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Ultimo aggiornamento: 02 Maggio 2026 (Floréal - Bâton d'or)

Su cento milioni di uomini
ce n'è uno solo che saprà tramandare
la ragione che non è segreta della Creazione.

(Gustavo Rol, 1975)










Gustavo Rol "l'uomo più sconcertante che io abbia conosciuto"

Fonti - Gustavo Rol - Le serate con Rol - I detrattori - La filosofia

Fonti

Non avendo conosciuto personalmente Gustavo Rol, mi baserò principalmente su di un libro che ritengo un classico: "Gustavo Rol. Una vita di prodigi" delle Mediterranee. L'autore, Remo Lugli, non solo ha conosciuto bene Rol, ma ha potuto assistere a molte delle sue serate in cui ha fatto gli esperimenti, tutti diligentemente riportati nel libro, più altri a cui non ha assistito ma gli sono stati riferiti.
Però ricorrerò anche alla solita immancabile Wikipedia alla pagina Gustavo Adolfo Rol che, per quanto scarna, in certi aspetti si presenta come complementare del libro.

Gustavo Rol

"Rol cresce in un ambiente ricco e colto, frequenta sin da giovane le famiglie più in vista della città e si interessa alle arti, entrando in relazione con vari artisti e iniziando presto a cimentarsi nella pittura e nella musica". Wikipedia dimostra spesso una certa capacità di sintesi e inquadra bene quello che potrebbe essere un punto centrale: Gustavo Rol è di suo se non ricco, quantomeno benestante. Nonostante questo non vive di rendita. Wikipedia elenca ben tre lauree da lui conseguite: Giurisprudenza a Torino, Economia a Londra e Biologia medica a Parigi.
Sia libro che Wikipedia che altre fonti dicono che abbia intrapreso la carriera bancaria presso le filiali della Comit per compiacere la famiglia, e infatti dopo la morte del padre abbandona la carriera bancaria per dedicarsi all'antiquariato. Di fatto Gustavo Rol era sia un antiquario sia un pittore che, anche se non ha lasciato una forte impronta nel mondo dell'arte, pare avesse una buona mano.

E poi c'è un Rol umano, e in certi casi eroe: "Partecipa alla seconda guerra mondiale come capitano degli alpini. Viene ricordato per aver salvato molte persone durante i rastrellamenti nazisti subito dopo l'8 settembre. Nel comune di San Secondo di Pinerolo, dove la famiglia Rol possedeva una grande casa di campagna, oltre al ringraziamento scritto da parte del sindaco nel 1945, nel 2005 gli è stata intitolata una piazzetta a titolo commemorativo, dopo che una via era stata già intitolata alla sua famiglia". Fin qui Wikipedia, però guardando Google Maps si trova anche una "Scuola Secondaria Di Primo Grado Gustavo Adolfo Rol".
Nelle poche interviste i suoi argomenti preferiti erano pace e disarmo. Certo in questi giorni parlare di pace è diventato provocatorio e divisivo, però mi pare che tra persone intelligenti non dovrebbero esserci dubbi.
Insomma: si può pensare quel che si vuole sui suoi prodigi, sui suoi esperimenti (come li chiamava lui), però sul lato umano del personaggio penso che anche i suoi più feroci detrattori non possano dire niente.

Libro e Wikipedia concordano che le sue capacità siano nate a Marsiglia, ma citano due episodi diversi, anche se non in contrasto tra loro. Wikipedia:

Racconterà in seguito di avere incontrato durante il soggiorno a Marsiglia (1925-1926) un polacco che gli mostrò alcuni giochi con le carte e che, inizialmente scettico sull'esistenza di Dio, si convertirà e si ritirerà in un convento dopo aver assistito con lo stesso Rol a una guarigione a Lourdes, che in un primo tempo aveva ritenuto una grande mistificazione.
In seguito a questo incontro Rol approfondisce i suoi studi spirituali ed elabora una propria teoria metafisica sull'associazione tra suoni, colori e altri elementi.

