amianto che le compongono?

Arte, è pura arte! Ma anche ricerca filologica: l’autore si è mosso personalmente alla ricerca di questi dimenticati artisti ai fini di ricostruire le vicende, le tecniche, i nomi, le sensazioni. I testi che accompagnano le immagini sono fatti con una delicata ironia che trasuda amore e poesia. L’effetto finale si può provare solo sfogliando questo volume e contemplandone le singole immagini e infine, come Gozzano con “le buone cose di pessimo gusto”, rivivere quei momenti dimenticati o mai vissuti.

le tele di Massimo d’Azeglio, le miniature,
i dagherottìpi: figure sognanti in perplessità,

il gran lampadario vetusto che pende a mezzo il salone
e immilla nel quarzo le buone cose di pessimo gusto,

il cùcu dell’ore che canta, le sedie parate a damasco
chèrmisi.... rinasco, rinasco del mille ottocento cinquanta!



Copertina rigida: 240 pagine
Editore: I Libri di Isbn/Guidemoizzi (Giugno 2014)
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8876384464
ISBN-13: 978-8876384462



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