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Antelami, Bernini e maestri comacini sono relegati
sotto le luci gialle di centri antichi facilmente identificabili
dove posano in bermuda e marsupio
fruitori finesettimanali della sindrome di Stendhal.
(Tommaso Labranca, "Il piccolo isolazionista")
Simboli: un fil rouge con Verona - Oltretorrente - Centro!
Simboli: un fil rouge con Verona
Alla voce Parma Wikipedia ci dice che il simbolo della città
"è costituito da uno scudo con croce azzurra in campo oro, sormontata da corona ducale e contornata dal motto: Hostis turbetur quia Parmam virgo tuetur".
Quindi in teoria dovrebbe essere l'esatto complementare del
simbolo di Verona,
"croce d'oro in campo azzurro, divenuti i colori araldici di Verona".
In pratica, nella realtà, il simbolo di Parma è esattamente questo!
Evidentemente c'è un fil rouge che lega Parma a Verona: per entrambe il simbolo precedente era bianco in campo rosso.
Per Verona inizialmente c'era una croce bianca in campo rosso, e ancora oggi:
"altro simbolo di Verona, che viene ripreso anche nello stemma della provincia, è il
vessillo scaligero:
quello più conosciuto vede una scala bianca, con quattro o cinque pioli, in campo rosso".
Per Parma invece il primo stemma della città
era "con il 'torello' del podestà benefattore Torello da Strada di Pavia (inizio XIII-1237)".
Oltretorrente
Partiamo da Oltretorrente
l'antico quartiere nella parte ovest di Parma che si sviluppò "significativamente nel XIII secolo, dopo l'alluvione del 1177
che spostò a ovest il corso del torrente Parma distruggendo molte abitazioni del borgo Capo di Ponte e ne seguirono diverse modifiche urbanistiche".
Qui troviamo l'Ospedale vecchio
il cui motto "publica pietas aegri perfugium comparavit" (La pietà pubblica ha offerto rifugio ai malati)
sarebbe da riproporre a chi da decenni sta distruggendo la sanità pubblica in Italia.
La chiesa fiore all'occhiello è per conto mio la
chiesa della Santissima Annunziata,
e lì accanto non può non colpire il monumento a
Filippo Corridoni.
Dopo scorci suggestivi si arriva al Ponte di Mezzo dove la luce soffusa invernale dà un tocco magico al torrente Parma,
e passato quello si entra nel centro città vero e proprio.
Centro!
Mi si consenta una volgarità (amichevole però): Parma è un fottutissimo concentrato di arte e monumenti da visitare.
La qual cosa un po' mi irrita e un po' mi deprime perché purtroppo (per i miei gusti) è abbastanza distante per andarci in giornata.
Quindi bisogna riuscire ad incastrare almeno qualche giorno per andarci, ed essendoci tanto da vedere e da rivedere questa distanza rappresenta un problema.
Come si può intuire dalle foto il parmense più illustre, o perlomeno il più amato dai suoi concittadini, è Giuseppe Verdi:
il "Va pensiero" con le luci luminose è un po' una pacchianata, però ci sta.
Ma con tutto il rispetto per il maestro, per quello che mi riguarda il parmense che più ammiro è
Girolamo Francesco Maria Mazzola, detto Parmigianino.
Nella basilica di Santa Maria della Steccata
troviamo uno dei suoi capolavori:
"Tre vergini sagge e tre vergini stolte".
E poi c'è il battistero.
Quando Tommaso Labranca parla di
"paesaggi antelaminici"
intendeva esattamente questo: un gioiello di architettura e scultura romanica che perfino nella luce artificiale ovattata della notte si riconosce come magnifico,
splendente di luce propria, riconoscibile anche dal più profano dell'arte (e il fruitore finesettimanale col marsupio per eccellenza sono io).
E il battistero di Parma è certamente uno dei capolavori dell'Antelami.
Per vedere le foto in sequenza cliccare qui.
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