Nel libro invece è riportato quest'altro episodio, sempre a Marsiglia:

Passavo davanti alla vetrina di un tabaccaio e vidi esposta una scatola contenente due mazzi di carte. La scatola era scivolata. si vedeva il dorso di un mazzo che era verde, l'altro mazzo aveva la prima carta girata e non si poteva dire di che colore fosse sul retro. Io smaniavo di saperlo, mi sembrava che fosse possibile indovinarlo. Incominciai là davanti a quella vetrina a fare tante supposizioni: rosso, grigio, blu, giallo. Possibile, mi dicevo, che non si possa conoscerlo senza guardarlo? Alla fine mi decisi, entrai e comperai la scatola. La feci incartare subito, senza girare la carta misteriosa. Era una scoperta che dovevo fare io, nella mia camera di pensione, con tutta calma.
[...] Così ripresi in mano le carte e comincia a fare delle prove, non sui dorsi perché erano solo due e c'era poco da indovinare: tenevo le carte coperte e ci passavo la mano convinto di potere così cogliere le loro radiazioni e sentire che seme e che numero c'erano di sotto.

Gli esercizi vanno avanti e lui scopre che c'è una dominante: il colore verde. E si accorge che questa vibrazione corrisponde a quella della quinta musicale, e che insieme emanano calore.
Quando a 24 anni, nel 1927, conosce Elna Resch-Knudsen, quella che poi diventerà sua moglie, dimostra di avere già le sue sorprendenti capacità, con le quali stupisce sia l'allora fidanzata che il suocero.
Insomma sembra esserci stato un percorso graduale in cui Rol ha affinato le proprie capacità, ma è solo nella maturità che queste emergeranno, o perlomeno si mostreranno, nel famoso salotto di Via Silvio Pellico (soprattutto ma non solo: andava volentieri anche a casa degli amici).

Le serate con Rol

Per capire in dettaglio cosa facesse Rol durante le serate con gli amici, dobbiamo rifarci al libro succitato del giornalista Remo Lugli. Giornalista e romanziere per la precisione; solo per il titolo verrebbe voglia di leggere: "Tarlo ci cova. Gioie, dolori, misteri del mondo dell'antiquariato".
Per prima cosa ci svela il grande mistero: come ha fatto un giornalista ad entrare nel circolo di Rol? E tra i più assidui frequentatori anche.

Io, per istino professionale, a volte toglievo di tasca un pezzo di carta e la biro per appuntarmi una data, un nome, una parola, ma lui subito mi guardava severamente: non voleva. Talvolta ho provato a posare sul tavolo, con noncuranza, un registratore, ma subito sono stato redarguito. No, niente incisioni. Temeva i giornalisti. Mi considerava amico, ma come Remo, non come il giornalista Lugli. Era prevenuto contro il giornalismo: qualche volta era stato scottato da inesattezze o esagerazioni;

Ma come si svolgevano queste serate? "Le serate si dividevano di solito in due parti: prima una chiacchierata, poi gli esperimenti. Si discuteva almeno per un'ora; ed era soprattutto Rol che impostava la conversazione affrontando un tema filosofico o di attualità".
Gli esperimenti sono poi descritti dettagliatamente in singoli paragrafi, ciascuno con la sua data e i suoi partecipanti. I partecipanti più assidui vengono elencati fin da subito: "il prof. Luigi Giordano, chirurgo, il prof. Giovanni Sesia, urologo, Aldo Provera, imprenditore commerciale, il prof. Giuseppe Ceria e il prof. Giovanni Guasta, entrambi docenti in clinica odontoiatrica, il prof. Carlo Gravosto, cattedratico e musicologo". Ma ai suoi esperimenti hanno assistito anche: "da De Gaulle ad Einstein, da Buzzati a Cocteau, da Fermi a Fellini".
Insomma direi che non erano proprio un pubblico di scarsa cultura e facile impressionabilità.
Non starò ad elencare tutti gli esperimenti, ma si va da apporti (comparsa di un oggetto che non c'era), a scrittura automatica, a quadri apparsi su di un foglio bianco. Le carte erano sempre presenti, mai toccate direttamente da Rol, ma usate spesso per decidere in che direzione andare. La maggior parte degli oggetti, dei dipinti o degli scritti che si materializzavano Rol chiedeva di distruggerli, ma qualcosa è rimasto e ci sono le foto nel libro.

I detrattori

Provo una grande comprensione per l'atteggiamento di Rol: accettare solo persone "amiche", non voler lasciar tracce, non voler esporsi ai media (sì, qualche intervista c'è, ma è poca roba), non voler compensi per sé, non voler sottomettersi a verifiche scientifiche. Tutto questo, anche istintivamente, lo capisco perfettamente.
Quello che non capisco e non giustifico è l'atteggiamento di altri nei suoi confronti. In particolare di due signori: Piero Angela e Silvan.

Piero Angela era un divulgatore scientifico che da sempre ha fatto parte del CICAP, Comitato Italiano Controllo Affermazioni sul Paranormale (laddove in italiano la parola "controllo" può avere sia significato di "verifica", che di "gestione"). Ora che il CICAP si erga a baluardo contro le frodi intervenendo a smascherare presunti maghi che truffano la gente, chiedendo soldi e nei casi peggiori anche prestazioni sessuali, può starci. Che intervenga per evitare che persone a bassa scolarizzazione si facciano turlupinare dal furbetto di turno con trucchi da prestigiatore, può essere accettabile. Ma Rol non ha mai chiesto niente per sé (spesso fuori dalle sedute si è speso per poveri, barboni ed emarginati), e ha sempre specificato che se lo avesse fatto le sue capacità sarebbero scomparse. Non ha fondato una setta (era cattolico), non si è messo a fare il guru, insomma non ha fatto nulla per cui si potesse dire "togliamo questi poveretti dall'influenza di quest'imbroglione".
Ma soprattutto "questi poveretti" erano tutte persone ad alta scolarizzazione (molti medici) e in particolare Federico Fellini, quattro volte premio Oscar "considerato uno dei maggiori registi della storia del cinema", penso che se ne intendesse anche professionalmente di come si può ingannare il pubblico. La definizione del titolo, "l'uomo più sconcertante che io abbia conosciuto", è sua: Fellini teneva in altissima considerazione i consigli di Rol, al punto di decidere di non girare un film, "Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet", su suo consiglio, più un'oracolo che un consiglio.

Quindi proprio non capisco l'atteggiamento provocatorio di Piero Angela che lo aveva invitato più volte a rifare gli esperimenti in un ambiente controllato. Perché mai avrebbe dovuto farlo? A lui interessava solo fare partecipi i suoi amici, e in quella lettera che nel libro viene citata come "testamento spirituale" si lamenta del fatto che questi partecipanti si sono appassionati agli esperimenti, ma non sono riusciti ad andare oltre. Se avesse dovuto rifarli per un pubblico ben più vasto, innanzitutto non gli sarebbero riusciti perché come diceva sempre bisognava creare un certo clima, un certo equilibrio, ma poi a maggior ragione per la maggior parte della gente sarebbe stato solo un fenomeno da baraccone. Insomma se come dice lui nel "testamento spirituale" non aveva funzionato per i suoi amici, persone selezionate, figurarsi per il classico pubblico televisivo.

Analogo discorso, ma forse un po' più buffo, si può fare con Silvan, il famoso prestigiatore anch'egli del CICAP, che lo ha apertamente sfidato ad un duello di magia. Per Silvan, Rol era solo un abile prestigiatore che poteva essere smascherato ed emulato nei trucchi. Siamo nella stessa situazione di molti film western dove il pistolero che si vanta di essere "il più veloce del West", scopre che girano voci su uno più bravo e quindi lo sfida apertamente.
Questa sindrome del pistolero sarebbe anche buffa se non fosse stata fatta con una certa arroganza.

Il prestigiatore Tony Binarelli (a me più simpatico di Silvan) evidentemente ha mostrato un po' più di umiltà, o semplicemente meno preconcetti, meno ostilità, ed è stato ammesso una volta tra gli ospiti di Rol: "Il prestigiatore Tony Binarelli, così come due prestigiatori dilettanti, Carlo Buffa di Perrero e Giuseppe Vercelli, che avevano assistito agli esperimenti a casa di Rol, hanno affermato di non aver riscontrato alcun trucco a loro noto". Non lo so se tra Silvan e Tony Binarelli "il pistolero più veloce" è Silvan, però alla voce Premi per Tony Binarelli trovo: "FISM (campionati mondiali di magia) - Baden-Baden 1967 2ª posizione Close up card - Amsterdam 1970 2ª posizione Close up card / Congressi CMI - Bologna 1960 – 5º Congresso Magico Nazionale – 3º Cartomagia". Non me ne intendo, ma non mi si venga a dire che era l'ultimo arrivato in fatto di illusionismo!
Forse la parola fine potrebbe dirla

il noto illusionista Alexander, nome d'arte di Elio De Grandi, che ha conosciuto Rol (e che come Rol pur in decenni diversi fu allievo dei Gesuiti dell'Istituto Sociale di Torino), sostiene che "se le condizioni riferite da decine di testimoni sono proprio quelle" (ovvero, Rol non toccava le carte), "allora nessun prestigiatore sarebbe in grado di riprodurre gli esperimenti di Rol", almeno per quanto attiene alle carte; e afferma inoltre di aver vissuto in prima persona un fenomeno di chiaroveggenza legato a Rol.

Personalmente non mi pronuncio, non ho potuto assistere, sia per ragioni anagrafiche, sia perché probabilmente non sarei stato ammesso, ma la sensazione che i poteri di Rol fossero autentici è molto forte, sia per la qualità e quantità dei testimoni, sia per le motivazioni e la discrezione sua personale, quel rifiuto alla verifica che i detrattori considerano la prova certa di imbroglio, e che io invece considero una prova di genuinità.

La filosofia

Rol era per sua stessa ammissione cattolico, devoto e praticante, aveva però una teoria non propriamente ortodossa su quel che succede dopo la morte. Lugli lo definisce animismo antropocentrico: tutto ruota attorno e per l'uomo, che è al centro della creazione, ma tutto ciò che c'è nel creato ha un proprio spirito ("tutto è vivo, anche la materia, e tutto ha un suo spirito") e tutto è regolato da una legge di armonia. Quando un uomo muore l'anima ritorna a Dio, ma lo "spirito intelligente" resta in qualche modo sulla terra.
Questo spiegherebbe i vari spiriti con cui comunicava, ad esempio il molto citato pittore François-Auguste Ravier che aveva fornito diversi apporti sotto forma di dipinti.

Ogni cosa ha il proprio spirito le cui caratteristiche stanno in funzione della cosa stessa. Quello dell'uomo però è uno "spirito intelligente" perché l'uomo sovrasta ed è in grado, per quanto lo riguarda, di regolare, se non di dominare, gli istinti che sospingono incessantemente tutto ciò che esiste e si forma. Questa prerogativa dell'uomo è sublime e tale la riconosce nel preciso istante che egli la percepisce. Ho definito "coscienza sublime" ogni impegno volto a raggiungere, seppure attraverso la materia, dimensioni fuori dalla consuetudine.

Nel momento in cui acquisì questa coscienza sublime, nel momento in cui capì di avere delle capacità superiori alla media, arrivò improvvisa un'altra illuminazione che lo fece pensare molto: a Parigi un signore gli aveva chiesto l'ora, lui aveva mostrato l'orologio ma l'altro aveva ripetuto la domanda. Era cieco. "Mi sentii di colpo invaso da una grande tristezza. A cosa servivano tutti quei miei poteri? In un attimo era crollato tutto: non ero capace di restituire la vista a quel pover'uomo."
Dopo quest'episodio si ritirò in convento. Dopo tre mesi lo tirò fuori sua madre dicendogli che avrebbe potuto usare i suoi poteri per fare del bene al prossimo.
Questa cosa non è mai stata veramente capita da tutti quelli che, nemici ma anche amici, hanno sempre insistito per fargli fare una prova in ambiente controllato, sotto verifica, per "dimostrare" che era tutto vero.
Ma come diceva Fort: "non si può dimostrare niente, perché non c'è niente da dimostrare".

Nel corso della mia vita e attraverso le infinite esperienze vissute con molto travaglio, ho raggiunto la consapevolezza che Dio crea il nostro spirito, senza però estrinsecarlo. Siamo noi stessi che dobbiamo realizzarlo accettando la prova severa della vita, le sofferenze, i dolori, la morte; ma lo facciamo con gioia sapendo che realizziamo il disegno di Dio. E alla fine, chiusi gli occhi, saremo noi stessi, per primi, a giudicarci: "Siamo o meno idonei di adire all'eternità?"

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